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La Notizia

Soldati israeliani in vacanza in Sardegna: lo Stato tace, la polizia li scorta. Ma la Regione aveva già detto basta

Il 28 maggio 2026, all’aeroporto di Cagliari-Elmas, sono atterrati quattro voli della compagnia El Al partiti da Tel Aviv. Ad accoglierli, riferiscono i media locali, unità cinofile, artificieri, agenti in borghese e poliziotti armati. I passeggeri sono saliti su pullman e hanno raggiunto il Forte Hotel Village di Santa Margherita di Pula, in Sardegna, resort a cinque stelle una trentina di chilometri a sud di Cagliari, dove la direzione aveva già preparato il cordone di sicurezza. Un centinaio di famiglie. Per i gruppi sardi che si battono per la Palestina, riservisti dell’esercito israeliano in villeggiatura dopo i mesi a Gaza.

La questura di Cagliari ha disposto percorsi protetti, giubbotti antiproiettile, artificieri. L’addetta stampa, interpellata dal Fatto Quotidiano, ha parlato di “un dispositivo di sicurezza normale quando si attendono voli sensibili”, e ha aggiunto che, per quanto risulta, si tratta di “turisti con le loro famiglie”. Il 1° giugno la scena si è ripetuta ad Alghero, allo scalo Riviera del Corallo: oltre cento cittadini israeliani, tre bus, gli agenti della Digos a fare da scorta. Nei giorni successivi, denunciano gli attivisti, gli arrivi sono proseguiti al ritmo di due o tre voli a settimana. Un arrivo che, denunciano i comitati, sarebbe stato tenuto riservato persino agli operatori aeroportuali.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 4 giugno 2026.

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