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bancarotta

Criminalità economica

A proposito di spending review, le parole di Francesco Greco:

Nuove norme per battere i criminali economici quelli che possono non lasciare tracce perché mancano gli strumenti giuridici per inseguirli e catturarli. “La criminalità economica sta strangolando l’Italia”riflette il procuratore aggiunto alla Procura di Milano, Francesco Greco, nel corso della presentazione del Protocollo Quadro Nazionale tra ministero dell’Interno ed Enel, che ricorda come l’Italia non abbia un il reato di autoriciclaggio: un’assenza dal codice penale che il nostro paese divide con “Cina e Tanzania, e non è un caso, non ce l’hanno, ce l’ha anche ilVaticano”.  Per Greco è impossibile andare avanti così”. L’aumento della criminalità economica, rileva l’ex pm di Mani Pulite, “è impressionante mediamente del 35% con punte del 400% per i reati fiscali e di bancarotta”.

Del resto sono si può dimenticare e il responsabile del dipartimento che persegue i reati finanziari non lo fa “i 60 miliardi di danni dovuti alla corruzione”, i soldi portati all’estero, l’evasione fiscale, “tutte risorse sottratte alla crescita”. Un ragionamento che porta il magistrato ad argomentare che “la criminalità economica è il problema principale della crescita zero in Italia”. E per combattere questa piovra bisogna reintrodurre il reato di falso in bilancio. “Si tratta di una cartina al tornasole della volontà di combattere la criminalità economica – osserva il pubblico ministero – .Penso che il falso in bilancio, che è stato abolito nel 2002, sia una norma cardine e che non ci possiamo permettere di non avere. I problemi del falso in bilancio e dei fondi neri –  spiega – sono problemi strutturali in Italia e qualche riflessione andrebbe fatta e il Parlamento dovrebbe adottare una normativa più seria ma non mi sembra ancora il tempo”. Altro punto sul quale lavorare, soprattutto per le imprese che danno lavori in subappalto, è “l’obbligatorietà della tracciabilità dei pagamenti”.

La commissione d’inchiesta sul San Raffaele (nonostante Formigoni)

SAN RAFFAELE: FORMIGONI SBAGLIA. SU COMMISSIONE D’INCHIESTA DECIDE IL CONSIGLIO. DA LUNEDÌ VIA ALL’ITER

“Da tre giorni stiamo chiedendo il necessario chiarimento da parte di Formigoni sui rapporti intercorsi tra Regione Lombardia e l’intermediario del San Raffaele fermato per bancarotta fraudolenta aggravata.

Oggi il Presidente ha rotto il silenzio. Ma lo ha fatto nel peggior modo possibile. Negando a priori relazioni ben raccontate, invece, dalle cronache di questi giorni. E soprattutto tentando di mettere a tacere il Consiglio, con toni velatamente minacciosi contro la nostra proposta di istituire urgentemente una commissione di inchiesta.

Non saranno le sue parole inopportune a fermarci. Il lavoro della commissione, come è ovvio e come è sempre in casi analoghi, sarebbe tutt’altro da quello della magistratura, non lo sostituirebbe, né intralcerebbe. Perché un conto è l’iter giudiziario, che fa separatamente il suo corso. Mentre noi ci occupiamo di accertare responsabilità politiche.

E di fronte a quanto sta emergendo crediamo sia doveroso per il Consiglio verificare l’utilizzo e le rendicontazioni degli ingenti contributi versati negli anni dalla Regione al San Raffaele. Per questo da lunedì saremo impegnati a portare avanti con le altre forze di opposizione l’istanza formale per istituire la commissione.

Nel frattempo il presidente Formigoni, anziché dare consigli non richiesti e non graditi su questioni che sono di esclusiva competenza consiliare, pensi a fornire spiegazioni argomentate sulla natura dei rapporti con Daccò”.

Milano, 18 novembre 2011

San Raffaele e i fondi (pubblici) regionali

SCANDALO SAN RAFFAELE: REGIONE FACCIA CHIAREZZA SUI FONDI EROGATI

Dichiarazione di Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi, consiglieri regionali di Sinistra Ecologia Libertà

“Siamo molto preoccupati per la bufera giudiziaria che si sta scatenando sul San Raffaele.

Ancora una volta la sanità lombarda si ritrova nel pieno di uno scandalo, con perquisizioni, indagati, la sottrazione illegale di milioni di euro.

E Regione Lombardia non può chiamarsi fuori. Per anni, ha sostenuto finanziariamente questa struttura ospedaliera d’eccellenza, che vanta un importante patrimonio professionale, di pratica clinica e di ricerca. E che però si è ritrovata sul lastrico.

Sarà l’indagine della magistratura a chiarire come tutto ciò sia accaduto. Ma riteniamo non possa mancare un’assunzione di responsabilità politica rispetto a dove siano finiti e in che modo siano stati utilizzati i soldi dei cittadini lombardi.

Anche perché inquieta non poco il fatto che Pierangelo Daccò, fermato ieri con l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta aggravata, sia descritto come uomo di grande potere della sanità in Lombardia, senza incarichi ufficiali ma con un ruolo di collegamento tra il San Raffaele e il Pirellone, vicino a Cl e amico del presidente Formigoni. Il quale, a questo punto, avrà pur qualcosa da dire.

Già all’inizio della vicenda fallimento avevamo sollecitato chiarimenti sui fondi versati dalla Regione. Un’operazione trasparenza finora negata che oggi diventa ancor più urgente e irrinunciabile”.