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Su #renzirisponde

renzinapoli

Se ne sta scrivendo un po’ dappertutto oggi. E tra le tante cose vale la pena leggere due pezzi due, secondo me: c’è questo articolo di Adriano biondi che prova a verificare se e quanto tutto quello che è stato detto corrisponda al vero e c’è Galatea che fa una riflessione sulla disintermediazione qui. E, volendo, c’è la disintermediazione che non sta funzionando benissimo a Napoli, ecco. Qui.

Mi ricordo

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Andrea Cardoni sta raccogliendo i ‘mi ricordo’ improvvisati che riesce a trovare in giro per il Paese. Una memoria condivisa e digitalizzata che è diventata un tumblr, una pagina Facebook e uno spazio su Medium. Il progetto nasce da una bella frase d Paul Aster che dice ”

«Fermatevi per un momento o due, date modo alla vostra mente di aprirsi, e inevitabilmente ricorderete, con una chiarezza e una specificità che vi stupirà».

Qui c’è il mio piccolo e breve contributo, sul tempo in cui all’oratorio si “facevano le squadre” prima della partita:

I comunisti che taggano i bambini

1560690_775679985779049_263809100_nNon so se avete avuto modo di leggere la policy a cui si devono attenere gli iscritti del Partito Comunista. Qui siamo oltre alla satira:

La natura dei social-network spinge oggettivamente all’indivividualismo e alle peggiori performance di protagonismo. Serve quindi regolamentare il loro uso, seguendo le ispirazioni della dottrina leninista dell’organizzazione. Le discussioni  politiche vanno fatte dentro le strutture del Partito. I pareri e le elaborazioni dei singoli compagni andranno ad arricchire la linea elaborata collettivamente. Queste le regole votate all’unanimità al CC del 6 maggio 2015.

*E’ fatto assoluto divieto a ogni iscritto al Partito (tanto più se dirigente) a fare considerazioni e analisi politiche generali autonome.

*Queste spettano solo all’account nazionale, a quello del segretario generale, a quello del Ful e del Fronte della Gioventu’ Comunista.

*E’ inoltre vietato ‘taggare’ altri membri del Partito sempre su questioni politiche, storiche, filosofiche e culturali.

*E’ invece auspicabile che i membri del Partito e del CC promuovano, condividano e tagghino i post degli organi nazionali.

*E’ fatto assoluto divieto ad usare bandiere o simboli del Partito nell’immagine del proprio account personale. Le bandiere ed i simboli del Partito sono esclusivamente rappresentate negli account di Partito ad ogni livello (da quello centrale sino a quello di cellula).

*Le stesse modalità di comportamento spettano, a cascata, per i militanti e dirigenti a livello regionale e di federazione.

*Tutti gli account di Partito (da quelli regionali a quelli della singola cellula) devono comunicare riservatamente alla Direzione Centrale (nella persona del Coordinatore) la password.

*La pubblicazione di fotografie e filmati di manifestazioni del Partito devono esser improntate alla massima efficacia propagandistica e consapevolezza politica dell’evento.

*Qualunque violazione verra’ da ora in poi deferita alla CCCG.

 

Per chi suona la Campanella (del Senatore,eh)

francesco-campanellaAllora:

– Francesco Campanella è un libero cittadino e un (meno libero) senatore del Movimento 5 Stelle che disobbedisce a Grillo: vota altro in Senato rispetto agli ordini di scuderia e vota Grasso per la Presidenza del Senato.

– Viene massacrato in quelle strane assemblee online che ormai sono diventate facebook e twitter dai “suoi” elettori che non gli perdonano il tradimento (a chi?).

– Si riscatta (sempre su facebook, eh) dichiarando di avere eroicamente e stoicamente rifiutato un offerta (economica, verrebbe da intendere tra le sue righe) nientepopòdimenoche da Nichi Vendola che con una telefonata gli avrebbe offerto un rifugio e un ristoro in SEL (che, per noi qui in SEL, viene da ridere sentendo il freddo che fa…).

– Ottiene un grande giubilo dagli elettori grillini che lo ringraziano per la coerenza, il coraggio e l’integrità d’animo. E forse gli perdonano (con memoria breve) il grande tradimento con il voto a Grasso. Sta per finire nel migliore dei modi: tutti vissero felici e contenti.

Poi c’è il fulmen in clausola (niente di spaventoso, eh: il finale a sorpresa):

Vendola non ha mai telefonato a Campanella. Tutto inventato. La grande rivincita contro la partitocrazia è una scoreggina nell’universo dei bugiardi. 2.0 però, eh.

Scrittori social

Si era affacciato anche José Samarago, suscitando anche un certo clamore tra fan e detrattori, alla rete aprendo un blog che usciva dal solito sito di scrittori basicamente informativo, confezionato dall’ufficio stampa e statico al di là delle nuove pubblicazioni (e nel migliore dei casi aggiornando l’agenda). Il caderno di Samarago (qui nella sua versione italiana) ha rotto l’incantesimo e il pregiudizio dello scrittore che deve essere una figura sparente e preoccuparsi di esserci poco e bene. L’amica Michela Murgia ha un blog che riempie di opinioni sulla letteratura, sulla politica e sulle diverse quotidianità. E non solo blog: su twitter o fb sono molti gli scrittori che decidono di avere un dialogo reale che non si fermi al “mi piace” o al retweet ma che risponda e interagisca davvero.

Giorgio Fontana è scrittore e editorialista sul web e ha provato ad analizzare il ruolo “sociale” di uno scrittore stilando alcune semplici regole di base presentate al workshop “Uno scrittore deve essere social?”, tenuto l’8 settembre per il ciclo Extralab al Festival Letteratura di Mantova.

La rete è un’occasione sociale se abitata con verità e interazione. Come al mercato quando le signore ti additano perché costa troppo la tua scorta e ne viene fuori una chiaccherata sulla sicurezza e le mafie che riempi mezza mattina e lentamente si forma un’agorà politica in mezzo alle verdure: il piacere del dialogo contrapposto all’esposizione. Quando saremo tutti abbastanza alfabetizzati da riconoscere finalmente la sincerità nonostante il mezzo ci sarà da divertirsi perché non stoneranno solo i dinosauri ma a ruota i paratelivisivi disabituati al dialogo. E sarà un buon momento. Mica per la rete. Per la socialità, appunto.

Formigoni e la solidarietà indotta

Da non crederci:

Militanti del Pd e di altri partiti di sinistra, la Fiom, assessori comunali di Milano al di sopra di ogni sospetto. Su Facebook si scatena una nuova polemica che ha per (involontario?) protagonista il governatore lombardo Roberto Formigoni, nell’occhio del ciclone per la vicenda delle vicende che gli sarebbero state pagate dal faccendiere Pierangelo Daccò. Il caso è stato raccontato da Sky: su Facebook c’è un gruppo che si chiama ‘Presidente Roberto Formigoni gruppo di sostegno’, definisce Formigoni stesso “il presidente che il mondo ci invidia” e conta quasi 800 iscritti. Moltissimi, però, sono di tutt’altro schieramento politico e chiedono di essere cancellati immediatamente dal gruppo. Cosa è successo? Il gruppo è stato creato da Maurizio Foschi, addetto stampa del gruppo pdl in consiglio regionale, e grazie a un meccanismo del social network ha potuto inserire in automatico tutti i contatti della sua pagina Facebook anche del centrosinistra, essendo lui un addetto stampa). A nessuno di loro è stato chiesto il consenso. E in molti hanno protestato vivacemente sulla pagina pubblica del gruppo. Interpellato da Sky, Foschi ha spiegato candidamente: “Formigoni è il presidente di tutti come Monti e Napolitano, anche se con un ruolo istituzionale differente. Poi ognuno è libero di uscire se lo desidera” (Oriana Liso)


La montagna di merda che scivola in Facebook

La pagina si chiama ‘Ndrangheta. Gregorio Dominelli Muzzì ci scrive sopra che vorrebbe essere governato dalla ‘Ndrangheta sicuro di essere protetto e rispettato dalle altre Nazioni. Otto persone cliccano su mi piace. Giuseppe D’Agostino scrive il silenzio è il nostro forte,le nostre parole sono fatte di sguardi. Piace a sette persone. In tutto la pagina piace al momento a 349 persone. Mentre facebook e youtube cassano i video di qualche adolescente per la canzone di una major in sottofondo, mentre nelle scuole d’Italia tanti attivisti, associazioni, magistrati e volontari raccontano, studiano e mettono in guardia sul fenomeno, mentre più di qualcuno ci rimette la propria tranquillità e quella della propria famiglia in giro scodinzolano una manica di social imbecilli. E Brunetta si lamenta dei suoi diecimila meritatissimi insulti.