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Morena Terraschi su Nuovissimo testamento

un paese in cui ogni emotività è bandita, in cui ogni persona viene privata dei propri slanci fin da neonata finché piccole sacche di ribellione che man mano si fanno rivoluzione cominciano un cambiamento traumatico

Giulio Cavalli ci riporta a DF, quel paese che aveva visto arrivare sulle sue coste una spaventosa marea di corpi senza vita e che si fece fortezza e galera. Lo ritroviamo a distanza di anni, ora a DF ogni emotività è bandita. Un vaccino somministrato agli abitanti fin da neonati ne inibisce per sempre i picchi emozionali, non li elimina del tutto ma li riduce e minimizza. Il risultato è una società monocolore, in cui tutto è programmato e incasellato: neonate e neonati vengono portati via alle madri e allevati tutti insieme, man mano che crescono vengono indirizzati al mestiere più adatto, un rigido sistema gestisce promozioni e privilegi, si sposano per 5 anni all’unico scopo di avere una figlia o un figlio, hanno una cerchia ristretta di persone con cui socializzare, a 70 anni si traferiscono nelle case del riposo. Vengono govevnati da una classe dirigente che non viene vaccinata, che quindi mantiene intatte le proprie emozioni e la propria capacità di controllo e repressione. Questo sistema che dura da lunghi anni però, comincia a rilevare delle crepe, ogni tanto qualcuno (come Fausto Albini dalla cui storia inizia il romanzo) ha una crisi, un mancamento emozionale e viene ricoverato allo scopo di ricalibrare le emozioni che stanno lentamente emergendo. Ci sono però dei ribelli, persone che nascondono accuratamente il loro risveglio emozionale, che si rivolgono al mercato nero per soddisfare i propri bisogni, ribelli che ad un certo punto diventano dei veri rivoluzionari, che riescono a risvegliare DF dal suo letargo emotivo con conseguenze meravigliose e spaventose. Una distopia sorprendente, coraggiosa nel usare come espediente narrativo un vaccino come strumento di controllo (praticamente la convinzione di moltissimi complottisti), mai facile nello sviluppo della trama, assolutamente non compiacente nella conclusione. Consigliato quanto se non più del primo.

(fonte)

Pop-eye su Nuovissimo testamento: “una non distopia delle emozioni”

Nuovissimo testamento di Giulio Cavalli è un romanzo di lotta contro una realtà esasperata, anestetizzata. Ma non così distante dalla nostra.

Eleonora R.

Nuovissimo testamento è un romanzo scritto da Giulio Cavalli e pubblicato da Fandango nel febbraio 2021. Cavalli, scrittore e autore teatrale, collabora con diverse testate giornalistiche e ha pubblicato diversi libri d’inchiesta, oltre che romanzi. 

Analfabetismo emozionale

“Quel crac delle vene mentre osservava il solco tondo in spiaggia fu un dolore che non lo lasciò respirare. Era svenuto di faccia, i suoi ristretti l’avevano caricato sul sedile posteriore per avviarsi verso l’ospedale come prevede la procedura se qualcuno non risponde alle sollecitazioni esterne per più di quindici minuti.”

Nuovissimo testamento, Giulio Cavalli

Nello Stato di DF il governo ha ideato un vaccino da somministrare alla nascita ad ogni cittadino per estirpare l’empatia e le emozioni

Sono eliminati tutti gli stimoli; i colori sono soprattutto bianco e grigio nelle diverse tonalità; l’arte, la musica, i libri, i film sono vietati. Il cibo somministrato, in base alla dieta settimanale, non ha nessun sapore: si mangia per nutrirsi, non per soddisfare le proprie papille gustative. Le coppie esistono solo per fare figli e i partner sono assegnati dal governo a turnazione. 
I bambini vengono allontanati dalle madri naturali e inseriti in istituti governativi; non si sa cosa succeda agli anziani dopo aver perso la funzionalità procreativa. 

“…stavi leggendo, ma non si possono leggere libri, aveva detto lei, hai portato in casa un libro e ci hai messo tutti nei guai, no no aveva detto Andrea ora lo butto…”

ivi, Cap. 4 

Solo i governanti, che vivono in una cittadella a parte, non hanno rinunciato alle emozioni. Nel reparto ospedaliero di Disturbi affettivi si incontrano i protagonisti di questo romanzo. Ognuno di loro è lì per una ragione: chi per essere stato scoperto a leggere, chi per aver pianto, chi per essersi aggrappato a un ricordo. 
Tutti campanelli d’allarme di un risveglio emotivo. 

Ricorsi storici tra le Brigate Sentimentali e Alan Moore

[ATTENZIONE: SPOILER]

È chiaro che per i governanti di DF sia molto facile controllare e guidare un popolo che non prova desideri, ambizioni ed emozioni. Ogni cittadino segue il protocollo che lo stato ha emesso, ognuno è solo, vige l’individualismo. Esiste però un movimento sotterraneo e silenzioso che spaccia libri, musica, abiti colorati, cacao, spezie, cibo e liquori che mandano in visibilio le papille gustative, fanno nascere fiammelle di speranza e voglia di lottare per il proprio diritto a provare emozioni. 

Sono le Brigate Sentimentali alle quali si uniscono i protagonisti del romanzo prendendo parte alla lotta.

“Per questo avete provocato disperazione, per costruire emozioni bisogna averne il vocabolario mentre i cittadini di DF sono analfabeti.”

ivi, Cap. 15

Il primo attentato delle Brigate sentimentali avviene in metropolitana. 
Alcuni cittadini, travolti dalla Sinfonia n. 5 di Beethoven, resteranno interdetti dalla sua bellezza. Altri, in balia di un vortice di emozioni fuori controllo, perderanno la ragione e anche la vita: d’altronde, un mondo controllato dall’alto e in cui ognuno sa perfettamente cosa fare è confortante. 

Malinconia, di Munch (una delle tele, 1891 c.ca). Il pensiero di Kierkegaard ha influenzato molto l’artista norvegese.

Kierkegaard, filosofo danese, spiegò bene come l’uomo sia vittima della sua stessa libertà: la possibilità di scegliere pone l’uomo davanti a infinite possibilità, generando angoscia. Ecco come i cittadini di DF, non possedendo gli strumenti per riconoscere e gestire le emozioni, ne sono rimasti travolti.

Le Brigate Sentimentali escogiteranno, poi, un piano per somministrare l’antidoto al vaccino a tutti i cittadini, al fine di liberare le emozioni, sbaragliare la vecchia classe politica e dare vita a un Nuovissimo testamento. Qui inizia l’ultima battaglia a suon di democrazia. 

“…forse farsi governare è nell’animo umano più di quanto avessimo capito, ci vuole un’innaturale sconsideratezza per ambire alla libertà.”

ivi, Cap. 24

La Sinfonia n. 5 di Beethoven  ha uno stretto collegamento con il famoso fumetto (e film) V per Vendetta (Moore, 1982; McTeigue, 2005). D’altronde, Alan Moore ha utilizzato Beethoven anche nel suo Miracleman, mentre nella pellicola dedicata a gli è stato preferito Tchaikovsky, escludendo così il parallelismo tra la Quinta e il cinque in numeri romano.
Come ben sappiamo, ogni autoritarismo per reggersi deve controllare la cultura e l’arte principali nemici dell’ideologia. Infatti V userà queste due armi per risvegliare le coscienze e il libero arbitrio, proprio come le Brigate Sentimentali. 

La Quinta di Beethoven intreccia V per Vendetta e Nuovissimo testamento.

Visto che siamo in tema di riferimenti non possiamo non sentire il sapore Orwelliano tra le pagine di Nuovissimo testamento. In 1984, un classico della letteratura novecentesca, Orwell critica la società del tempo: come V per Vendetta anche qui troveremo un regime che, però, non mostrerà una speranza per il futuro nemmeno nel finale.

A proposito di conclusioni, quella di Nuovissimo testamento di Cavalli ha un sapore amaro: non tutti sono pronti ad essere liberi. L’autore non lascia via di scampo, la fiamma della speranza di rovesciare l’ordine costituito si spegne. Tutto cambia per restare uguale.

La trappola narrativa

Nuovissimo testamento è un romanzo in cui anche la struttura narrativa è perfettamente conforme alla storia. Le parole si susseguono una all’altra sulla carta come un fiume in piena, assumendo una forma ossessiva e urgente.

La punteggiatura e scarsa, pensieri e dialoghi si sovrappongono senza essere distinti con virgolette o trattini. Questo può rendere faticosa la lettura ma anche intrappolare il lettore in questo flusso di parole senza riuscire a chiudere il libro prima di essere arrivato all’ultima pagina. 

Auspicabile realtà o tremenda distopia?

Questo Romanzo potrebbe rientrare in un episodio di Black Mirror, Serie TV che ha giocato molto sulle rappresentazioni alternative della realtà. Si parte da un aspetto reale e lo si esaspera fino all’estremo; il pubblico rimane inizialmente sconcertato dall’apparente assurdità di quello che sta vedendo ma, dopo una breve riflessione, si accorge che la realtà prospettata non è così distante dalla propria.

La copertina di “The Entire History of You” (Black Mirror) immaginata da Butcher Billy.

Anche Cavalli in Nuovissimo testamento racconta una realtà estremizzata. Identificare questo romanzo come appartenente al genere “distopico” può essere ingannevole: il provare emozioni è talvolta considerato una debolezza nella società attuale, un lusso che non ci si può permettere. 
Inoltre non provare emozioni protegge dal dolore, dalla paura e dal sentire in generale: mica male, no?

Ci sono domande che sorgono spontanee durante la lettura di Nuovissimo Testamento:
Saremmo disposti a farci iniettare il vaccino per smussare le spigolosità e prediligere la più noiosa rotondità affettiva? 
Saremmo davvero propensi ad avere relazioni esclusivamente formali che non richiedano sforzo emotivo pur di calmierare il rischio di soffrire? 

Oggi provare empatia viene spesso tradotto come buonismo, assumendo quindi un significato negativo. 
È terrificante: se l’essere umano perdesse la capacità di empatizzare e di provare emozioni, allora rinuncerebbe alla sua umanità. E questa sembra essere la lezione più profonda di Cavalli e del suo Nuovissimo testamento.

ER

(l’articolo originale è qui)

Vitaminevaganti recensisce Nuovissimo testamento

(fonte)

«Se l’uomo non si riconosce tra simili non riesce a dare un nome ai propri bisogni. Un uomo che non riconosce i propri bisogni non possiede il vocabolario della democrazia. Il potere che finge di istruire e invece governa con paternalismo ha la strada spianata. Il segreto del saper bene governare sta nel rendere i cittadini bene governabili, proni, incapaci di unirsi tra loro e con il mondo esterno».

Quando un libro si lascia divorare pagina dopo pagina, difficilmente delude. È quanto mi è accaduto qualche giorno fa con la lettura di Nuovissimo testamento, recentissimo romanzo di Giulio Cavalli, pubblicato a febbraio di questo anno. Non ne consiglio banalmente la lettura. Di più. Ne consiglio l’esplorazione appassionata di ogni pagina, addentando bramosamente capitolo su capitolo.

Il libro ci riporta nell’immaginario paese di DF, già luogo protagonista di Carnaio, l’altro suo bellissimo romanzo distopico che ho recensito per vitaminevaganti (https://vitaminevaganti.com/2020/10/17/carnaio-un-romanzo-di-giulio-cavalli/). È una distopia? Se restiamo al livello di analisi del genere letterario risponderei affermativamente, ma se leggiamo questo libro con la fame che chi — come me — ha di voler vedere realizzata una società più giusta, più empatica, più accogliente e meno aberrante, come quella che spesso ci circonda, allora ci si riscopre a non leggere una storia distopica, bensì la nostra storia attuale. Come già in Carnaio, Cavalli descrive il nostro tempo in modo spietato, senza sconti, metaforico solo per chi non sa leggere la realtà. Pagine memorabili, che spiegano quanto danno provoca il potere esercitato su una popolazione narcotizzata da una narrazione unica di questa realtà, ingannata e privata dell’empatia: «Nel governo di DF avevano infatti studiato a lungo il fatto che la mancanza di empatia fosse la garanzia più solida e importante per il mantenimento del potere e del governo».

La narrazione parte dal momento in cui alcuni cittadini di DF vengono portati d’urgenza al Pronto Soccorso perché manifestano segnali strani e preoccupanti: Fausto Albini ha disegnato un cerchio sulla spiaggia con un bastone, Manlio Cuzzocrea ha pianto per giorni senza motivo, Andrea Razzone è stato scoperto mentre leggeva, Angelo Siani sogna continuamente la madre biologica che non ha mai conosciuto. Già, perché a DF non esistono sentimenti, gli abitanti sono come narcotizzati secondo un programma del governo che prevede coniuge assegnato e variabile a rotazione, bambini e bambine che vengono solo concepiti e poi, una volta nati, affidati ai Centri per l’infanzia, anziani ed anziane spariscono una volta assolto il loro ciclo produttivo, esistono poche gradazioni di colore concesse per edilizia, arredamento, abbigliamento, il governo assegna ad ogni persona casa, lavoro, dieta settimanale, pacchetto di amicizie da frequentare. A DF, inoltre, non si possono leggere libri se non quelli assegnati per lavoro, non si possono ascoltare musica e guardare opere d’arte. Fino a quando questi ammalati, che manifestano evidenti anomalie agli occhi dei medici, non cominciano a pensare che dietro al sistema esistenziale di DF ci possa essere un preciso progetto previsto dagli «algoritmi del governo», dal quale si crede non ci si possa liberare. E invece Fausto, Manlio, Andrea, Angelo, insieme alla dottoressa Anna Cordio, a Bernadetta e all’uomo che indossa una giacca di velluto, cercheranno di innescare un vero e proprio movimento di resistenza fondando le Brigate sentimentali, per difendere il loro rigurgito di empatia e andare fino in fondo nella scoperta di cosa governa davvero DF e i suoi abitanti.

Lo stile è scorrevole, la pregiata scrittura mi ha rimandato molto al flusso di coscienza di James Joyce e Virginia Woolf e ricordato le migliori pagine distopiche di José Saramago, Dori Lessing e Aldous Huxley: penso in particolare ai libri Le intermittenze della morteDiscesa all’inferno e Il mondo nuovo.

Leggete Nuovissimo testamento, fatelo leggere e diffondetelo, perché questo libro esercita la funzione di dire la verità, quella scomoda, sul nostro tempo e sulle nostre profonde ipocrisie, funzione ormai esercitata solo dai folli, dai visionari e dagli artisti, e Cavalli è magistralmente ognuno di loro.

Alla fine del viaggio della lettura, all’autore di un libro che ti entra così dentro l’anima non puoi che dire una sola parola, sperando possa ascoltare il tuo commosso sussurro: GRAZIE.

Flanerì su Nuovissimo testamento

(fonte)

In un reparto dell’ospedale dello stato di DF – il più celato e spaventoso, quello dedicato ai Disturbi affettivi – sono ricoverati alcuni pazienti. Manlio Cuzzocrea, che ha pianto per nove giorni di seguito, senza dormire né mangiare, consiglia a Fausto Albini, l’ultimo arrivato, di imparare in fretta il senso della misura, e cioè cosa gli conviene fare e cosa non fare: se vuole uscire da quel posto orribile, infatti, è bene che si comporti a modo fin da subito. Fausto è svenuto dopo aver disegnato un cerchio sulla sabbia, gesto che gli ha riportato in mente qualcosa, forse l’abbozzo di un’emozione e quindi di una colpa.

In reparto ci sono anche Andrea e Angelo, responsabili rispettivamente di aver letto dei libri e sognato la propria madre. In ognuno di loro qualche meccanismo deve essersi inceppato: il vaccino iniettato agli abitanti di DF alla nascita, che cancella sentimenti, emozioni ed empatia – e che quindi garantisce una società più ordinata, felice e produttiva –, non ha funzionato bene. Rinchiuderli, curarli, e in casi estremi condannarli, è l’unico modo per evitare uno scoppio di emotività incontrollata. È proprio tra le mura dell’ospedale, però, che si diffonderà il germe di una rivolta; rivolta che esiste ma che all’inizio i protagonisti non riusciranno a capire cosa rappresenti, se voglia di vivere, rabbia, oppure disperazione.

L’ultimo romanzo di Giulio CavalliNuovissimo testamento (Fandango Libri, 2021), è una distopia atipica. Già il titolo, con il suo esplicito richiamo alla seconda – e discordante rispetto alla prima – parte della Bibbia, rivela come il cuore del libro sia la rottura, la violenza – e la speranza – insita nel cambio di paradigma, nell’annuncio di qualcosa di totalmente nuovo. Anzi, nuovissimo: il monito del superlativo mostra che ogni rivoluzione – o rivelazione – ha bisogno ciclicamente di essere riaggiornata, o meglio ricordata, ribadita.

A DF tutto è studiato nei minimi particolari per evitare l’emergere spontaneo di emozioni: matrimoni e amicizie sono stabilite dall’alto e ruotano periodicamente, mentre i bambini vengono separati alla nascita dai genitori; le inclinazioni lavorative sono decretate dagli algoritmi del governo; la società è divisa in livelli, e avanzare di classe sembra l’unico – per quanto imposto – desiderio presente nei cittadini. Letteratura, musica, arte ovviamente sono bandite. Perfino i palazzi hanno una tonalità grigia e triste, pensata anch’essa a mo’ di anestetizzante. La prosa di Cavalli, ossessiva e a tratti volutamente meccanica, racconta con un realismo paradossale questo universo da incubo:

«Le abitazioni degli abitanti in classe cinque di DF erano tutte a due piani, tutte dipinte all’esterno di grigio quattrocentoventotto, così come i muri interni. La casa era composta da un ingresso stretto e lungo, a destra una mensola grigia quattrocentoventidue, per svuotare le tasche, a sinistra un attaccapanni per giacche e cappelli grigio quattrocentoventidue, poi un salone centrale arredato con un divano angolare nero settecentoventisette, un tavolinetto basso in plastica nero settecentoventisette, una televisione che per gli abitanti di classe cinque era di quarantanove pollici e un vaso di fiori finti con gambo verde trecentodue e petali verdi trecentosedici, colori utili al rilassamento defatigante […]».

L’utilizzo martellante delle ripetizioni, la sintassi ipotattica e la punteggiatura fluida e spesso mancante esibiscono linguisticamente la fallacia principale del progetto politico alla base di DF: una società priva di emozioni, infatti, è la più ossessiva e morbosa che si possa immaginare. La freddezza inscenata allo scopo di annullare ogni malattia possibile è in realtà una malattia essa stessa. Il merito maggiore della prosa di Cavalli è quello di agire direttamente sul contenuto, svelandolo e perfino modificandolo; la sua scrittura è debitrice di Bolaño e soprattutto di Saramago: come nei romanzi dello scrittore portoghese (si pensi in particolare a Cecità o Le intermittenze della morte), in Nuovissimo testamento a dominare è il racconto corale. La scelta di alternare costantemente personaggi e punti di vista, di raccontare la storia attraverso una sorta di voce molteplice, che si spezza però in mille direzioni, è vincente, perché amplifica e al contempo contrasta l’ossessività della lingua e della vicenda.

Nuovissimo testamento, d’altronde, è un romanzo tutto costruito sui paradossi: ogni immagine, ideologia, emozione, possiede per Cavalli un volto segreto, una possibile lettura antitetica. Quando le Brigate Sentimentali – questo il nome del gruppo rivoltoso che, partito da quell’orribile reparto di ospedale, decide di risvegliare con ogni mezzo l’empatia negli abitanti di DF – compiono un “attentato” sparando a tutto volume in metropolitana la Sinfonia 5 di Beethoven, il risultato è sconcertante: la gente, scioccata da quell’inaspettato turbinio di emozioni, quasi impazzisce; uno si cava gli occhi, altri finiscono schiacciati da un treno – c’è anche chi, però, rimane paralizzato in balia dell’estasi.

Un personaggio pieno di contraddizioni è viceversa il presidente di DF, Andrea Bussoli, inquietante rappresentazione del potere: mentre infatti il popolo conduce la sua esistenza sedato, non è così per la classe governante, che, trincerata in una cittadella, non ha affatto rinunciato alle emozioni. Eppure, nei momenti di crisi che seguono ai “focolai di empatia”, il presidente sembra ripetutamente non reggere l’ansia e la paura che sono la controparte del suo stato di privilegiato; è Bussoli stesso, in fondo, a desiderare che gli venga somministrato il vaccino, che anche lui possa smettere di “sentire”.

Dopo Carnaio, con cui era stato finalista al Premio Campiello e aveva già raccontato violenze e disumanità del presente, in Nuovissimo testamento Cavalli continua la sua straniante esplorazione narrativa dei mali della contemporaneità: in una società come la nostra, basata sulla ricerca dell’emozione a tutti i costi, la scelta dello scrittore di dipingere un mondo privo di empatia è più coraggiosa, e originale, di quanto si possa credere. Cavalli mostra infatti che il possesso della libertà comporta una grande dose di fatica, e conduce a varie contraddizioni: per essere liberi bisogna assumersi delle responsabilità, accettare anche delle brutture. Sentire, insomma, fa malissimo, ma è necessario. Il sentimentalismo spicciolo però, le emozioni usa e getta da cui siamo circondati – o meglio imprigionati, asfissiati non meno degli abitanti di DF –, non hanno niente a che spartire con le sensazioni contrastanti e complesseche assalgono i personaggi di Nuovissimo testamento una volta liberi dal giogo del vaccino. L’apatia di DF assomiglia a quella della nostra società, in superficie colma di emozioni (false e in fin dei conti sedative), ma nel profondo mostruosamente ipocrita.

Giulio Cavalli ha insomma ripreso alcuni topos della letteratura fantascientifica e distopica per poi complicarli, evitando ogni soluzione facile: la visione del mondo di Nuovissimo testamento è inquietante, a tratti spietata. Sul finale d’altronde il libro sprofonda in un pessimismo disarmante e per questo realistico; quello dello scrittore non è un semplice monito, quanto un fedele ritratto del presente. Una cronaca dei meccanismi profondi piuttosto che una mera previsione. Proprio per questo la speranza – che nel romanzo assume vari nomi: lotta, rivolta, empatia – si coglie costantemente tra una riga e l’altra; e non potrebbe essere altrimenti, perché Nuovissimo testamento è un libro politico nel senso che è vivo, che smuove il lettore, lo stimola all’azione.

(Giulio Cavalli, Nuovissimo testamento, Fandango Libri, 2021, pp. 288, euro 19, articolo di Claudio Bello)