Ucraina. La resa travestita da accordo: l’Europa applaude e scompare
Il nuovo piano per l’Ucraina arriva come un promemoria del mondo che ci aspetta: la pace è un brand, l’accordo è un ricatto, la giustizia un optional. A Kiev lo hanno ricevuto in silenzio, costretti a fingere che sia una base negoziale mentre a Washington e Mosca si spartiscono il lessico della “fine della guerra” come fosse un affare immobiliare. Lo schema ricorda qualcosa di già visto: una zona grigia calata sulle macerie, un consolidamento dei rapporti tra uomini forti che parlano la stessa lingua, quella dell’estorsione geopolitica.
Trump si presenta come mediatore, ma la sua proposta è la copia carbone delle richieste russe sin dal 2014: cessione di territori, esercito dimezzato, armi riconsegnate. A Kiev lo definiscono «piano assurdo» e «inaccettabile», ma la dipendenza dagli Stati Uniti trasforma ogni protesta in un sussurro formale. Nel frattempo Putin non parla, osserva. La morsa funziona: l’Ucraina può solo scegliere il ritmo della propria umiliazione.
Questo articolo è uscito su Left il 21 novembre 2025.
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