Volkswagen taglia, l’Italia festeggia: più autoprodotte nei primi 6 mesi 2026 rispetto all’anno precedente, cioè il peggiore da decenni
Martedì scorso, nel capannone dello stabilimento Volkswagen di Wolfsburg, più di diecimila dipendenti hanno accolto l’amministratore delegato Oliver Blume con fischi e cartelli, mentre la presidente del Comitato aziendale, Daniela Cavallo, metteva in fila i conti che lui aveva evitato di fare: i 25 mila tagli annunciati per la Germania, i 50 mila già concordati in precedenza fra Vw, Audi, Porsche e Cariad, i 40 mila appesi a quattro stabilimenti per i quali lo stesso Blume ammette che non esiste un impiego competitivo per gli anni Trenta.
Totale secondo Cavallo, 115 mila posti di lavoro. Blume ha replicato che i cinquantamila sono una grandezza teorica ricavata dai costi. Chiamare teorica una fabbrica che chiude è già una netta posizione politica, se ci pensate.
Sono in bilico Emden, Hannover, Zwickau e la fabbrica Audi di Neckarsulm, e il segretario territoriale dell’Ig Metall, Thorsten Gröger, ricorda che solo sul costo del lavoro i dipendenti versano già 1,5 miliardi di euro, e altri sacrifici sono un esercizio di memoria corta. Blume promette prospettive solide entro sei-dodici mesi, cioè entro l’estate del 2027, sempre che qualcuno resti ad aspettarle.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 28 agosto 2026.
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