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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

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Strada, la morte ti fa bello

Lacrime, lacrime di coccodrillo dappertutto. E chissà come si sarebbe incazzato Gino osservando questi politici impudichi che si atteggiano a prefiche mentre spremono lacrime artificiali dai loro profili social, mentre usano la faccia di Gino per accelerare gli algoritmi, per allinearsi al lutto in tendenza e meritarsi un trafiletto. Il giorno dopo la morte di Gino Strada l’ipocrisia fa perfino più schifo del giorno prima, ci sono tutti in prima fila, come se si fossero tolti un peso, serbando la speranza che la morte cancelli il più in fretta possibile anche la memoria, quella recente e quella passata. Perché Gino possa essere immolato a santo laico diventando un simbolo e svuotandone il senso.

Sì, perché se è vero che Strada ha dato con Emergency un contributo monumentale alla cura nelle zone di guerra è vero anche che Gino Strada ha ribadito spesso giudizi e opinioni che sono scivolate via come vento. Il Gino medico nelle zone più oscure del mondo andava benissimo ma gli occhi e la lingua di Gino sulle cose nostre erano trattati come si fa per gli ospiti indesiderati. Onorano Gino da morto, mica l’hanno ascoltato da vivo. Però, vorrebbero essere credibili. Vorrebbero essere credibili coloro che hanno insozzato il Mediterraneo più di quanto possano fare i cadaveri e che oggi lo piangono. I protagonisti dei Decreti Sicurezza e della becera propaganda sovranista: lo piange ipocrita Conte che è stato presidente del governo più apertamente inumano, lo piange ipocrita il Pd che ha spianato la strada fin dai tempi di Minniti, lo piange Draghi che però non aveva trovato il tempo di rispondergli sulla Libia, lo piange Gentiloni, lo piange Renzi, lo piange perfino Salvini. Che prega per Gino Strada dopo averlo additato come protagonista della «mangiatoia dell’immigrazione clandestina» è la fotografia perfetta del sudiciume che vorrebbe odorare d’incenso.

Questo articolo è uscito su Tag43.it il 14 agosto 2021.

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