Troppe anime, nessuna vergogna: il cortocircuito dem su Israele
Nelle ultime ore abbiamo assistito all’ennesima recita di ipocrisia interna al Partito Democratico. Quando Piero Fassino, in collegamento dalla Knesset, ha dichiarato che “Israele è una democrazia, società aperta, libera, con una dialettica democratica anche negli ultimi due anni” – il riferimento neppure troppo sottinteso alle atrocità commesse in Gaza e Cisgiordania – molti nel suo partito si sono affrettati a prendere le distanze. E tra questi Giuseppe Provenzano ha tuonato: “Non era lì per il Pd”.
Si tratta però di una dicotomia fittizia. Perché nel frattempo un gruppo di “riformisti dem”, molto attivo come guastatore interno, ha depositato un ddl contro l’antisemitismo – a prima firma Graziano Delrio – che rischia di diventare uno strumento per censurare ogni critica radicale al governo di Benjamin Netanyahu e alle politiche di Israele. Per molti se la legge passasse “chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato”.
Questo articolo è uscito su Left il 5 dicembre 2025.
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