Eccoli, gli scafisti (radical chic)
Volete sapere chi sono quelli che lucrano sull’immigrazione e che guadagnano con gli stranieri? Semplice. Semplicissimo.
Casamassima, ad esempio, paese in provincia di Bari: Domenico De Frenza sfruttava un pastore bengalese (senza permesso di soggiorno e quindi invisibile, senza diritti) facendolo lavorare 11 ore al giorno con la sontuosa paga di 1,80 euro all’ora. Un euro e ottanta centesimi ogni ora. Nessun risposo, niente ferie, nessuna assistenza medica. Niente di niente. Abitava in un container costruito assemblando le cabine di un camion, la cucina era costituita da un fornello con una bombola di gas, per i servizi igienici si serviva di un pozzo, quello usato dagli animali per abbeverarsi. Aveva provato a ribellarsi, il bengalese, ma essendo invisibile ha dovuto sottostare ai voleri del suo padrone pur di spedire un po’ di soldi a casa alla moglie e ai figli. Eccolo, lo scafista.
Oppure potete andare nelle campagne di Latina, di Fondi, di Terracina dove i Sikh da anni sono forza lavoro da stremare e sottopagare con l’accondiscendente di tutta la filiera alimentare.
Questo articolo è uscito su Left il 9 settembre 2019.
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