Esercitazione Nato, diciassette Paesi provano l’atomica sul Tirreno. E l’Italia, padrona di casa, lascia che sia Bruxelles a pronunciare la parola “nucleare”
Cinquantaquattro giorni. Tanto è rimasta consultabile la mappa dei corridoi che da oggi collegano le basi di Ghedi e Aviano al Tirreno. La mappa è stata pubblicata il 20 agosto dall’Enav, la società che gestisce il traffico aereo civile, dentro il supplemento S56/26 destinato ai piloti. Quando l’Aeronautica militare ha dovuto commentarla ha parlato di un’attività annuale e programmata, utile a “verificare procedure, coordinamento e standard di sicurezza”. L’aggettivo mancante l’ha messo la Nato: Nassima Barrows, responsabile della politica nucleare dell’Alleanza, ha spiegato all’Ansa che con Roma c’è «piena sintonia» sul fatto che Steadfast Noon sia un’esercitazione nucleare.
Fino al 20 ottobre i caccia di 17 Paesi, tre in più dell’anno scorso, provano le procedure che precedono l’impiego di una bomba atomica, caricamento compreso. Al posto delle B61-12 volano simulacri. Secondo le stime del Nuclear Weapons Ban Monitor, quelle bombe sono tra 20 e 30 ad Aviano e tra 10 e 15 a Ghedi. È la settima volta che l’Italia fa da padrona di casa, l’ultima nel 2023, e stavolta i voli si concentrano in quattro giornate. I corridoi scendono dal Friuli, dalla pianura lombarda, dalla Puglia e da Trapani fino ad attraversare la Sardegna centrale sotto i 1.800 metri, a ridosso del poligono di Salto di Quirra.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 13 ottobre 2026.
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