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Sanità pubblica, boom dei consumi intermedi: la Corte dei conti smaschera il costo del lavoro precario

C’è un numero che pesa più di molte dichiarazioni politiche. È scritto nero su bianco nella Relazione al Parlamento sul Servizio sanitario nazionale approvata il 19 gennaio dalla Corte dei conti. Nel triennio 2022-2024 la voce di spesa cresciuta più di tutte è quella dei “consumi intermedi”, con un aumento del 7,5 per cento. Nello stesso periodo, complice l’inflazione e il finanziamento fermo del Fondo sanitario deciso dal governo Meloni, la spesa sanitaria complessiva è cresciuta di circa l’1 per cento in termini reali. La distanza tra questi due dati racconta una scelta strutturale, con ricadute immediate su bilanci e corsie.

I consumi intermedi dovrebbero indicare farmaci, dispositivi, servizi. Oggi raccontano altro. In quella voce finiscono i contratti esternalizzati che tengono in piedi reparti e turni: cooperative che forniscono infermiere e infermieri, professionisti a partita Iva, medici a gettone. Personale che svolge le stesse mansioni dei dipendenti del Ssn, con salari più bassi e tutele ridotte, pagato però molto di più dalle aziende sanitarie. Un paradosso certificato dai magistrati contabili e ricostruito anche da Collettiva: si risparmia sugli organici stabili e si spende di più comprando lavoro sul mercato.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 30 gennaio 2026.

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