Piazze e proteste, evocano Mosca e la guerra ibrida ma ignorano l’Istat: ad agosto disoccupazione giovanile al 20,3%
Il ministro della Difesa ha chiuso in tre giorni un’indagine che il tribunale di Milano tiene ancora aperta. Ieri, dal palco del Defense Procurement Forum di Roma, Guido Crosetto ha spiegato che i saccheggi del 17 e del 18 ottobre sono il frutto di una «guerra ibrida» combattuta con TikTok, YouTube e i social, e ha citato due cifre: tre ragazzi su dieci in piazza e sei su dieci che approvano, per concluderne che hanno subito una «controeducazione» da qualche parte, fuori dalla famiglia e dalla scuola. Da dove arrivino le percentuali il ministro l’ha taciuto. E il «qualcuno» che combatterebbe questa guerra ibrida è rimasto senza nome, come si conviene a un sospetto che deve servire a tutto. A ruota sono arrivati gli altri, con Calenda in testa che ha la soluzione: chiudiamo TikTok.
Peccato che i fatti accertati raccontano altro. Secondo la ricostruzione del Post sabato il corteo “Italia in piazza” contro il carovita aveva portato in strada circa 5mila persone, stima della questura, domenica i portati in questura sono stati 271, di cui 220 minorenni e 60 senza cittadinanza italiana, e chi indaga descrive gruppi disaggregati che rimbalzavano gli inviti da un profilo TikTok all’altro senza un coordinamento strutturato. Il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Filice ha scritto che sulla possibile “regia organizzativa” dietro gli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre” sono in corso indagini. Nei passaggi dell’ordinanza finiti sui giornali evidentemente Mosca manca.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 21 ottobre 2026.
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