Difesa, la riunione d’emergenza convocata da Crosetto pone una domanda: chi vigila sui contratti miliardari con l’industria militare?
“Circa 130 persone” è il numero che Guido Crosetto ha scelto di inserire in un comunicato stampa apparso sulla pagina del Ministero della Difesa il 7 marzo. Non è un dato tecnico: è la misura dell’audience. Davanti a quei centotrenta rappresentanti dell’industria della difesa, il ministro ha tenuto un discorso rubricato come “riunione d’emergenza”, con la richiesta esplicita di agire “oltre i normali canoni commerciali”.
In un’economia di mercato, le aziende rispondono agli azionisti e firmano contratti con tempistiche definite. Chiedere loro di andare “oltre” significa subordinare la logica commerciale alla logica dell’urgenza statale. È di fatto la struttura di una mobilitazione industriale, decisa prima che il Parlamento sapesse.
Nove giorni prima, mentre Usa e Israele lanciavano l’operazione Epic Fury contro l’Iran, il ministro si trovava a Dubai in vacanza. Ha dovuto rientrare su un aereo militare, e in Parlamento ha dichiarato: «Avrò sbagliato come ministro, chiedo scusa». La riunione d’emergenza del 7 marzo è insieme risposta operativa alla crisi e risposta comunicativa alla polemica.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 9 marzo 2026.
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