Strage di Cutro, il processo che non… si vede: 94 morti e sei militari imputati non fanno notizia
Alle 23.03 del 25 febbraio 2023 la notizia era già arrivata. Gli uffici polacchi di Frontex comunicano alla sala operativa militare romana l’avvistamento di un barcone con “possibili migranti a bordo” a circa 40 miglia dalla costa. Alle 23.20 il comandante del Reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia, scrive in chat: “so migranti”. A bordo del caicco Summer Love ci sono oltre 180 persone. Alle 4.30 il legno si schianta sulle secche di Steccato di Cutro. Le vittime accertate sono 94, tra cui 34 minorenni.
A Crotone esiste un processo su tutto questo. Sei militari imputati di omicidio e naufragio colposi: quattro della Guardia di Finanza, due della Guardia Costiera. I giornali nazionali, per lo più, guardano altrove.
Il 7 aprile il consulente della Procura, l’ammiraglio in pensione Salvatore Carannante, ha ricostruito la catena delle omissioni. Le navi c’erano, le condizioni lo permettevano. La motovedetta V5006 era rientrata per “condizioni meteomarine avverse”: con mare forza 4 poteva navigare a circa 30 nodi. Il pattugliatore Barbarisi, se fosse partito alle 00.17, avrebbe intercettato il caicco a 6 miglia dalla costa. È partito alle 2.30 ed è tornato indietro. Quando il pm Matteo Staccini ha chiesto cosa avrebbe fatto lui, Carannante ha risposto: “Io sarei uscito”.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 20 aprile 2026.
Continua a leggere su La Notizia