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Auto cinesi, il tetto Ue lo pagano consumatori e operai: Bruxelles lo presenta come un dimezzamento, ma nel 2025 ne erano entrate meno

Chi entra oggi in una concessionaria italiana per comprare un’ibrida plug-in, quella che si ricarica alla presa e intanto tiene il motore a benzina, trova in vetrina sempre più spesso un’auto cinese. Nei primi nove mesi dell’anno più di una plug-in su quattro immatricolata in Italia è stata una Byd, secondo i dati diffusi dalla casa, e il suo modello d’ingresso, l’Atto 2 DM-i, è arrivato con un prezzo di lancio di 23.900 euro. È proprio questa la fascia di mercato che l’Europa ha deciso di razionare.

L’accordo chiuso a Pechino l’8 e 9 ottobre fra il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao fissa un tetto di 350.000 ibride l’anno importate dalla Cina, per quattro anni. Bruxelles lo presenta come un dimezzamento, perché lo confronta con le 800.000 auto che si attendevano quest’anno. Nel 2025, però, dalla Cina ne erano arrivate 302.000, meno del tetto.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 28 ottobre 2026.

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