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Politica

I temi e le news della politica in Lombardia e in Italia. L’attività politica di Giulio Cavalli in consiglio regionale della Lombardia.

Letta rischia di far rimpiangere il 18,8% di Renzi

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Primo, non dare troppo credito ai sondaggi. Nelle stanze del Partito democratico il pericolo “fascismo” è già stato rimesso nel cassetto. Non funziona come strategia elettorale, il messaggio ormai è logorato fin dai tempi del primo Berlusconi e l’allarme viene in continuazione sminuito da tutti gli avversari risultando inefficace.

Enrico Letta insiste nell’attaccare Renzi come responsabile della legge elettorale

Enrico Letta insiste nell’attaccare Renzi come responsabile della legge elettorale (mica per niente il Rosatellum prende il nome proprio dal coordinatore nazionale di Italia Viva Ettore Rosato): “Chi ha votato questa legge elettorale? Io no. Con il cerino in mano restano Rosato e Renzi nel Terzo polo che potrebbe andare con la destra. Questa legge elettorale è stata il tentativo sbagliato di Renzi di costruire una leadership a sua immagine e somiglianza. È sbagliatissimo”, ha detto ieri il segretario del Pd.

La polarizzazione Letta-Meloni non funziona

Ma all’intento del partito sono molti sono convinti (forse a ragione) che discutere di meccanismi elettorali non sia la strategia elettorale per apparire “vicini” alle esigenze dei cittadini preoccupati dall’inverno che arriva. La polarizzazione Letta-Meloni non funziona. Il M5S e il cosiddetto terzo polo (che poi sarebbe il quarto) di Renzi e Calenda continuano legittimamente a occupare la scena e il sondaggio presentato a Porta a Porta che indica il partito di Letta sotto la soglia psicologica del 20% richiede di dare una svolta.

Del resto da settimane si racconta come “disastro” quel 18,8% con cui Renzi aveva lasciato il partito e avvicinarsi sarebbe uno smacco non rimediabile. Nelle retrovie intanto scalpitano i falchi che non vedono l’ora di cucinare Letta in occasione delle prossime elezioni del segretario. Letta puntava molto su un’apertura a sinistra con Sinistra/Verdi in coalizione (e le loro candidature di Aboubakar Soumahoro e Ilaria Cucchi) e sull’ala più “sociale” rappresentata dal vicesegretario Peppe Provenzano ma Unione Popolare (che non viene quasi mai citata dagli esponenti del Pd) e il M5S sembrano funzionare da argine.

Difficile prendere voti a sinistra con Di Maio e Cottarelli. “Arriverà qualche novità nei prossimi giorni”, dicono dal Nazareno. E già il fatto che stiano cercando qualcosa di nuovo certifica che la campagna elettorale si è incagliata.

 

 

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Un salario che più minimo non c’è. Continua il bestiario elettorale

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L’Istituto Demoscopico Noto Sondaggi pubblica un sondaggio che terrorizza il Pd dato al 19,5%. Il Centrodestra (Fdi-Lega-Fi- Noi moderati) è dato al 46,7% mentre il Centrosinistra (Pd-Art1-Psi-Si-Europa verde- +Europa e Impegno civico) si ferma al 25,7%. Sicuri che funzioni l’appello di Letta al “voto utile”? Brutte notizia anche per la Lega di Salvini: Fratelli d’Italia potrebbero non solo superarla, ma addirittura doppiarla.

È quanto emerge dalle stime di voto elaborate da Demos per l’Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, pubblicate dal quotidiano veneto-friulano. Si tratta di dati-choc per il Carroccio che, se confermati, costituirebbero la premessa per una resa dei conti senza precedenti ai piani alti del partito. Secondo la stima dell’istituto diretto da Ilvo Diamanti, FdI arriverebbe al 30,5%, la Lega si fermerebbe al 14,4%.

QUELL’IRRESISTIBILE VOGLIA DI RENZI
Ventisei luglio. Incontro riservato al Four Seasons di Atene. Al tavolo il principe saudita Mohammed bin Salman – secondo la Cia mandante del brutale omicidio del giornalista Jamal Khashoggi – e un gruppo di una ventina tra capi di Stato, dall’albanese Edi Rama al montenegrino Dritan Abazović, parlamentari europei, oligarchi russi, imprenditori e giornalisti. Tra loro c’era anche il leader di Italia viva Matteo Renzi, reduce (il giorno prima) da uno dei primi incontri con Carlo Calenda in vista dell’alleanza elettorale. Lo racconta in uno scoop il quotidiano Domani. Scopo dell’incontro? Il progetto di Bin Salman di esportare verso occidente energia solare saudita. Chissà che ne dice Calenda che mentre si impegna per spingere (piuttosto goffamente) il nucleare il suo socio briga per staccare assegni ai sauditi.

L’OTTIMISMO DI OLIVIERO
Gennaro Oliviero, presidente del Consiglio regionale della Campania, non le manda a dire: “Il Pd a Caserta Sarà sotto il 10%, lo votiamo solo io e forse mia moglie”. A questo punto potrebbero già fissare una riunione per un’analisi della sconfitta.

CALENDA OSSESSIONATO
“Mi chiedono se Draghi vuole restare. Non so se Draghi vuole restare o meno, credo che se la situazione sarà inevitabile risponderà all’appello dell’Italia come ha fatto fino ad ora. Ma non so se è così rilevante questo, forse è più rilevante cominciare a votare per le persone che propongono quel metodo di governo”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, all’incontro con Confcommercio. Una campagna elettorale tutta su Draghi, forse perché si vergognano di Gelmini e compagnia. In tutto questo Draghi non ha mai fatto un cenno, se non per smontare lui stesso il mito dell’agenda Draghi. La campagna del sedicente terzo polo (che nella migliore delle ipotesi sarà il quarto) è sostanzialmente pubblicità ingannevole.

STUPIDI O STUPITI?
Lo dice benissimo il giornalista Marco Esposito: “E niente, da anni insultano i percettori del reddito di cittadinanza e oggi scoprono che chi lo percepisce voterà l’unico partito che lo difende e che ha intenzione di mantenerlo. E che quindi in alcune regioni farà il pieno. Ma sono stupiti”.

UNA DOMANDA PER IL PD
Il Pd insiste per un salario minimo non deciso dalla politica. Nota Lorenzo Zamponi, attivista di Up! Su la testa!: “Posizione ambigua al limite del misterioso. Come può un salario minimo “contrattuale” e non “legale” (quindi basato sui minimi dei Ccnl esistenti e non su una soglia fissata per legge) avere una soglia minima di 9 euro (evidentemente fissata per legge?)”. Bella domanda. Si attende una risposta.

CI SONO TRUFFE E TRUFFE
15 società hanno emesso fatture false per 1,8 miliardi di euro. Beneficiari finali della frode Auchan e Carrefour Italia. Avete sentito qualcuno lamentarsi?

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L’onda nera minaccia pure la comunità arcobaleno

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Come sono i programmi dei partiti politici che si presentano alle prossime elezioni sulle riforme per la comunità LGBTQIA+? Pd, +Europa, Sinistra Verdi, Movimento 5 Stelle e Unione Popolare hanno nel proprio programma la proposta di matrimonio egualitario tra coppie omosessuale che superi le attuali unioni civili.

Contrario ovviamente il centrodestra (e Italexit di Paragone) ma spicca la contrarietà di Renzi e Calenda (eppure è proprio Renzi a rivendicare di “avere fatto per le coppie gay più di ogni altro”) e quella della coalizione di Di Maio e Tabacci.

Solo M5S, Sinistra Verdi e +Europa concordano nell’educazione sessuale e affettive nelle scuole

Solo M5S, Sinistra Verdi e +Europa concordano nell’educazione sessuale e affettive nelle scuole. Tutti gli altri, Pd e Unione Popolare compresi, temono evidentemente la propaganda (falsa) che in questi anni si è fatta sull’inesistente “teoria gender”.

Solo M5S, + Europa e Sinistra Verdi nel proprio programma hanno inserito l’omogenitorialità, tema che in questi ultimi giorni è stato sollevato da Giorgia Meloni in risposta a un padre gay. Unione Popolare, +Europa e Sinistra Verdi hanno inserito nel proprio programma elettorale l’impegno a riformare la legge 164 del 1982 per l’identità di genere.

Sul Ddl Zan hanno preso posizione Pd, M5S, +Europa, Sinistra Verdi, Unione Popolare e perfino Renzi e Calenda dichiarandosi disponibili a votarlo nella prossima legislatura. Mentre solo Sinistra Verdi ha pensato a una legge per il divieto alle teorie riparative. Sulla tutela dei diritti intersex si sono espressi +Europa e Sinistra Verdi.

Contro i matrimoni gay Renzi e Calenda giocano con i sovranisti

Secondo un’analisi del sito gay.it è la coalizione di Fratoianni e Bonelli (e Possibile) che nel proprio programma ha compreso un maggior ventaglio di diritti, seguita da +Europa, Unione Popolare, Movimento Cinque Stelle e solo per la legge contro l’omotransfobia il cosiddetto terzo polo di Renzi e Calenda.

Poi ci sono i numeri della realtà, con la coalizione di centrodestra che ha espresso invece sempre una forte contrarietà a qualsiasi allargamento dei diritti. Nella comunità LGBTQIA+ sono in molti a temere che si possa assistere alla compressione di quelli già esistenti se non addirittura alla cancellazione.

Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che su questi temi non nascondono la loro vicinanza con l’oscurantismo di Viktor Orbán, potrebbe riservare pessime sorprese.

Leggi anche: “Conquiste civili sotto attacco. Il Paese corre un grave rischio”. Lo scrittore Simone Alliva: dal Pd pessima campagna elettorale. “Fratelli d’Italia e Lega fomentano l’intolleranza”

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Altro che gas, si razioni Cingolani. Continua il Bestiario elettorale

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La legge elettorale che fa schifo a tutti, il ministero della banalità energetica e Calenda tradotto. Eccoci al nostro bestiario elettorale.

IL ROSALETTUM

“Ha ragione Meloni”, quando dice che il Rosatellum lo impose il Pd: “Fu Renzi che lo impose, pensando a se stesso, pensando di prendersi il 70 per cento del Parlamento, poi è andata come è andata”. Lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, a Rtl102.5. Come già dicevamo ieri alla fine sembra che questo Rosatellum non l’abbia mai votato nessuno, quando in realtà non lo votarono solo Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle. Qualcuno potrebbe fare notare a Letta che il Pd ha avuto tutto il tempo, al governo, per fare una nuova legge elettorale. Qualcuno potrebbe far notare a questi che la riduzione dei parlamentari senza il contrappeso di una nuova legge elettorale è tutta farina del loro sacco. Ma che fatica…

DI MAIO CONTRO PUTIN
“I russi devono sospendere le ingerenze nella campagna elettorale italiana”, dice Di Maio, non si capisce bene a chi. Forse ora Putin batterà in ritirata per le terribili parole del ministro? Ma dai. In compenso Di Maio insiste anche nel dire che “noi possiamo arrivare fino al 6%. Nei prossimi giorni tante persone che ascolteranno le proposte politiche decideranno per chi votare. Io giro l’Italia e vedo che la gente ci vuole dare fiducia”. È evidente che abbia perso il senso delle proporzioni, un po’ in tutto.

BANALITÀ ENERGETICA
Ieri su La Stampa Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, centro di ricerca indipendente specializzato su energia e ambiente scrive la sua sul “piumano Cingolani” esaltato (ovviamente) da quasi tutti. Secondo Tabarelli, le ultime disposizioni del governo circa i risparmi negli edifici della pubblica amministrazione o nei condomini, nella migliore delle ipotesi, ci porteranno un risparmio non superiore a 3 miliardi di metri cubi su base annuale, contro le stime “ottimistiche” del governo cha parlano di 5,3 miliardi: “Il confine fra risparmio energetico e povertà energetica è grigio, in particolare in Italia, un paese che si sta impoverendo dalla crisi dal 2008, perché il suo Pil non cresce più”, scrive.

Dunque – avverte l’esperto – per questo inverno il rischio è il razionamento, e da qui la recessione, soprattutto se la Russia dovesse chiudere del tutto i rubinetti. Il solito Cingolani insomma, che si affida al gran cuore dei cittadini con un portafoglio sempre più piccolo. (Il titolo geniale è di Francesco Lenzi).

I TERRITORI
Il direttore delle news di Radio Capital Edoardo Buffoni ha messo in fila tutti i candidati in territori non loro: Elisabetta Casellati, dal Veneto alla Basilicata; Anna Maria Bernini, da Bologna al Veneto; Claudio Lotito, da Roma al Molise; Stefania Craxi, da Milano a Marsala; Bobo Craxi, da Milano a Palermo; Angelo Bonelli, da Roma a Imola; Roberto Speranza, dalla Basilicata a Napoli; Vincenzo Amendola, da Napoli alla Basilicata; Dario Franceschini, da Ferrara a Napoli; Ilaria Cucchi, da Roma a Firenze; Beatrice Lorenzin, da Roma a Verona; Laura Boldrini, da Macerata alla Toscana; Maria Elena Boschi, dalla Toscana alla Calabria; Stefano Patuanelli, da Trieste alla Campania; Vittoria Baldino, dal Lazio alla Calabria. A proposito della legge elettorale che doveva premiare la fedeltà ai territori. Ce ne vuole per affezionarsi a questa politica…

CARLO & GIORGIA
“Noi al governo con Meloni? Non esiste, le ho solo dato un consiglio. Ho detto che se fossi Meloni farei esperienza in un governo di larga coalizione, per imparare a fare il ministro. Era un consiglio, mica ho detto che volevo andare al governo con lei”, dice Calenda. Tradotto: le ho solo consigliato di fare un governo con noi. Irredimibile.

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Lo stop all’invio di armi in Ucraina è sparito dal programma di Verdi e Sinistra italiana

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La polemica circola sui social: il programma di Sinistra Italiana-Verdi depositato e firmato per presentarsi alle elezioni è diverso da quello che la coalizione presenta sul sito. La differenza più eclatante sarebbe l’invio di armi in Ucraina.

Il blocco immediato all’invio di armi in Ucraina è menzionato solo sul sito di Verdi e Sinistra italiana. Ma non c’è traccia nel programma depositato

“Un quesito sul programma di @SI_sinistra e @europaverde_it. Nella versione online sul sito dei rossoverdi si parla di stop immediato all’invio di armi all’Ucraina. In quella depositata e firmata quella riga pare manchi. Perché @NFratoianni, @AngeloBonelli1, @EleonoraEvi? Grazie”, scrive il giornalista Leonardo Filippi.

In effetti a proposito della guerra in Ucraina sul sito della coalizione si legge: “Viviamo in un mondo in continuo e costante riarmo, con sanguinosi conflitti attivi e numerosi fronti emergenti, con una guerra alle porte dell’Europa, frutto dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo.

In questo quadro l’impegno dell’Italia e dell’Europa per la pace e la sicurezza globale deve partire dal ripristino del dialogo multilaterale e da una spinta verso il disarmo globale. Va interrotto subito l’invio di armi in Ucraina e riaperta la strada del confronto diplomatico con determinazione e convinzione, prima che sia troppo tardi”.

Nel programma depositato al Viminale non si fa cenno alla questione. I nervi a fior di pelle in piena campagna elettorale soffiano sulle reazioni. Qualcuno scrive che “la stampante aveva purtroppo finito l’inchiostro proprio in quel punto”, qualcuno scrive “perché hanno la faccia come quella parte del corpo che si appoggia sulla poltrona”.

Su Twitter l’account Collettivo Inconscio sembra non avere dubbi: “La domanda è retorica: la risposta è che in cambio della poltrona cade qualunque riferimento a fermare la guerra, nel patto con il Pd. Rimane però (per i gonzi che voteranno questi personaggi) nel sito online”.

La discrepanza finisce perfino nelle chat dei partiti avversari (soprattutto a sinistra), indecisi se usare la polemica. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, raggiunto al telefono spegna la diatriba: “La spiegazione è semplicissima: la legge stabilisce un termine per depositare il programma mentre sul sito il nostro programma è in continuo aggiornamento”, spiega.

Il segretario di Sinistra Italiana non accetta i dubbi sulla sua posizione per la guerra in Ucraina: “Noi siamo ovviamente per lo stop dell’invio di armi. Su queso tema c’è poco da giocare: siamo gli unici che hanno votato coerentemente in Parlamento. Parlano per noi i nostri voti. è del tutto evidente che il nostro programma si evolve, viene aggiornato. Mi occuperei piuttosto del programma di Fratelli d’Italia che all’improvviso era scomparso”.

E come risposta a chi dubita della coerenza del partito Fratoianni ricorda “un elemento al di sopra ogni polemica: il tabulato dei nostri voti in questa legislatura. Cosa abbiamo votato sulla guerra ma anche i nostri voti sugli accordi con la Libia”. “Sarebbe curioso – dice Fratoianni – piuttosto vedere come hanno votato alcuni ex grillini che ora sono candidati con Unione Popolare”.

Di “semplici aggiunte” parla anche il leader di Verdi Europei Angelo Bonelli che racconta come le “elezioni anticipate abbiano imposto un’accelerazione per cui non siamo stati in grado di fare tutto. Ci siamo dovuti arrangiare con il tempo a disposizione”.

“È una polemica strumentale e stupida: un conto è se non avessimo fatto integrazioni, questo lo capirei. Il programma sul nostro sito ha diverse integrazione anche in tema di agricoltura e welfare”. Bonelli sottolinea come il veleno di questa campagna elettorale arrivi soprattutto da sinistra: “capisco discutere dei contenuti ma gli attacchi personali e strumentali proprio non li capisco”.

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Tutto quello che stiamo concedendo a Giorgia Meloni

Per fortuna esistono media come Pagella Politica che si assumono la bega di andare a spulciare il passato, roba che qui da noi risulta indelicata e maleducata – chissà perché – in campagna elettorale. Così abbiamo l’opportunità di riscoprire comodamente che Giorgia Meloni contro le sanzioni alla Russia lo era fin dal 2014, quando dichiarava in Parlamento che quelle sanzioni fossero «inutili e masochiste» perché massacravano il mercato italiano. Perché conta ricordarlo? Perché una frotta di giornalisti inginocchiati (quelli che amano il potere, da qualsiasi parte provenga) oggi è impegnata a dipingere Meloni come la statista responsabile che sgrida Salvini e invece dicevano le stesse identiche cose.

Possiamo comodamente ricordarci quindi che il programma di Fratelli d’Italia per le elezioni europee del 2014 ci diceva che «l’euro e le sue regole si sono purtroppo rivelati un fattore di disgregazione dell’unità europea» e proponeva lo «scioglimento concordato e controllato dell’eurozona». Anche in questo caso lei e Salvini pari sono: accarezzano gli estremismi sperando (e spesso riuscendo) di potere incamerare i voti fingendo poi di normalizzare le posizioni. È un atteggiamento che non ha nulla a che vedere con la politica “matura” che leggiamo in giro. Anche in questo caso – vale la pena sottolinearlo – nessuno ha chiesto a Giorgia Meloni il perché di questa inversione a U, nessuno ha chiesto spiegazioni. Il voltafaccia le è concesso da una stampa collaborazionista anche con i politici più reazionari.

Ha dell’incredibile il fumus intorno all’irruzione sul palco di un attivista Lgbtqia+ salito a sorpresa sul palco durante un comizio di Giorgia Meloni a Cagliari: la leader di Fratelli d’Italia è riuscita a fare la figura della “progressista”. Giorgia Meloni si è opposta alle unioni civili con tutte le sue forze, declama lo slogan della “famiglia tradizionale” evidentemente contro le coppie gay (essendo lei non sposata è evidente che quello sia il suo obiettivo). Eppure Giorgia Meloni è riuscita a uscirne ancora più convincente per l’elettorato medio. Un trionfo di ipocrisia.

Potremmo (e dovremmo) anche ricordarci di Giorgia Meloni che è tutt’altro che “una responsabile energetica” (qui diventano responsabili e seri tutti quelli che sostengono una certa idea). Giorgia Meloni che oggi parla di “ideologia ambientalista” era la stessa che spingeva il referendum contro le trivelle. «Un referendum molto importante per la qualità del nostro ambiente e la difesa del nostro mare», diceva placida nel 2016.

Giorgia Meloni usa la stessa strategia di certo populismo di destra: passa una vita a votare “contro” e a assumere posizioni al limite del complotto per moderarsi improvvisamente nel tentativo di ricostruirsi una credibilità di cui non si è mai preoccupata. E noi, incredibile, glielo permettiamo e ci caschiamo.

Buon giovedì.

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Siamo al paradosso… di Polito. Bestiario elettorale senza freni

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Insieme per il Futuro (il partitino di Luigi Di Maio) perde pezzi prima di iniziare. Divergenze politiche? Figurarsi. Si tratta di posizioni non buone in lista. Il deputato Antonio Lombardo lascia il gruppo di Di Maio per confluire nel gruppo misto. Avrebbe contribuito alla scelta di lasciare il partito la sua candidatura sfavorevole nel quarto posto del Proporzionale Camera Sicilia 2-P02. Pensava che fosse il suo, di futuro.

REDDITO SENZA CITTADINANZA
Scrive Matteo Renzi, leader di Italia Viva: “Il reddito di cittadinanza raccontato ai ragazzi. La destra difende il reddito che ha votato con Salvini, la sinistra difende il reddito che ha votato con Di Maio, i 5S difendono il reddito che hanno votato con Conte. Gli unici seri su questo siamo noi #ItaliaSulSerio #Calenda”. Ma davvero? Per niente. Anche Italia viva ha votato misure a favore del reddito di cittadinanza. Per esempio, la legge di Bilancio per il 2021, approvata dal governo Conte II a dicembre 2020, ha aumentato i finanziamenti alla misura.

Italia viva, cioè Renzi, faceva parte di quel governo. A proposito, il programma di Renzi/Calenda non propone di eliminare il Reddito di cittadinanza (come viene ripetuto tutti i giorni) ma di “consentire concretamente alle agenzie private di trovare lavoro ai percettori del reddito”.

IL PARADOSSO DI ANTONIO POLITO
Lo spiega su Twitter il giornalista Simone Fontana: “Definiremo ‘paradosso di Antonio Polito’ quella particolare illusione ottica che fa sembrare Giorgia Meloni in costante movimento verso il centro moderato, quando invece è il racconto giornalistico a galoppare provvidenzialmente verso destra”. Una sintesi perfetta. Anche se sembra il paradosso di quasi tutta la stampa italiana.

UN SEGGIO VAL BENE UNA PROMESSA
Il sito Pagella Politica ha analizzato i programmi elettorali dei partiti. Tenetevi forte. Scrivono: “Più di nove promesse elettorali su dieci, contenute nei programmi dei principali partiti candidati alle elezioni, non hanno coperture economiche. Detta in parole semplici: i politici promettono agli elettori che introdurranno centinaia di interventi, senza però quasi mai dire dove prenderanno i soldi per finanziarli”.

Tra le 328 proposte isolate nei quattro programmi, solo in 13 casi sono specificate, a volte anche solo in linea generale, le risorse per finanziarle: in oltre il 96 per cento dei casi, le coperture mancano del tutto. Capolavoro del cosiddetto terzo polo (che poi sarebbe il quarto). Scrive Pagella Politica: “Nessun programma elettorale contiene mai le coperture finanziarie. Noi invece non fuggiamo dal problema. Perché è venuto il tempo della serietà”, recita il programma dei partiti guidati da Carlo Calenda e Matteo Renzi.

Il problema è che non è chiaro quante risorse intendono recuperare dall’evasione fiscale e quante dalla riduzione della spesa della pubblica amministrazione. E soprattutto non è chiaro, visto che mancano le cifre precise, quante delle promesse in spesa sarebbero coperte.

ELODIE LE CANTA A MELONI
A proposito del fatto che il femminismo non c’entra niente con l’elezione di una donna come premier, interviene la cantante Elodie: “Il problema è che (la Meloni) parla come un uomo del 1922”. In effetti…

LA CAMPAGNA DEI PARADOSSI
Enrico Letta in riunione con i candidati dice che “con il Rosatellum siamo di fronte a uno scenario da incubo”. Questa legge elettorale fa schifo a tutti. Eppure la legge venne approvata approvata in via definitiva al Senato il 26 ottobre 2017 con il voto favorevole di tutti tranne Giorgia Meloni che oggi la usa per vincere. Hanno aperto il recinto e si stupiscono che i buoi scappino…

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Salvini il filorusso. Ormai sulle sanzioni parla come Putin

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Ci vuole molto coraggio e molta malafede per non voler vedere che la sedicente coalizione di centrodestra non riesce a stare insieme nemmeno sul tema delle sanzioni e sulla crisi del gas. Matteo Salvini e Giorgia Meloni avevano già offerto un pessimo spettacolo al Forum Ambrosetti a Cernobbio dove il leader della Lega ha messo in discussione le sanzioni dell’Europa contro la Russia di Putin.

Salvini già al Forum di Cernobbio aveva messo in discussione le sanzioni dell’Europa contro la Russia di Putin

In quell’occasione, solo due giorni fa, la Meloni imbarazzata si è messa le mani nei capelli di fronte alla platea contribuendo all’immagine perfetta dello stato dell’arte dell’alleanza al di là degli utili selfie in riva al mare postati dalla propaganda leghista.

Il leader della Lega aveva chiarito in seguito che “Russia e Cina non sono i miei modelli” e che “un governo di centrodestra non cambierà la collocazione internazionale dell’Italia”. “Staremo con i Paesi liberi e io voglio la democrazia”, aveva detto Salvini. Ma che la frattura sia tutt’altro che sanata lo racconta la giornata di ieri in cui Salvini e Meloni ancora una volta sono entrati in collisione.

Matteo Salvini, resosi conto di avere sulle sanzioni la stessa identica posizione (e curiosamente perfino alcune identiche parole) della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, che prospetta per gli italiani un periodo di “sofferenza” per “il piano gas di Cingolani imposto da Bruxelles e da Wasghinton” prova a correggere il tiro: “Andiamo avanti con le sanzioni alla Russia ma l’Europa intervenga proteggendo operai, imprese e artigiani.

L’Italia non può stare ferma, il governo deve mettere subito sul tavolo almeno 30 miliardi per limitare gli aumenti delle bollette”, ha detto a Radio Capital il segretario della Lega, proponendo di approvare uno scostamento di bilancio. “Preferisco 30 miliardi a debito che non metterne 100 per pagare un milione di cassaintegrati tra un mese”. È già qualcosa.

Dopo giorni in cui il leader della Lega ha finto di essere vittima di un complotto ordito dai giornalisti ora finalmente riconosce di avere posizioni diverse da Giorgia Meloni. Questo è il primo dato politico: i due leader dei partiti che trainano la coalizione di destra non sono in sintonia su punti fondamentali.

Forza Italia sullo sfondo prova con la senatrice Licia Ronzulli a dire la sua: “Non dobbiamo ammorbidire le posizioni della Lega. Noi di Forza Italia pensiamo che le sanzioni siano state necessarie, perché c’era un paese aggredito ed uno aggressore”, scrive in un comunicato, dimenticando che il suo capo Berlusconi qualche giorno fa abbia dato una versione molto diversa dell’accaduto.

Salvini prova a correggere il tiro ribadendo che “Putin è in torto marcio: ha scatenato una guerra orrenda, ha invaso un Paese, ha riportato morte e distruzione nel continente europeo. Bisogna punirlo, fermarlo, metterlo in ginocchio. Le sanzioni sono operative da 7 mesi, in ginocchio ci siamo noi e non Putin e la guerra va avanti” ma aggiungendo che «la Russia nel frattempo non sta mandando gas. La Lega ha votato tutte le sanzioni”.

Siamo alle solite. Giorgia Meloni passa le sue giornate di campagna elettorale a smussare differenze non colmatili con il suo alleato, Salvini passa le sue giornate di campagna elettorale a dire tutto e il contrario di tutto nel giro di qualche ora. Così quando Salvini a Radio Capital propone: “Ai segretari degli altri partiti dico, domani ci vediamo a Roma e firmiamo un impegno comune – come hanno fatto in Germania – per bloccare immediatamente gli aumenti di luce e gas”, non c’è nessuno che gli faccia notare che a quel tavolo sarebbe in disaccordo proprio il partito suo principale alleato, Fratelli d’Italia, che di scostamento di bilancio non vuole nemmeno sentir parlare.

Si arriva a sera: tanti commenti e riposizionamenti ma dalla destra non arriva una proposta che sia una. Forse una soluzione ci sarebbe: pagare le bollette in 80 anni come accade per i 49 milioni della Lega.

Leggi anche: Meloni rimette in riga Salvini sulle sanzioni a Mosca. Il leader della Lega fa marcia indietro e chiede lo scudo di protezione per famiglie e imprese all’Ue

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La Fondazione Gimbe analizza le proposte sulla sanità dei partiti in campagna elettorale

La pandemia Covid-19 ha progressivamente aumentato la consapevolezza sociale che un sistema sanitario pubblico, equo e universalistico rappresenta un caposaldo della nostra democrazia. «Se tuttavia inizialmente tutte le forze politiche convergevano sulla necessità di rilanciare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale (Ssn) – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – con la fine dell’emergenza la sanità è “rientrata nei ranghi”, finendo di nuovo relegata ai margini dell’agenda politica». Di fatto, le criticità rilevate nel 2019 dal 4° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale sono ancora lontane dall’essere risolte e la pandemia, oltre a non aver mollato la presa, inizia a far vedere i suoi effetti a medio-lungo termine: ritardo nell’erogazione di prestazioni sanitarie, impatto del long-Covid, conseguenze sulla salute mentale, depauperamento e demotivazione del personale.

«Tra gestione della pandemia, attuazione del Pnrr, necessità di riforme strutturali, recupero delle prestazioni sanitarie e gestione ordinaria di oltre 130 miliardi di euro di spesa pubblica – spiega il presidente – la prossima legislatura sarà determinante per il destino del Ssn: per questo è indispensabile rimettere la sanità al centro dall’agenda di governo a prescindere dall’esito delle urne, perché il diritto costituzionale alla tutela della salute non può essere ostaggio di ideologie partitiche. Per tali ragioni, abbiamo ripetuto l’esperienza del 2018, realizzando un’analisi indipendente dei programmi elettorali sulle proposte relative a sanità, assistenza socio-sanitaria e ricerca biomedica».

L’analisi è stata condotta sui programmi elettorali depositati dai partiti entro il 14 agosto 2022 ai sensi della L. 165/2017 e pubblicati nella sezione «Elezioni trasparenti» del sito web del Ministero dell’Interno. Sono stati espressamente esclusi dall’analisi i programmi elettorali pubblicati sui siti web dei partiti, oltre che tutti i materiali divulgativi e le dichiarazioni degli esponenti politici.

Si riporta di seguito una sintesi delle proposte avanzate dalle principali coalizioni e schieramenti politici, rimandando al report integrale per la sintesi delle proposte dei partiti e per la valutazione delle singole proposte.

Pandemia Covid-19 e campagna vaccinale. Le proposte sulla gestione della pandemia riguardano interventi parziali: la coalizione di centrodestra punta su comportamenti virtuosi e adeguamenti strutturali. Azione-Italia viva su sanificazione ambientale, percorsi pandemic-free ed equipaggiamenti per le ambulanze; il Partito democratico sui sistemi di aerazione. Per prepararsi a future emergenze sanitarie +Europa e Azione-Italia viva propongono un’Agenzia nazionale di coordinamento e la coalizione di centrodestra di aggiornare i piani pandemici. «Di fatto – commenta Cartabellotta – la gestione della pandemia e della campagna vaccinale rimangono ai margini delle proposte elettorali, nonostante gli organismi internazionali di sanità pubblica suggeriscano a tutti i governi di predisporre piani di preparedness per il prossimo autunno-inverno».

Su pandemia e campagna vaccinale, invece, una pioggia di proposte da numerosi partiti minori e da Italexit per lo più in contrasto con il principio di tutela della salute pubblica: stop a obbligo vaccinale e green-pass, annullamento/risarcimento delle sanzioni amministrative, indennizzi per danni correlati alla vaccinazione, reintegro/risarcimento per i lavoratori sospesi, abolizione dello scudo penale per i medici vaccinatori, oltre all’istituzione di una commissione di inchiesta senza dettagli su metodi di indagine e composizione. 

Salute al centro di tutte le politiche. Solo Alleanza Verdi e Sinistra propone di inserire l’obiettivo “salute in tutte le politiche” e potenziare i servizi di prevenzione e tutela ambientale. 

Governance Stato-Regioni. Posizioni molto differenti che spaziano tra il ritorno alla gestione centrale della Sanità (Movimento 5 Stelle), all’estensione dei poteri esclusivi dello Stato (+Europa, Azione-Italia viva) sino all’attuazione del regionalismo differenziato (coalizione di centrodestra), proposto anche dal Partito democratico, previa definizione di alcune garanzie. Alleanza Verdi e Sinistra, invece, vuole “espellere” la sanità dall’autonomia regionale differenziata. «Seppur con differente enfasi – commenta Cartabellotta – il regionalismo differenziato appare dunque un obiettivo condiviso tra centrodestra e centrosinistra».

Finanziamento pubblico del Ssn. Da +Europa, Azione-Italia viva, Unione popolare la proposta di allinearlo alla media dei Paesi europei, da Italexit e Partito democratico quella di un generico rilancio e da Alleanza Verdi e Sinistra un piano straordinario di investimenti pubblici per l’ammodernamento strutturale e tecnologico della sanità pubblica. Azione-Italia viva propone di accedere al Mes. «Alle forze politiche che intendono rilanciare i fondi per la sanità – commenta Cartabellotta – utile ribadire che bisognerà invertire la tendenza sulla spesa sanitaria nel Def, visto che nell’attuale documento il rapporto spesa sanitaria/Pil decresce sino al 2025 toccando il 6,2%, ovvero al di sotto dei livelli pre-pandemia».

Livelli essenziali di assistenza (Lea). Solo Azione-Italia viva entra nel merito della metodologia di revisione dei Lea al fine di mantenere costantemente aggiornate le prestazioni offerte dal Ssn. Alleanza Sinistra e Verdi, Azione-Italia viva e Movimento 5 Stelle puntano su finanziamento, accessibilità e rimborsabilità delle terapie innovative e avanzate. Azione-Italia viva punta ad espandere i Lea per le malattie rare. Numerose proposte di inserimento nei Lea di nuove malattie o nuovi servizi non sempre in linea con le evidenze scientifiche, o addirittura in netto contrasto. «La classica strategia elettorale – commenta il presidente – che punta esclusivamente a raccogliere voti da specifiche categorie di malati».

Rapporto pubblico-privato. Pochissimi partiti affrontano il tema dell’integrazione pubblico-privato, con proposte generiche (Azione-Italia viva) o finalizzate ad espandere la sanità privata (Impegno civico).

Riduzione degli sprechi. Nessun partito ha formulato un piano organico in tal senso, anche se non mancano le proposte. Per ridurre l’eccesso di prestazioni inappropriate, Azione-Italia viva punta a contrastare l’antibiotico-resistenza e l’inappropriatezza prescrittiva dei farmaci. Per contrastare frodi e abusi Italexit e Movimento 5 Stelle mirano a ridurre le interferenze politiche nelle nomine dei direttori generali. Relativamente ai servizi e alle prestazioni sotto-utilizzate avanzate varie proposte generiche per rilanciare prevenzione e promozione della salute (+Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Italia viva, Di Maio) e la medicina predittiva (coalizione di centro-destra). Proposte anche per potenziare i servizi di salute mentale (Partito democratico), gli psicologi (Movimento 5 Stelle, Partito democratico) e i servizi per la salute delle donne (Alleanza Verdi e Sinistra). Sul potenziamento dell’assistenza territoriale convergono tutti i principali partiti (Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Italia viva, coalizione di centro-destra, Partito democratico) che, tuttavia, «se da un lato ricalcano spesso gli obiettivi già previsti dalla Missione Salute del Pnrr e dal DM 77/2022, dall’altro non tengono conto sia che la riorganizzazione delle cure primarie rimane ostaggio della riforma sui medici di medicina generale, sia che l’aggiornamento del DM 70/2015 sugli standard ospedalieri è rimasto al palo», precisa Cartabellotta. 

Assistenza socio-sanitaria. Numerosi partiti propongono in maniera generica di potenziare e/o investire sull’assistenza socio-sanitaria per anziani, persone fragili con disabilità e/o non autosufficienti, facendo riferimento all’assistenza domiciliare (+Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Italia viva), a quella residenziale (+Europa), all’integrazione in rete dei servizi sanitari e sociali (Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Italia viva). Molto numerose le azioni specifiche, ma estremamente frammentate e senza una visione di sistema. Tra le azioni normativo-istituzionali: riforma della non autosufficienza con incremento del finanziamento pubblico (Partito democratico); riforma per unificare, rafforzare e integrare la rete di servizi sociali e sanitari (+Europa); legge delega in tema di disabilità (Movimento 5 Stelle); istituzione del “Dipartimento per la terza età” e del “Garante dei diritti della terza età” (Azione-Italia viva). Propongono l’aumento delle pensioni di invalidità i partiti della coalizione di centrodestra e il Movimento 5 Stelle.

Personale sanitario. Solo +Europa propone di garantire programmazione, formazione, organizzazione e gestione del personale del Ssn con un quadro legislativo e finanziario coerente e incentrato su qualità e merito. Da numerosi partiti proposte generiche sulla necessità di potenziare il personale sanitario (+Europa, coalizione di centrodestra, Italexit). Alleanza Verdi e Sinistra propone l’assunzione di 40 mila operatori in tre anni; Azione-Italia viva-Calenda di semplificare le procedure per il riconoscimento di titoli di studio esteri per tutte le professioni sanitarie. Varie proposte per migliorare contratti e retribuzione (+Europa, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione-Italia viva, Italexit, Movimento 5 Stelle). «A fronte di queste lodevoli intenzioni – commenta Cartabellotta – nessun partito, stando ai programmi depositati al Viminale, tiene conto che la prima azione politica per potenziare il capitale umano del Ssn consiste nell’abolizione dei tetti di spesa per il personale». Sui medici di famiglia Alleanza Verdi e Sinistra propongono il contratto dipendente; Italexit un aumento dei contratti di formazione per la medicina generale e il Partito democratico un nuovo “piano di assunzione” di Mmg. Sulle scuole di specializzazione i partiti della coalizione di centrodestra propongono un generico “riordino”; Azione-Italia viva e Partito democratico un contratto specifico di formazione-lavoro che superi il meccanismo delle borse di studio; Italexit di potenziare numero e importo delle borse di studio. A favore dell’abolizione del numero chiuso a medicina Italexit e Alleanza Verdi e Sinistra che lo chiede anche per gli infermieri, oltre al Movimento 5 Stelle, più in generale, per l’accesso all’Università. «Il “numero chiuso” – commenta Cartabellotta – in realtà è un “numero programmato”: la sua abolizione, oltre ad essere difficilmente attuabile per capienza degli atenei e disponibilità di docenti, in assenza di un parallelo incremento delle borse di studio per la specializzazione e per la medicina generale non risolve affatto la carenza di personale ed espande l’imbuto formativo, rischiando peraltro di alimentare il lavoro a basso costo e la fuga dei laureati verso l’estero».

Sanità integrativa. Alleanza Verdi e Sinistra propone di abolire i vantaggi fiscali per polizze assicurative sanitarie e fondi sanitari integrativi.

Informazione istituzionale. +Europa propone di attuare programmi di cultura scientifica nelle scuole e tramite i canali di informazione di massa.

Ricerca biomedica. Azione-Italia viva-Calenda propone di destinare almeno il 3% del Fondo sanitario nazionale alla ricerca, sostenere la filiera delle Scienze della vita e dei dispositivi e rimuovere gli ostacoli burocratici che rendono l’Italia poco attrattiva per le ricerche cliniche. Alleanza Verdi e Sinistra punta a potenziare la ricerca indipendente sui farmaci. Varie le proposte sulla ricerca in generale, senza riferimento specifico alla ricerca biomedica, con focus principale sull’incremento degli investimenti (Alleanza Verdi e Sinistra, coalizione di centro-destra, Di Maio, Movimento 5 Stelle, Partito emocratico).

Ticket. I partiti della coalizione di centrodestra propongono di estendere le prestazioni medico sanitarie esenti da ticket.

Liste di attesa. Numerosi partiti affrontano lo spinoso problema delle liste di attesa, ulteriormente allungate dai ritardi accumulati a causa della pandemia, ma solo due definiscono criteri quantitativi: Azione-Italia viva propone di ridurre entro un anno i tempi di attesa fino ad un massimo di 60 giorni per le prestazioni programmate e di 30 per tutte le altre; il Partito democratico si impegna a dimezzarli entro il 2027. Più genericamente, i partiti della coalizione di centrodestra propongono di ripristinare prestazioni ordinarie e procedure di screening rallentate dalla pandemia e di abbattere i tempi delle liste di attesa. «Nessun partito – commenta Cartabellotta – rileva che le difficoltà a recuperare le prestazioni ritardate a causa della pandemia sono prevalentemente da imputare alla carenza di personale, nonostante lo stanziamento di quasi 1 miliardo di euro e il piano di recupero delle liste di attesa varato dal Ministero della Salute».

Azioni internazionali. +Europa propone di rafforzare le competenze dell’Ue in materia di sanità pubblica con diverse azioni. Numerosi partiti minori e Italexit chiedono l’uscita dell’Italia dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Libertà di scelta terapeutica. Vari partiti minori e Italexit avanzano varie proposte sul tema: ove non ridondanti con norme attualmente in vigore, si tratta per lo più di azioni che contrastano il principio costituzionale di tutela della salute pubblica o di proposte anti-scientifiche.

«A fronte delle complesse sfide sulla sanità pubblica che attendono il nuovo esecutivo – conclude Cartabellotta – il nostro monitoraggio indipendente restituisce un quadro decisamente deludente. Se da un lato alcune tematiche (riforma della sanità territoriale, potenziamento del personale sanitario, superamento delle liste di attesa) sono comuni alle principali coalizioni e schieramenti politici, dall’altro per la combinazione di ideologie partitiche, scarsa attenzione per la sanità e limitata visione di sistema, le proposte sono frammentate, spesso strumentali, non sempre coerenti e senza alcuna valutazione dell’impatto economico. E, cosa ancora più inquietante, nessuna forza politica ha elaborato un adeguato piano di rilancio per la sanità pubblica, coerente con gli investimenti e le riforme del Pnrr, in grado di contrastare la privatizzazione al fine di garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla tutela del nostro bene più prezioso: la salute».

Il report “Elezioni politiche 2022. Monitoraggio indipendente dei programmi elettorali: sanità e ricerca biomedica” è disponibile a: www.gimbe.org/elezioni2022 

Buon mercoledì.

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Carlo confessa: al Governo pure con la Meloni

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Quasi 8 miliardi rimasti congelati. E li chiamano migliori! l solito bestiario elettorale. Calenda che prova a spegnere la fiamma. E le balle militari Salvini. Continua il bestiario elettorale.

IL RITARDO DEI MIGLIORI
7,8 miliardi di euro del governo dei migliori sono congelati. No, non c’entra la caduta del governo: sono decreti dimenticati che non essendo stati adottati ora rischiano di saltare. E non si tratta di cose da poco: scaduti i decreti sulla “Strategia nazionale contro la povertà energetica”, quello sulla riduzione dell’illuminazione pubblica, misure contro il Covid, per la scuola e c’è anche quello delle “verifiche dei requisiti patrimoniali dei percettori” del Reddito di cittadinanza che tutti invocano e che sarebbe lì, già bello e pronto. Il recordman dei ritardatari è il ministro per la Transizione ecologica Cingolani che ha 72 decreti inattuati, metà dei quali ormai scaduti. Ben fatto.

CALENDA E LA FIAMMA
“La fiamma nel simbolo? Penso sia una ingenuità, non penso ci sia rischio fascismo, e la Meloni mi pare ha preso le distanze dal fascismo. Ma sarebbe meglio toglierla”, dice Carlo Calenda, leader di Azione, ospite di Radio Rtl 102.5, a proposito del simbolo fascista nel simbolo del partito di Giorgia Meloni Fratelli d’Italia. E a qualcuno potrebbe venire un dubbio: perché è sempre così gentile? Ecco qua…

I VERI PIANI DEL QUARTO POLO
Dopo il voto, “non farò un’alleanza con il Pd, altrimenti l’avrei fatta prima” ma “vorrei fare un governo di larga coalizione che pacifichi l’Italia. Non è mai con il Pd, penso vada fatto un governo di unità nazionale con Pd, Lega e anche Meloni, se con un’agenda di buonsenso”. Lo ha detto sempre Calenda a Rtl 102.5. Gli risponde il segretario di +Europa Benedetto della Vedova: “Fratelli d’Italia sul serio? Un governo con Meloni non lo capisco, non ha senso. Ha senso per loro, per lui. Per me no. Chi ha avuto ossessione per Fratoianni – ha continuato Della Vedova parlando di Calenda – dovrebbe averla decuplicata per Salvini e Meloni”. Anche per noi, Benedetto.

BERLUSCONI UBRIACO DI TIK TOK
“Addirittura uno dei miei interventi è stato seguito da 7,5 milioni: anche Tik Tok è importante perché ci sono i tanti giovani dai 14 ai 34 anni. Il futuro è loro: bisogna cercare di indirizzare questi giovani verso una attenzione su ciò che succederà il 25 settembre perché riguarda loro”, dice Silvio Berlusconi, tutto contento per avere fatto il pieno di follower. Qualcuno però dica all’ex Cavaliere che scambiare sui social le visualizzazioni con la credibilità è un azzardo: ci sono gattini che fanno milioni di volte le sue visualizzazioni e nessuno li vorrebbe come premier.

SIAMO SERI
Renzi e Calenda insistono: “Se prendiamo il 10% sarà possibile un governo con Draghi”. Niente di più falso. Per Pagella Politica Lorenzo Ruffino ha analizzato i numeri: “I risultati di Azione e Italia viva – spiega – rischiano di avere poca influenza sul risultato dello schieramento centrista. Il motivo sta nel sistema maggioritario dell’attuale legge elettorale (il Rosatellum), che assegna un terzo dei seggi ai vincitori”. “Se i sondaggi attuali – continua Ruffino – saranno confermati nelle urne, il centrodestra avrà comunque una maggioranza consistente, che in passato (sebbene con alleanze diverse) le ha permesso di governare a lungo”. Una bugia, l’ennesima.

LA BALLA LEGHISTA SULLA LEVA
Matteo Salvini insiste: “Per contrastare le baby gang diciamo che serve il servizio militare obbligatorio”, ha detto ieri a Rovereto. Della questione non si parla nel programma di centrodestra. A Salvini serve solo prendere i voti degli anziani che dicono che “non ci sono più i giovani di una volta”. Li frega così. Poveri loro e povero lui.

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