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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

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Stop di Salvini alle armi a Kiev, il centrodestra si impantana sugli aiuti all’Ucraina: la vera prova sarà il decreto di fine anno

Tocca dare ragione a Roberto Vannacci. Ieri il leader di Futuro nazionale, uscito dalla Lega a febbraio, ha liquidato in un video il congresso di Milano: «Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni». Domenica Matteo Salvini, rieletto per la quarta volta con 465 voti contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia, aveva promesso ai delegati che avrebbe portato in Consiglio dei ministri la linea del partito: «Non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina». Se le parole pesassero qualcosa, il governo sarebbe già in crisi, perché sull’Ucraina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni (FdI) ha investito la sua credibilità internazionale, fino a ospitare a Roma, nel luglio 2025, la conferenza per la ricostruzione di Kiev.

Il governo invece è ancora lì. Merito di una telefonata. Secondo la ricostruzione di Repubblica, Meloni ha chiamato Salvini nella pausa fra il primo e il secondo intervento per dirgli che quella sortita metteva tutti in difficoltà, e ad Avvenire fonti di Palazzo Chigi l’hanno definita “non concordata”. La sgridata c’è stata ma lontano dai microfoni: al secondo passaggio sul palco l’ultimatum era già diventato una domanda, se dopo quattro anni di conflitto altre armi e altri soldi siano la strada migliore per la pace. Nella notte la premier ha firmato la tregua, “Continuiamo a lavorare insieme”, e all’alba Salvini ha risposto: “Una Lega sempre più forte al tuo fianco”. Al fianco, appunto.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 26 ottobre 2026.

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