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La Notizia

Stragi mafiose del 1992, il 14 settembre a Caltanissetta un’udienza cruciale: Graviano vuole parlare, ma i giornali (con rare eccezioni) hanno già archiviato

Tredici giorni, e in Italia se ne parla come di una pratica di condominio. Il 14 settembre il gip di Caltanissetta, Santi Bologna, torna sulla richiesta di archiviazione firmata dal procuratore Salvatore De Luca nell’indagine sui mandanti esterni delle stragi del 1992, quella che vede indagato per concorso l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, e nella stessa udienza si discute la richiesta del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano di essere sentito. Nello stesso fascicolo era indagato anche Silvio Berlusconi, archiviato dopo la morte nel giugno 2023.

Il procedimento nasce da un’intervista. Nel maggio 1992 Paolo Borsellino parla a una televisione francese dei rapporti fra Vittorio Mangano e Dell’Utri, e l’ipotesi, riaperta nel 2022 su un fascicolo già archiviato, è che quell’intervista abbia accelerato la strage di via D’Amelio, cinquantasette giorni dopo Capaci. A gennaio la procura ha chiesto di archiviare per infondatezza della notizia di reato, perché manca la prova che l’intervista fosse nota a Cosa nostra prima della strage o allo stesso Dell’Utri, e perché i termini delle indagini sono scaduti. All’udienza del 15 giugno l’avvocato Fabio Repici, che assiste Salvatore Borsellino, si è opposto da solo, indicando fra le piste mai battute proprio i rapporti fra Dell’Utri e Graviano. Il gip si è riservato. Da lì è partito tutto.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 1 settembre 2026.

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