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Tetto agli stranieri in classe, Bruxelles mette l’Italia sotto esame: il governo avanti “senza esitazione”, l’Ue segue da vicino

Ieri la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Mînzatu, rispondendo a un’interrogazione degli eurodeputati del Partito democratico, ha messo per iscritto che Bruxelles “sta seguendo attentamente” il decreto-legge 170 del 30 settembre, con “particolare attenzione” proprio alle norme sul tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi prime. Poi ha ricordato al governo Meloni il diritto dell’Unione con la pazienza che si usa a scuola, una definizione alla volta. Il governo è sotto osservazione.

Il richiamo poggia sull’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che vieta ogni discriminazione in base alla nazionalità, e sulla giurisprudenza della Corte di giustizia, che Mînzatu riassume così: diretta è la discriminazione in cui una norma “distingue espressamente in base alla nazionalità”, indiretta quella in cui “altri criteri di differenziazione portano di fatto allo stesso risultato”. Secondo la Corte, ogni cittadino dell’Unione può invocare quel divieto nelle situazioni che rientrano nel diritto europeo. La scuola dei figli dei lavoratori comunitari ci rientra per regolamento. Le deroghe esistono, per ordine pubblico, sicurezza e sanità, e vanno interpretate “restrittivamente”. Difficile farci entrare una classe prima.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 4 novembre 2026.

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