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Legge elettorale, il governo accelera: chiudere prima del referendum sulla giustizia. Con l’incognita Vannacci

La maggioranza vuole chiudere entro i primi giorni di marzo. Prima del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. L’obiettivo politico è dichiarato nei retroscena parlamentari: “sganciare” la nuova legge elettorale dall’esito del voto sulla giustizia, così da evitare che una sconfitta referendaria venga letta come premessa di elezioni anticipate o, al contrario, che una vittoria del Sì apra la strada a un cambio delle regole in corsa.

L’accelerazione è stata decisa nell’ultimo vertice tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. Il cantiere resta formalmente aperto, ma l’impianto prende forma.

Si punta a superare l’attuale sistema misto, il cosiddetto Rosatellum, con un modello proporzionale corretto da un premio di maggioranza che scatterebbe al 40 per cento dei voti. Il premio non garantirebbe automaticamente il 55 per cento dei seggi, ma assegnerà 70 deputati alla Camera e 35 senatori in più alla coalizione vincente.

La soglia di sbarramento dovrebbe restare al 3 per cento per le liste singole e al 10 per cento per le coalizioni, anche se nelle ultime settimane si è discusso di un possibile innalzamento al 4 per cento per le liste. Un dettaglio tecnico che ha un peso politico preciso: la comparsa del movimento “Futuro Nazionale” del generale Roberto Vannacci, accreditato sopra il 4 per cento in alcune rilevazioni, ha riaperto il tema della frammentazione interna al centrodestra.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 24 febbraio 2026.

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