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Strasburgo premia la Corte penale internazionale: Roma, nel club del rammarico, dialoga con chi la strangola

Il premio più alto che l’Unione europea assegna per i diritti umani è andato a un tribunale che gli Stati Uniti stanno cercando di soffocare. Ieri il Parlamento europeo ha dato il premio Sacharov 2026 alla Corte penale internazionale dell’Aja, e l’ha fatto tredici giorni dopo che l’amministrazione di Donald Trump l’aveva colpita con sanzioni che le tolgono le banche americane, i servizi delle aziende tecnologiche statunitensi e perfino il dollaro. La candidatura l’avevano proposta i Socialisti e democratici, il premio vale 50mila euro. A Strasburgo hanno scelto da che parte stare. Nelle capitali, Roma compresa, si sceglie ancora la timidezza.

Nei testi che i governi europei hanno firmato insieme dopo il 9 ottobre infatti la parola condanna manca. Il 10 ottobre l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha scritto a nome dell’Unione che l’Ue si rammarica profondamente e che il rinvio di sei mesi deciso da Washington apre “spazio per la diplomazia”. Sei giorni dopo il Consiglio europeo, cioè i capi di governo, ha ripetuto il rammarico, ha chiesto agli Stati Uniti di ritirare le misure e ha affidato alla Commissione il compito di proteggere la Corte.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 22 ottobre 2026.

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