Case di comunità: l’obiettivo del Pnrr centrato contando le porte aperte. Ma il problema resta quello che c’è dentro
Al Senato, il 2 luglio, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato oltre 1.150 Case di comunità già operative, ben sopra le 1.038 promesse all’Europa con un target abbassato nel 2023 da 1.350, e da quel giorno il governo racconta la sanità territoriale del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, come un traguardo tagliato. A fine luglio Schillaci lo ha rivendicato anche alla Camera.
Ieri la Cgil ha messo in fila i numeri di ReGiS, la piattaforma di monitoraggio del ministero dell’Economia, aggiornati al 13 giugno, diciassette giorni prima della scadenza: dei 1.436 progetti per le Case ne risultavano completati 494, il 34,4%, e dei 437 Ospedali di comunità appena 108.
Le due cifre stanno insieme perché ovviamente contano cose diverse. Il target europeo misura le strutture che le Regioni comunicano come operative con i servizi minimi, comprese le vecchie Case della salute riconvertite, mentre ReGiS misura i progetti chiusi. E sei mesi prima del traguardo il monitoraggio di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, trovava complete di servizi, medici e infermieri 66 Case su 1.715 programmate, il 3,9%. Il traguardo europeo chiedeva porte aperte e il governo le ha consegnate.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 22 ottobre 2026.
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