Trump-Musk, la pace si firma a rate: Mister X dona 445 milioni ai comitati repubblicani per le mid-term e incassa 6,45 miliardi di contratti pubblici
“Il modo più facile per risparmiare miliardi e miliardi di dollari”, scriveva Donald Trump il 5 giugno 2025, era “cancellare i sussidi e i contratti governativi di Elon”. Diciassette mesi dopo Elon Musk ha versato almeno 445,77 milioni di dollari ai comitati che spingono i repubblicani, secondo i dati della Federal Election Commission (Fec, l’autorità che vigila sul finanziamento elettorale) aggiornati al 29 ottobre, e i contratti federali invece di sparire si sono moltiplicati. Oggi l’America vota per il Congresso e l’uomo che il presidente voleva staccare dalla cassa pubblica è il più grande donatore di un singolo ciclo elettorale nella storia recente degli Stati Uniti.
Eppure la promessa era stata un’altra. Il 20 maggio 2025, collegato con il Qatar Economic Forum di Doha, Musk annunciava che in politica avrebbe speso «molto meno» perché, diceva, «credo di aver fatto abbastanza», dopo aver messo oltre 250 milioni per riportare Trump alla Casa Bianca. Dieci giorni più tardi lasciava il Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) salutato nello Studio Ovale, poi bollava come “fiscalmente irresponsabile” la sua legge di spesa e progettava un partito tutto suo. Trump rispondeva nella lingua che conosce meglio, quella del portafoglio. Solo che la minaccia è rimasta un post e la pace è arrivata a rate: la stretta di mano a settembre alla commemorazione dell’attivista Charlie Kirk, la cena del 18 novembre 2025 con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 2 novembre 2026.
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