Bruxelles nega 17 documenti sulle opere per Gaza pagate dall’Ue
Diciassette documenti sulle infrastrutture pagate dall’Unione europea a Gaza restano chiusi negli uffici della Commissione europea: li aveva chiesti il giornale EUobserver, che voleva contare quante di quelle opere fossero finite sotto le bombe israeliane. Bruxelles li ha negati tutti. Ad aprile Nawaf al-Akhras, padre di sette figli sfollato da Rafahalla tendopoli di al-Mawasi, a Khan Younis, raccontava ad Al Jazeera fino a cinque ore di fila con il figlio maggiore per riempire due taniche, e in famiglia si raziona perfino l’acqua da bere.
Il 2 ottobre l’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) registrava ai minimi i due impianti di desalinizzazione del sud, con l’acqua potabile di circa 500.000 persone in bilico fra Deir al-Balah e Khan Younis. Uno l’ha pagato l’Europa. Secondo EUobserver l’impianto e la sua condotta di 18 chilometri, 30 milioni di euro, sono stati colpiti dai raid israeliani dopo il 7 ottobre 2023, e il 22 ottobre l’Ocha scriveva che lavora sotto capacità perché mancano membrane e ricambi, trattenuti da ostacoli burocratici e amministrativi imposti dalle autorità israeliane.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 30 ottobre 2026.
Continua a leggere su La Notizia