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Washington Post, licenziamenti senza precedenti: il “reset” di Bezos smantella la redazione

E mentre il Washington Post continua a ripetere il suo motto sulla democrazia che muore nell’oscurità, dentro la redazione la luce si è spenta a colpi di email e call su Zoom. I licenziamenti annunciati a febbraio sono arrivati come una ghigliottina: circa trecento giornalisti fuori, un terzo della forza lavoro, intere aree smantellate. Un’operazione presentata come “reset strategico”, spiegata dal direttore esecutivo Matt Murray con il lessico neutro della ristrutturazione, vissuta da chi lavora al Post come una rottura irreversibile del patto tra proprietà, redazione e lettori.

Dietro il linguaggio aziendale ci sono numeri che raccontano una resa. 177 milioni di dollari di perdite in due anni, abbonamenti in caduta, traffico digitale dimezzato, una base di lettori quotidiani evaporata dopo il picco dell’era Trump. Ma il modo in cui la crisi è stata gestita pesa quanto la crisi stessa. Giornalisti licenziati mentre erano in trasferta, redazioni chiuse senza un confronto reale, professionalità storiche trattate come un costo da tagliare.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 5 febbraio 2026.

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