Rapporto Nato 2025: come il riarmo da un trilione e quattrocento miliardi di dollari ridefinisce il bilancio pubblico europeo
Il Rapporto Annuale 2025 del Segretario Generale della Nato comincia con una promessa: proteggere un miliardo di persone. Il numero torna almeno sei volte nel documento, con la cadenza di un mantra aziendale. Un miliardo di persone protette. Mai consultate su quanto costerà farlo.
Al summit dell’Aia, giugno 2025, gli alleati si sono impegnati a portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035. Di cui il 3,5% per le “esigenze difensive fondamentali” e l’1,5% per investimenti “collegati alla difesa e alla sicurezza”: categoria elastica che comprende infrastrutture civili, reti digitali, resilienza industriale. L’elasticità è la funzione, non un effetto collaterale.
Il vecchio obiettivo del 2% era già controverso. Raggiunto nel 2025 per la prima volta da tutti e 32 gli alleati, è già obsoleto: il nuovo piano lo raddoppia abbondantemente. La spesa totale supera 1.400 miliardi di dollari nel 2025. I soli europei e Canada spendono 574 miliardi, con un aumento reale del 20% rispetto al 2024. Dall’invasione russa dell’Ucraina, la macchina si è messa in moto con una velocità che nessun obiettivo politico del decennio, non il clima, non la sanità, non la scuola, ha mai raggiunto.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 3 aprile 2026.
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