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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

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Onu, verso il voto sulla risoluzione sul clima: gli Usa contro, l’Europa spinge per annacquare il testo. E l’Italia Assente

Mercoledì 20 maggio l’Assemblea generale dell’Onu vota la risoluzione che dovrebbe trasformare in azione politica il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 23 luglio 2025: i giudici dell’Aia, all’unanimità, hanno stabilito che proteggere il sistema climatico è un obbligo giuridico per gli Stati, che il fallimento nella dismissione dei combustibili fossili può costituire atto illecito internazionale, che la mancata regolazione delle imprese sotto la propria giurisdizione apre la strada alla responsabilità statale. Una sentenza priva di vincolatività formale, che certifica però l’inazione climatica come violazione del diritto.

La risoluzione la guida Vanuatu, l’arcipelago del Pacifico che rischia di scomparire sotto il livello del mare e traina la diplomazia climatica dei piccoli Stati insulari. Il testo finale, pubblicato il 1° maggio 2026, è già il frutto di un’erosione. La bozza iniziale prevedeva un Registro internazionale dei danni per raccogliere prove di “perdite o lesioni attribuibili al cambiamento climatico”. È stato cancellato. A spingere per la cancellazione: Stati Uniti, Cina, Unione europea, Giappone, Paesi produttori di petrolio. La parte sui combustibili fossili è stata limata. L’indicazione della Unfccc e dell’Accordo di Parigi come “fori intergovernativi primari” è stata aggiunta come rassicurazione per chi temeva che il diritto internazionale potesse aggirare le Cop, ovvero il luogo dove da trent’anni si negozia senza decidere.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 15 maggio 2026.

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