Occhi su Gaza, diario di bordo #218
Un giudice federale americano ha messo per iscritto, il 13 maggio, che gli Stati Uniti stavano punendo Francesca Albanese per le cose che dice. Richard Leon, tribunale di Washington, ha sospeso le sanzioni contro la relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati riconoscendo che l’amministrazione Trump ne aveva con tutta probabilità violato la libertà d’espressione, dopo le sue critiche all’azione israeliana a Gaza. Nove giorni dopo quella libertà è tornata a costare.
Il 22 maggio la Corte d’appello del Distretto di Columbia ha congelato la decisione di Leon. Il 27 il Dipartimento del Tesoro ha rimesso il nome di Albanese nell’elenco dei Specially Designated Nationals, il registro dove finiscono trafficanti e organizzazioni terroristiche, senza una riga di motivazione. C’era già stata, dal 9 luglio 2025: il segretario di Stato Marco Rubio l’aveva accusata di «lawfare» per aver chiesto alla Corte penale internazionale mandati d’arresto contro dirigenti statunitensi e israeliani. La Cpi quei mandati, per Netanyahu e Gallant, li ha poi emessi.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 29 maggio 2026.
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