Gioia Tauro, cinque barche fermano una nave con componenti militari per Israele
C’erano cinque barche in mare, venerdì 29 maggio, davanti all’imboccatura del porto di Gioia Tauro. A bordo, attivisti della Thousand Madleens Coalition e di Global Intifada, in acqua per impedire l’attracco di una portacontainer della MSC che doveva caricare materiale bellico destinato a Israele. L’azione, dicono gli organizzatori, è perfettamente riuscita: la nave ha rinunciato a otto dei sedici container fermi da circa due mesi nello scalo calabrese, contenitori che secondo i manifestanti custodiscono acciaio balistico e materiale dual use.
A terra, nel pomeriggio, il Coordinamento Calabria per la Palestina ha convocato un presidio davanti ai cancelli e poi, sul lungomare di San Ferdinando, una conferenza stampa per rilanciare la lotta contro la filiera bellica e l’economia di guerra. «Sono mesi che ci mobilitiamo contro la complicità dei nostri governi e il passaggio del materiale bellico dai nostri porti», ha detto un attivista a Radio Onda d’Urto. Intanto Cub, Si Cobas, Usi e Adl avevano proclamato per la stessa giornata uno sciopero generale di 24 ore.
Questo articolo è uscito su La Notizia il 1 giugno 2026.
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