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Caso Shireen Abu Akleh, le rivelazioni del New York Times: la verità insabbiata ben prima del 7 ottobre

L’11 maggio 2022, a Jenin, la giornalista palestinese-americana Shireen Abu Akleh cade sotto i colpi di un tiratore. A distanza di tre anni, un colonnello statunitense rompe il silenzio e racconta che la versione ufficiale fu attenuata per non irritare Israele. Non è un dettaglio di cronaca: è un tassello che incrina la narrazione comoda secondo cui «tutto comincia» dopo il 7 ottobre. La catena di decisioni, omissioni e coperture è precedente e ben visibile. Lo ricostruisce un’inchiesta del New York Times (27 ottobre 2025), basata su testimonianze interne all’Office of the United States Security Coordinator, l’ufficio che seguì per Washington la revisione del caso.

Nel luglio 2022 il Dipartimento di Stato rese pubblica una valutazione: «probabile» responsabilità israeliana, «nessuna ragione» per ritenere l’uccisione intenzionale, «tragiche circostanze». Parole calibrate. Secondo i funzionari che lavorarono al dossier, però, dentro l’amministrazione la spaccatura fu netta: alcuni erano convinti che il soldato israeliano sapesse di colpire giornalisti riconoscibili, altri sostenevano la prudenza della nota ufficiale.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 28 ottobre 2025.

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