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Giulio Cavalli per brevità chiamato artista

Il Riformista

L’ipocrisia italiana: riempie di soldi Libia, Turchia e Arabia Saudita ma non vuole trattare con i talebani

Era tragicamente prevedibile, eppure sono riusciti a durare poco meno di qualche ora: il dramma afghano è ancora su tutte le prime pagine di tutti i giornali ma la politica ha già dismesso il velo ipocrita della compassione e torna a frugare nei suoi istinti più bassi. Ieri Il Foglio scriveva un retroscena sul ministro alla difesa Lorenzo Guerini e sul ministro agli esteri Luigi Di Maio dicendo che i due considerano “impraticabile” l’idea di corridoi umanitari dall’Afghanistan (che vengono richiesti da più parti per salvare il salvabile) perché «ciò significherebbe trattare direttamente coi talebani e, di conseguenza, riconoscerli ufficialmente».

Sì, avete letto bene, la sfrontata ipocrisia dei due ministri (che probabilmente maledicono una crisi umanitaria in pieno Ferragosto) riesce ad avvitarsi in un pensiero che non ha nessun senso: per una questione di buona educazione, in sostanza, dal governo ci dicono che si salvano quelli da salvare solo se i cattivi non sono troppo cattivi, altrimenti rischiano di sgualcirsi la camicia. Potrebbe anche fare sorridere se non fosse che stiamo parlando dello stesso governo (quello italiano) che non si fa troppi scrupoli mentre riempie di soldi quei criminali travestiti da Guardia costiera libica o che intrattiene rapporti con «il dittatore di cui si ha bisogno», come Mario Draghi ha definito Erdogan. È lo stesso governo, del resto, che si inginocchia all’Arabia Saudita e all’Egitto di al-Sisi pur di vendere armamenti. Ma per quelli non vale evidentemente nessuna regola di distanziamento sociale e di ecologia intellettuale: travestire la codardia da diplomazia è un trucco politico vecchio come il mondo e loro giustamente ci riprovano ancora.

Questo articolo è uscito su Il Riformista il 18 agosto 2021.

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