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Meloni e il blitz Usa in Venezuela, l’Italia difende Trump: il diritto internazionale conta solo quando conviene

C’è un imbarazzo che nessun comunicato di Palazzo Chigi riesce a dissimulare, un vuoto pneumatico tra la “storica posizione dell’Italia” e la realtà dei fatti che si è consumata a Caracas. Mentre il mondo osserva attonito il blitz delle forze speciali statunitensi che ha prelevato, impacchettato e spedito a New York un capo di Stato straniero, il governo italiano si è esibito in una acrobatica contorsione diplomatica. La nota ufficiale della Presidenza del Consiglio, e le successive dichiarazioni del Ministro degli Esteri Tajani, definiscono l’azione “legittima” in quanto “intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi”. È la dottrina della “sicurezza nazionale” estesa fino a comprendere qualsiasi cosa disturbi il sonno di Washington. Meloni, nel suo atlantismo senza se e senza ma, si ritrova così a dover riscrivere i manuali di giurisprudenza per compiacere il nuovo inquilino della Casa Bianca, Trump.

Eppure, la carta parla chiaro. Come ha spiegato con cristallina precisione Marina Castellaneta, ordinaria di Diritto internazionale, sulle colonne del Corriere della Sera, quanto accaduto è una “grave violazione del diritto internazionale, una forma di aggressione a uno Stato sovrano”. L’articolo 2, paragrafo 4 della Carta Onu è una norma cogente: il divieto dell’uso della forza è inderogabile, salvo legittima difesa per un attacco armato già sferrato. Il narcotraffico, sventolato da Trump e ripreso a pappagallo da Roma come casus belli, non è una motivazione valida: esistono convenzioni Onu, esiste la cooperazione giudiziaria, non i Navy SEALs che sfondano le porte di un palazzo presidenziale. Quello di Maduro, tecnicamente, non è un arresto: è un sequestro di persona.

Questo articolo è uscito su La Notizia il 5 gennaio 2026.

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