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«Peppe ‘o Guaglione» latitava in spiaggia

Vacanze nostrane:

236124ac44ed0cf21e7821cd788f6b78-klAG-U1060824687726AXH-700x394@LaStampa.itPreso Giuseppe Ammendola, il reggente del clan camorristico Contini-Licciardi. Il boss era inserito nell’elenco dei 100 ricercati più pericolosi. Latitante dal 2012 Amendola è stato arrestato dagli uomini dello Sco e dalle squadre mobili di Roma e Napoli sulla spiaggia di Torvajanica.
Soprannominato «Peppe ‘o Guaglione», aveva affittato un appartamento per poi farsi raggiungere dalla famiglia. La polizia, coordinata dal vicequestore Fausto Lamparelli, lo hanno fermato in spiaggia. Ammendola, disarmato, non ha opposto resistenza. Non c’erano armi nell’appartamento in affitto. Sul suo capo pendevano due ordinanze di custodia cautelare. Dovrà rispondere di estorsione aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere di stampo mafioso e riciclaggio. A seguito dell’arresto di Patrizio Bosti e di Paolo Di Mauro, Ammendola era divenuto il reggente del clan Contini, radicato nel rione Vasto ed in alcuni centrale quartieri della città. Il clan Contini è alleato con i Licciardi ed i Mallardo nel cartello dell’Alleanza di Secondigliano.

Il “panorama” di Tommaso Pincio

71Mg5nFZc4LQuindi inizio mettendola sul personale: il mio agente letterario è soprattutto un amico e in realtà non è nemmeno un agente letterario ma è un editore. Sembra difficile, lo so, seguitemi: quando ho scritto il mio libro Nomi, cognomi e infami Alberto Ibba ai tempi era il direttore editoriale della collana “Verdenero” e dopo avere “costruito” quel libro alla fine abbiamo deciso di continuare insieme. In altri luoghi. Ma insieme.

Tutta questa noiosissima prefazione per dirvi che oggi Alberto è tra i padri fondatori di una giovanissima casa editrice, NNEDITORE, che sta pubblicando bei libri in un settore non proprio felice di questi tempi. PANORAMA, di Tommaso Pincio, è quello che mi è capitato in mano in questa arsura agostana. E per fortuna.

Perché se vi dovesse capitare di avere voglia di un libro finalmente scritto bene, se vi è capitato nella vita di amarvi mentre amate qualcuno che non avete mai conosciuto o se vi capitasse di credere che avere sempre un buon libro in tasca sia un ottimo attracco a disposizione mentre navigate in mezzo al rumore di fondo allora leggetevi Pincio. C’è vita nel pianeta dell’editoria italiana, per fortuna.

Lo potete comprare qui. In ebook non esiste per volontà dell’autore, ma dentro c’è moltissimo digitale. Per dire.

Il coraggio di “essere giusti”

In larghissimo anticipo. Ma si parla del mio romanzo che sarà in libreria dal 17 settembre. L’articolo (di Rossella Mungiello) da Il Cittadino:

CAVALLICavalli e il coraggio di «essere gusti»
12 agosto 2015

«Pochi nascono eroi, molti cercano di esserlo. Ma capita a tutti l’occasione di essere giusti». Anche nelle piccole cose, in un microcosmo reso asfittico dalla paura, a Mondragone, Italia del Sud. Raccontata da una voce del Nord, come quella del lodigiano Giulio Cavalli, autore e drammaturgo, giornalista e oggi anche scrittore, in libreria da settembre con il suo primo romanzo. Mio padre in una scatola da scarpe è il titolo, edito per Rizzoli (288 pagine, 19 euro), in uscita il 17 settembre, con la prima presentazione fissata al Circolo della Stampa di Milano, segno di una commistione tra le diverse anime narrative di Cavalli, che ha all’attivo numerose collaborazioni giornalistiche e che oggi abbraccia per la prima volta la formula del romanzo. In oltre 280 pagine di racconto scorre la storia (vera) della famiglia Landa, di Michele e dei suoi sogni, quello di coltivare un orto e di vivere sereno con la sua famiglia. Aspirazioni di un uomo che non è un eroe e neppure un criminale. Speranze di chi crede nell’amore e sta al fianco di Rosalba, la «silenziosa» da quarant’anni, diventando prima genitore, poi nonno, sognando una casa grande e un albero di mele. Una vita semplice, insomma in una terra difficile, dove serve coraggio anche per vivere tranquilli. E dove Michele, che ha perso il lavoro e molti amici, vivrà la sua occasione di essere giusto, confrontandosi con gli spari, le minacce dei Torre e l’omertà dei compaesani. Dopo cinque anni di gestazione, nei quali Cavalli ha conosciuto la storia di Landa, « prima da Sergio Nazzaro e Carlo Lucarelli», poi incontrando direttamente i suoi figli, «soprattutto Angela, con cui è nata un’amicizia», arriva il tempo del debutto da romanziere per il lodigiano, sotto scorta dal 2007 per il suo impegno contro le mafie. Già autore di libri di inchiesta, comeNomi, cognomi e infami del 2010 e L’innocenza di Giulio del 2012, Cavalli è stato membro dell’Osservatorio sulla legalità e consigliere regionale della Lombardia, mentre oggi vive a Roma. «Credo che il mio lavoro sia questo – ammette – , anche se non ho mai avuto occasione di farlo. Nasco come autore e drammaturgo, poi per i casi della vita sono finito in un ruolo più giornalistico e di denuncia. È come se oggi facessi qualcosa che avrei dovuto fare dieci anni fa». Sempre con il piglio libero del cantastorie, anche se non ci tiene a commentare stile e linguaggio: «Trovo ammorbanti gli autori che commentano il proprio romanzo», chiarisce l’autore nel solco di quanto già fatto negli anni, ovvero «esercitare il mestiere della scrittura: se poi si tratta di arte, saranno i lettori a dirlo». La storia di Michele Landa ha colpito Cavalli nella drammatica semplicità, perché «è la vicenda di una persona che si ritrova a combattere una guerra che non ha mai cercato». Ma anche è e soprattutto una storia «d’amore antica, tra due persone che credono che una cosa rotta vada aggiustata, non buttata», narrata attraverso il filtro, umano, dei loro figli, che hanno raccontato all’autore, anche padre di tre bambini, la vita di famiglia. «A differenza dei mestieri dell’attore, dell’autore, del giornalista – spiega Cavalli – , quello di padre è un ruolo in cui ho sempre il terrore di essere inadeguato. Ma il terrore è positivo, testimonia di essere sulla buona strada».

Rossella Mungiello

La parola funziona: a Castelvetrano non ci sarà la partita in memoria del mafioso amico di Messina Denaro

paolo_forte_memorialDunque, andando con ordine: a Castelvetrano hanno pensato bene di intitolare un memorial calcistico a Paolo Forte, mafioso nonché amico di Messina Denaro morto qualche anno fa, noi ne abbiamo scritto qui, si è alzato (per fortuna) un coro di critiche e abbiamo avuto la risposta patetica degli organizzatori a cui ci siamo permessi di controrispondere qui.

Ora il Sindaco di Castelvetrano (che si rilancia nella solita tiritera del “fango” e “della tanta gente onesta” dimenticandosi che ci riferiamo ad uno, uno solo, che era mafioso) comunica che la partita è annullata.

Bene.

Salvini, leggi qui.

guerra-successioneGrazie ad una segnalazione di Cristiana sono incappato in un pezzo sull’Eritrea. Sapete l’Eritrea? Quel paese massacrato da cui fuggono molti dei profughi che starebbero invadendo l’Italia? Ecco date un’occhiata qui a chi sono stati gli ottimi sponsor politici della tirannia. Così magari abbattete anche loro, con le ruspe.

Ah, l’articolo risale ai tempi del Governo Berlusconi. Con la Lega al Governo, insomma.

CISL e la rappresentanza che non si meritano nemmeno

cisl_nazionaleMi raccomando: la prossima volta che vi capita di ascoltare qualche solone che teorizza scenari apocalittici per la diminuzione di iscritti al sindacato magari ripensate anche alle cifre oscene che stanno uscendo in queste ore sulla CISL.

E, tra l’altro, fate una riflessione su un sindacato che si comporta in maniera padronale zittendo con l’espulsione i propri iscritti.

Complimenti a tutti.

Ma l’educazione?

imageHo sentito solo ora le parole di De Luca all’assemblea del PD. Ho sentito la bassezza con cui ha definito Peter Gomez nell’ordine:

“un superfluo, come lo chiamo io, un superfluo”

“un consumatore abusivo di ossigeno”

“un danno ecologico permanente”

“somaro”

Ho sentito, soprattutto, le risate unte di usa il potere come brillantina dei propri comportamenti, come se il “circolino” del PD sia il sacco dell’umido di ciò che non si deve fare davanti alle telecamere.

Non li ho visti in faccia, quelli che ridono, purtroppo. E purtroppo nessuno ce li segnalerà, sicuro, ma ho la sensazione che quelli, ad esempio, Salvini se lo meritino. Perché sognano di dire pubblicamente la grettezza che tengono solo per darsela di gomito.

 

Forse Valigia Blu è piena di buone notizie, per il giornalismo e non solo.

LogoHeader-VB-notextGli amici di Valigia Blu hanno proposto un questionario sul giornalismo e hanno pubblicato una prima analisi sui risultati qui. Ancora una volta è evidente come il giornalismo che i lettori sarebbero disponibili a pagare sia molto diverso da quello che sta come rumore di fondo in molti angoli della rete.

Del resto anche alcune esperienze internazionali ci indicano la strada dell’accuratezza come nuova via economicamente sostenibile. Ed, in fondo, è quello che ci auguriamo tutti. Ora rimane da vedere se i direttori e gli editori dimostreranno capacità di ascolto. O di lettura. Per rimanere in tema.