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In Sicilia qualcosa non mi torna

Insomma: L’Espresso riferisce di una frase pronunciata a (non “da” ma “a”) Rosario Crocetta su Lucia Borsellino. Crocetta si auto sospende e dichiara di non averla nemmeno sentita, di sicuro. Lo Voi (Procuratore capo di Palermo) smentisce che esista un’interpretazione del genere. L’Espresso risponde che invece l’intercettazione esiste. Qualcuno tra L’Espresso e Il Procuratore di Palermo sta dichiarando il falso. E a chi giova? E perché se l’intercettazione se è del 2013 non è uscita prima? E chi avrebbe interesse su uno strafalcione di Lo Voi magari “spinto” a prendere una posizione sbagliata? E perché Crocetta avrebbe difeso sempre a spada tratta Lucia Borsellino? Vedremo.

Ah, questa sera sono a Palermo.

  
  

 

Quando scappa una foto

Oggi a Palermo la giornata è calda, i giudizi forse un po’ affrettati e gli avvoltoi tutti in pista. #sicilia via Instagram http://ift.tt/1I5TKj7

In Grecia e in Italia si lavora 300 ore in più della Germania, ma si guadagna la metà. Ecco perché

Il paese Ue più stakanovista? La Grecia: 2.034 ore di lavoro pro capite nel solo 2012. Quelli più “indolenti”? Germania e Olanda: meno di 1.400 ore.

Come scrive Tiziana:

La questione greca (e perché no italiana e del Sud Europa), sembra la versione europea della vecchia questione meridionale, quella che Antonio Gramsci affrescò così un secolo fa: «La borghesia settentrionale ha soggiogato l’Italia meridionale e le isole e le ha ridotte a colonie di sfruttamento», scriveva Gramsci in Alcuni temi della questione meridionale. Che sia Napoli o Atene, il risultato non cambia.

L’articolo è qui.

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Le idee

Si può resistere all’invasione degli eserciti; non si resiste all’invasione delle idee.

(Victor Hugo, Storia di un delitto, 1877/78)

vadot-europe

Informare gratis (purché si clicchi)

hand-pointer-iconCerto internet è bellissimo, è democrazia ed è libertà. Ma un riflessione sulla qualità dei contenuti (che poi mica vale solo per internet ma credo che oggi valga per qualsiasi professione, in questo Paese in cui è stata suicidata la meritocrazia) e penso che Luca Sofri abbia scritto un post sui cui valga la pena riflettere, qui.

Beppe Grillo, bravo. Anche se non è chic.

Il 5 luglio mi capitava di scrivere un tweet. Questo:

 

 

greciaipotecataPensavo all’energia vitale di essere contro questa bruttissima Germania (curandera di questa brutta Europa) e al fatto che in fondo siamo sommersi da politici che hanno come priorità quella di stare a galla: imbarcano a destra, imbarcano a sinistra e tutti virano vero il centro. Mica il centro di gravità permanente, figurarsi, ma il centro della pozzanghera che raccoglie lo sporco al centro della strada.

Ho criticato (e lo penso ancora) Grillo perché ha appoggiato Tsipras senza mettere sul tavolo le proprie proposte su una diversa Europa e perché troppo spesso l’ho visto banalmente antieuropeo come un Salvini qualsiasi.

Ma la decisione di chiedere che il Parlamento voti sulla concessione di nuovi fondi alla Grecia a queste umilianti condizioni è il passo che avrei voluto ed è avvenuto.

E non me ne frega niente se sarebbe stato chiccosissimo bisbigliare questo articolo a qualcuno delle nuove (tre? quattro?) sinistre: il M5S ha ridato la parola al Parlamento in un momento in cui il Parlamento è solo la lettiera di Matteo Renzi.

E allora chapeau. Davvero.

L’ha fatto per caso o per calcolo elettorale? Beh, ha fatto quello che servirebbe. Ce ne fossero di politici che scelgono ciò che sarebbe giusto per caso o per furbizia.

Quando scappa una foto

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Appena finito di scrivere la mia inchiesta sul turismo sessuale su minori per #left
Fate vacanze buone, oltre che buone vacanze. Perché le ferie non sono una sospensione della dignità. Eh.

Parla Varoufakis, «Ci hanno detto: Questo è un cavallo, ci sali o sei morto»

o-YANIS-VAROUFAKIS-facebook-800x600Torna a farsi vivo Yanis Varoufakis, che non essendo più un ministro greco può parlare e togliersi sassolini dalle scarpe. In un pezzo scritto per Die Zeit e in un’intervista al New Statseman, l’ex ministro greco parla di un piano Schäuble per ristrutturare l’unione europea. Di mancanza di processo democratico e dei toni ultimativi usati dal ministro tedesco nei suoi confronti e di differenze nette di tono tra la premier tedesca Merkel e il suo ministro delle Finanze. Varoufakis nota anche come molti governi indebitati siano stati tra quelli più duri nei confronti della Grecia e come l’alleanza con partiti di sinistra non abbia portato risultati: “Non c’era molto che Podemos potesse fare”. Infine, riferendosi ad Alexis Tsipras e al suo successore, racconta di come non ci siano mai state vedute diverse tra loro e di come i tre restino molto vicini. La risposta cruciale dell’intervista spiega in parte le dimissioni e ci dice perché Tsipras abbia deciso di sacrificare il suo compagno alla trattativa.

 

Non ho mai creduto che dovremmo andare direttamente a una nuova moneta. La mia visione era che se avessero osato chiuso nostre banche, avremmo dovuto rispondere con una mossa aggressiva ma senza attraversare il punto di non ritorno. Avremmo dovuto rilasciare i nostri pagherò, o anche, almeno annunciare che avremmo emesso degli IOU; tagliare i buoni del 2012 in mano alla BCE legami, o annunciare che stavamo per farlo e prendere il controllo della Banca di Grecia. Queste erano le tre cose, che penso avremmo dovuto fare. Avevo messo in guardia il gabinetto di quanto stava per accadere per un mese (…). Quando è successo – e molti dei miei colleghi non ci potevano credere – la mia raccomandazione fu di dare una risposta energica. Il governo ha deciso di non sostenerla

Non c’era un potere alternativo all’interno del gruppo, i francesi non sono un bilanciamento del potere tedesco? Solo il ministro delle finanze francese ha espresso opinioni diverse dalla linea tedesca, ma in forma molto moderata. Si intuiva che sceglieva di usare un linguaggio molto giudizioso, per non fare intuire di essere troppo in opposizione. E in ultima analisi, quando Schäuble dettava la linea, il ministro francese chinava il capo e accettava.

Sarebbe scioccato se Tsipras si dimettesse? Niente mi sconvolge in questi giorni – la nostra zona euro è un luogo molto inospitale per le brave persone. Non mi scioccherebbe neppure che decidesse di rimanere accettando un pessimo accordo. Capisco che si senta in obbligo verso le persone che lo sostengono, e ci hanno sostenuto, di non lasciare che il paese vada in default.

 

 

L’articolo è qui. Su LEFT, ovviamente.