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A casa loro!

Per rendere l’idea, una cartolina da “casa loro”:

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Per chi volesse informarsi basta googlare.

Un avviso importante per i coproduttori del #crowdfunding #lamicodeglieroi

(Ah, come l’avviso delle bollette: chi ha pagato non tenga conto di questo post, eh.)

Non ci credeva nessuno, anzi ci hanno anche detto che sarebbe stata una spericolatezza che avrebbe rischiato di farci fare una brutta figura e invece lo spettacolo teatrale “L’amico degli eroi” e il suo libro sono ufficialmente prodotti interamente da libere donazioni di cittadini. Nelle prossime ore invieremo il materiale su cui stiamo lavorando per sapere cosa ne pensate e dialogarne insieme. PER IL PAGAMENTO: Bonifico Bancario: IT62B0877134060000000900439 intestato a “Bottega dei Mestieri Teatrali”. Oppure con Carta di Credito attraverso Paypal cliccate (o copiate e incollate sul vostro browser) https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=KYRGCTYCDZJ3S

Vi chiedo di inviare le ricevute dell’avvenuto pagamento a spettacoli@giuliocavalli.net

Per qualsiasi dubbio siamo a disposizione.

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Dove vanno i buoni quando non sono in stazione?

085635719-7673187f-9df7-4cc6-80e2-27bfa8e1f8d4Sono rimasto incagliato in un paio di inchieste e ho avuto poco tempo per scrivere. Ma ci sono. E la notizia che mi porto in tasca di questi giorni è la grande (quasi ingestibile) solidarietà vista a Milano e Roma per aiutare i migranti arrivati in Italia. Cibo, pannolini, vestiti, giocattoli e accoglienza in tutte le sue forme. Sarà che il nostro giornalismo ha disimparato il vocabolario della tenerezza ma molti articoli che hanno raccontato questa rivoluzione gentile sembrano quasi cigolare d’imbarazzo, come se i sinonimi dell’umanità fossero stati chiusi a chiave convinti di non doverli mai più usare.

Ecco allora io mi chiedo: dove sono tutte queste meravigliose persone? Dove sono state? Chiuse in casa non credo, non avrebbero potuto sopportare il putridume diventato talk-show. Cosa pensano di questa muscolosità lessicale che ha conquistato tutti i “leader” politici? Perché tacciono di fronte a questo razzismo ignorante e proprio perché ignorante ancora più pericoloso? Come rispondono ai luoghi comuni che strisciano negli uffici, sull’autobus, tra la gente? Ma soprattutto: cosa votano?

Perché io sono sicuro che se ci fosse una forza politica che riuscisse a rappresentare quella bontà che abbiamo incrociato fuori dalle stazioni questo sarebbe un Paese migliore. Io voglio iscrivermi al movimento di quelli lì.

Mafia Capitale: i beni del “povero” Buzzi

mafia360ed06231_44285223_300Il nuovo provvedimento di sequestro, emesso dal Tribunale di Roma – Sezione Misure di Prevenzione, eseguito da parte del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria, riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale, ivi comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim immobiliare S.r.l., con sede a Roma, in Viale Palmiro Togliatti n. 1639, operante nel settore della “locazione immobiliare di beni propri”. La società, legalmente rappresentata e partecipata (quota del 6%) da Emanuela Bugitti, anch’essa già colpita da ordinanza di custodia cautelare in data 2 dicembre 2014 e 4 giugno 2015, nonché dallo stesso Buzzi Salvatore (quota del 6%) e da Guarany Carlo Maria (quota 1%), risulta controllata dalle note cooperative “29 Giugno Coop. Sociale Onlus”, per il 48%, e “Formula Sociale a r.l. Onlus”, per il 4%, entrambe già cadute in sequestro il dicembre scorso. Il patrimonio detenuto dalla Sarim immobiliare S.r.l. si sostanzia in disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, in una unità immobiliare di ben 2.750 mq, ubicata a Roma, in via Santa Maria di Loreto n. 35, utilizzata dalle cooperative di Buzzi quale casa di accoglienza, dedicata a categorie protette (donne, minori, rifugiati e richiedenti asilo). Il valore dei beni oggi cautelati ammonta a circa 16 milioni di euro, portando il sequestro totale dei beni cautelati nell’ambito dell’operazione “Mondo di mezzo” ad oltre 360 milioni di euro. Prosegue, ininterrottamente, da parte del Tribunale di Roma e della Guardia di Finanza, il recupero di spazi di legalità economica.

Buzzi, 59 anni e un passato nell’estrema sinistra, sarebbe, secondo i magistrati, uno dei due “boss” della presunta associazione a delinquere. Finito in carcere nel 1980 per l’omicidio di un suo socio in affari, era uscito prima del tempo, nel 1994, per via della grazia concessagli da Oscar Luigi Scalfaro. E, proprio in quegli anni di galera, aveva conosciuto l’altra persona che sarebbe a capo del presunto sodalizio criminale, Massimo Carminati, ex terrorista di estrema destra molto vicino, in passato, alla banda della Magliana. Uscito di prigione, Buzzi aveva fondato la “29 Giugno”, una cooperativa di ex-carcerati, e, nel corso degli anni, era diventato anche il direttore di un consorzio di cooperative che gestivano campi rom, centri di accoglienza per migranti e anche alcuni punti verde qualità. Buzzi e Carminati, secondo i magistrati, avrebbero ottenuto diversi appalti grazie alla corruzione di politici e amministratori.

(fonte)

L’aeroporto di Firenze e l’aggiramento delle regole

Un articolo prezioso di Paolo Baldeschi:

aereoporto-firenze-duomoLa storia si ripete, e quanto sta accadendo oggi per il progetto del nuovo aeroporto di Firenze è un film già visto. Si tratta del ‘remake’ di un soggetto scritto a più mani, così apprezzato da essere riproposto in ogni occasione utile. Ma quale è il soggetto del film? E’ la solita grande opera infrastrutturale che ahimè, per volere di ‘fastidiose leggi’ che lo Stato italiano (come d’altronde tutti gli Stati europei) ha emanato in applicazione di direttive comunitarie, deve essere sottoposta a un giudizio di compatibilità ambientale. Ma potrà mai ciò accadere per le infrastrutture che il potere ritiene irrinunciabili per lo sviluppo? Certo che no! Un sistema collaudatissimo ha prodotto un complicato ma perfetto intreccio di relazioni e competenze che garantisce alle opere di uscire vincitrici nella competizione con le valutazioni, come uno slalomista tra i paletti.

Il problema è che le ‘non valutazioni’, perché di ciò si tratta, producono spesso effetti devastanti. Ha fatto scuola in tal senso l’alta velocità – nel sottoattraversamento appenninico – dove a seguito di ripetute segnalazioni da parte dei tecnici in merito alla probabilità che la realizzazione delle gallerie ferroviarie potesse intercettare l’acquifero e alla necessità, perciò, di approfondire le conoscenze in tal senso, la politica (tutta) ha, nel supremo interesse collettivo, approvato l’opera dando mandato affinché – ed ecco le parole magiche – “nelle successive fasi autorizzative” si verificasse la sussistenza di tale criticità. Et voilà, con la semplice frase “nelle successive fasi autorizzative” si è realizzata l’intuizione capace di sovvertire l’applicazione delle regole poste a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Perche è bene ricordare – a riguardo – che gli acquiferi del Mugello sono stati effettivamente intercettati dalle gallerie, che fiumi, torrenti e sorgenti si sono effettivamente seccati; e, udite udite, la Regione Toscana si è costituita parte civile nel processo per disastro ambientale; sì proprio quella Regione che anni prima, in sodalizio con l’allora Ministro delle infrastrutture Matteoli, aveva approvato il progetto TAV convenendo che soltanto “nelle successive fasi autorizzative” si sarebbe dovuto verificare se avevano una base di fondatezza le preoccupazioni ambientali poste da coloro che oggi è di moda chiamare ‘gufi’.

Ma torniamo alla procedura di VIA del nuovo aeroporto di Firenze in corso. Questa sta seguendo lo stesso sistema collaudato di aggiramento delle leggi e delle regole. Il primo passo è che il proponente presenti un progetto preliminare/definitivo, operazione impossibile solo per gli ingenui. Il significato autentico è che il progetto entra nella VIA come ‘preliminare’ e ne esce come ‘definitivo’. Come? Con un secondo passo: la commissione VIA, invece di chiedere integrazioni e chiarimenti – atti ufficiali che interromperebbero la procedura e che richiederebbero risposte e approfondimenti altrettanto ufficiali – ‘contratta’ le modifiche del progetto con il proponente; e, in effetti, per quanto risulta, la Commissione Via non ha richiesto nessuna integrazione del materiale del Master Plan aeroportuale per quanto lacunoso, né lo farà la Regione, Toscana, né lo ha fatto il Comune di Firenze, ovviamente sponsor del progetto, che ha trasformato le proprie osservazioni in “prescrizioni realizzative”.

Le “prescrizioni realizzative”, un’invenzione senza alcun fondamento giuridico, spiegano il terzo fondamentale passo del “sistema”. L’amministrazione – tanto per fare un esempio – invece di chiedere le necessarie integrazioni degli studi e dei modelli di valutazione del rischio idraulico, perché basati su dati non aggiornati, dirà che “nelle successive fasi di realizzazione del progetto si dovrà approfondire l’eventuale necessità di disporre di dati più aggiornati”. E così si arriva al progetto esecutivo ‘non valutato’, con ritardi, interruzioni non previste, proteste, costi triplicati da scaricare sui contribuenti; e con il rischio di ripetere i disastri del Mugello.

Questo sistema è stato seguito dalla Commissione VIA con l’intermediazione e il patrocinio di ENAC nel corso degli anni per tutti i progetti aeroportuali soggetti a studio di impatto ambientale. E, ovviamente, nonostante l’allarme della pagina locale di Repubblica (colpo di scena! Palazzo Vecchio fa le bucce all’aeroporto!) le “prescrizioni realizzative” del Comune di Firenze sono state favorevolmente accolte dal proponente Adf che ha annunciato di volere avviare i lavori entro agosto, anticipando come favorevoli i pareri della Regione e degli altri enti interessati; e sottintendendo che le valutazioni (serie) non sono altro che un evitabile intralcio a decisioni già maturate.

Le opache e tortuose vicende del nuovo aeroporto di Firenze non fanno altro che ripetere un copione collaudato: aggiramento delle regole poste a tutela della sicurezza e della salute delle popolazioni, vanificazione dei processi partecipativi, decisioni prese dall’alto e gestite dall’alto, pubblicità sui giornali al posto di analisi serie. Il tutto con la complicità delle istituzioni e delle amministrazioni pubbliche; nel silenzio della stampa che riporta solo entusiastiche dichiarazioni a supporto del nuovo aeroporto. Non c’è da stupirsi che la ‘politica’ sia sempre più sentita come una collusione tra potenti, estranea e contraria agli interessi dei cittadini.

Per non candidare impresentabili ne eliminano la definizione. Geni.

Non avevo nessun dubbio sul fatto che qualcuno si applicasse a modificare il regolamento per cui la Commissione Antimafia (e non Rosy Bindi, come vorrebbero farci credere) stila l’elenco degli “impresentabili”. E infatti nell’ultima seduta sembra (a leggere sia Il Fatto Quotidiano che il Corriere della Sera, quindi due organi un po’ “distanti”) che a qualcuno si venuta la brillante idea di cambiare le regole per non essere costretti a cambiare le persone.

Geni. Al solito.

Quelli che esportano il sesso in cambio della democrazia. E la chiamano pace.

Puoi trovare sinonimi della parola guerra ma dentro ci sono sempre tutte le sue stesse brutture:

53DA4DBF8CB9BB88B4E68AA8C68ASesso in cambio di cibo, telefonini, scarpe e profumi: secondo un rapporto choc dell’Onu, condotto dall’Oios, i servizi di investigazione interna del Palazzo di Vetro, i caschi blu hanno commesso «in modo abituale» abusi nei Paesi in cui sono stati schierati, pretendendo prestazioni sessuali in cambio di denaro o oggetti “lussuosi”. «Le prove emerse in due missioni di peacekeeping dimostrano che le richieste di prestazioni sessuali sono piuttosto comuni ma tenute sotto traccia», denuncia il documento, che è datato 15 maggio e di cui l’Associated Press è entrata in possesso. Le denunce di abusi sessuali sono 480 in un periodo compreso fra il 2008 e il 2013 e riguardano soprattutto le missioni nella Repubblica Democratica del Congo, in Liberia, Haiti, Sudan e Sud Sudan. Secondo il rapporto, inoltre, un terzo dei casi di sfruttamento e abusi coinvolge minori di 18 anni.

Ad Haiti, ad esempio, ben 231 persone – che sono state appositamente intervistate – hanno ammesso di aver avuto «relazioni sessuali» con il personale di peacekeeping in cambio di «gioielli, scarpe, vestiti, biancheria intima, profumi, cellulari, televisioni e, in alcuni casi, laptop». Chi cercava di sottrarsi al commercio veniva ricattato. A Monrovia un’indagine su 489 donne ha svelato che più di un quarto della popolazione femminile locale ha avuto scambi sessuali con i peacekeepers. Il documento punta il dito anche contro i civili che fanno parte delle missioni Onu: malgrado rappresentino solo il 17% del personale, risultano coinvolti nel 33% delle accuse. Il rapporto finale dovrebbe essere pubblicato lunedì e arriva a circa un mese dallo scandalo dei presunti abusi commessi dai soldati francesi sui minori nella Repubblica Centrafricana, accusati di aver stuprato anche bambini di nove anni.

(fonte)

A Pogliano c’era il boss ma nessuno se n’è accorto

image“Qui non c’è pressione. Ti conoscono… ma non ti conoscono… ti vedono lavorare e non sanno quello che tu sei. Ti vedono sotto un’altra ottica”. Sono le considerazioni di Giovanni Nuvoletta, 46 anni, il presunto boss della camorra arrestato mercoledì mattina nella sua casa a Pogliano Milanese. L’intercettazione del dicembre 2013 conferma che Nuvoletta junior, figlio del defunto boss Lorenzo, storico padrino dell’omonimo cartello camorristico di Marano di Napoli, consapevole del “timbro di mafiosità” legato al suo cognome in tutta la Campania, nel 2011 si trasferisce al Nord con la famiglia per continuare i suoi affari illeciti. Sceglie la Lombardia, dove nessuno conosce la storia della sua famiglia. “In Campania sei visto male in partenza”, aggiunge Giovanni. A Pogliano quando arriva non lo conosce nessuno. Fino a mercoledì mattina, quando viene arrestato dai finanzieri del Comando Provinciale di Milano con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, reimpiego di capitali illeciti e trasferimento fraudolento di valori. Qui apre il locale “AMOzzarella”, un ristorante-pizzeria con annesso caseificio, sempre molto frequentato. In paese si muove come una persona qualunque, con villa e capannone, in una delle strade del centro.

Imprenditore irreprensibile anche per il sindaco Vincenzo Magistrelli: “Quando mercoledì mattina ho appreso dagli organi di informazione la notizia dell’arresto di Nuvoletta sono rimasto senza parole – spiega – l’ho conosciuto tramite l’ufficio tecnico, quando hanno aperto la loro attività alcuni anni fa. Ci sono stati dei problemi in merito ai posteggi e all’occupazione del suolo pubblico, ma hanno messo a norma il locale nel rispetto delle Leggi senza problemi. È gente che non ha mai dato fastidio. Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni per episodi di disturbo della quiete pubblica. A differenza di altri locali presenti sul territorio del loro ristorante mai nessuna nota negativa”. Certo. Il presunto boss della camorra non poteva permettersi di avere in giro nel ristorante controlli e polizia locale per un tavolino di troppo messo sul marciapiede e così ha «messo tutto a posto». Non sapeva che la Guardia di Finanza, invece, lo conosceva e stava indagando sui traffici di droga e su come aveva reinvestito nell’economia legale gli illeciti proventi, trasformandosi in dinamico imprenditore nel settore della ristorazione lombarda. Il locale chiuso mercoledì mattina dopo il blitz dei finanzieri ha riaperto in serata. Ma ora anche a Pogliano tutti sanno chi è Nuvoletta.

(clic)

Sarebbe onesto (a proposito di corruzione e Expo)

Renzi che (di fianco a Maroni, per dire) dichiara “guerra senza quartiere ad inefficienze e corruzione” è il protoleghismo rivestito di centrosinistra. Anche perché sarebbe bello che qualcuno ammettesse che Expo è stato pensato dalla Moratti e Formigoni (l’impreparazione e il familismo paracattolico), poi è passato sotto qualche governo “en passant” per finire poi com’è finito (con McDonald’s e Farinetti a fare le facce dell’agricoltura). Ecco: l’annuncio di Renzi di oggi (sempre con Maroni di fianco, per dire) è come l’allenatore di una squadra retrocessa che promette uno scudetto. E invece già sta giocando nel campionato di quelli che perdono meglio.