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Ddl corruzione, il minimo istituzionale 

Luigi De Magistris ne ha scritto per Left qui:

 Non considero il ddl “anticorruzione” licenziato al Senato un’arma decisiva alla dilagante penetrazione delle mafie e della corruzione nelle istituzioni italiane. Al contrario: è la risposta non sufficiente alla richiesta di trasparenza che sale dal Paese, di un governo sinora debole su questo fronte.

Certo non vanno taciute alcune novità positive: sanzioni più dure, reintroduzione del falso in bilancio (seppur in forma tenue), sconti di pena per chi collabora nei procedimenti per corruzione. Tuttavia, si tratta del minimo istituzionale proponibile a fronte di un cancro che sta corrodendo lo Stato. Renzi sa che la gente è furibonda per il livello percepito di corruzione nel Paese. E la realtà, per quella che è la mia esperienza prima di magistrato e ora di sindaco, è peggiore di quello che si percepisce. Le normative in materia di appalti e lavori pubblici devono essere riviste radicalmente.
Ci vogliono regole chiare e semplici per attribuire ai poteri ordinari la forza di decidere in modo responsabile in tempi brevi. Si deve interrompere il ricorso a poteri commissariali che agiscono in deroga a leggi ordinarie. Non a caso, i commissariamenti sono tanto desiderati dal “sistema” malavitoso. Serve interrompere le concessioni di lavori pubblici sine die con costi che lievitano ad libitum, con una commistione pericolosa tra soggetti diversi; limitare le varianti in corso d’opera con operazioni opache su ribassi, lievitazioni, costi e ricorsi a sub-appalti; introdurre trasparenza nella scelta delle commissioni di gara; la rotazione delle ditte all’interno di elenchi redatti con procedure informatizzate unitamente ad Anac per i lavori di cosiddetta somma urgenza; ridurre al minimo esternalizzazioni di servizi pubblici in settori come quello dei rifiuti. E per verificare la correttezza dell’utilizzo dei fondi pubblici, soprattutto europei, si devono rafforzare i controlli sostanziali, non solo quelli formali. Oggi il “sistema” beneficia di consulenti qualificati che accertano che la forma sia sempre rispettata. E così è: apparentemente i lavori sono in regola. Poi, però, cadono viadotti, il materiale è di qualità scadente, l’opera resta inutilizzata.

Finalmente Pisapia l’ha detto

203716938-72c8f183-ed0c-45c9-a85f-cef3a98ed167Domandano a Giuliano Pisapia: “Qualcuno sta cercando di distruggere l’esperienza milanese?”. E il sindaco, che quel centrosinistra in salsa ambrosiana – Pd e sinistra radicale – lo incarna, risponde così: “Più che un dubbio è una certezza, qualcuno a Roma crede che la realtà milanese sia un percorso da sconfiggere e non da replicare. Dico qualcuno, non tutti, dentro il Pd”.

Ma in ogni caso bisogna reagire: “Non possiamo lasciare che Milano venga fagocitata a livello nazionale, perché questa città è sempre stata un modello, è sempre stata avanti”. Niente di più, niente di meno, ma è abbastanza per mettere un po’ di pepe al dibattito che si è già aperto per il dopo Pisapia in vista delle elezioni comunali dell’anno prossimo.

Il pezzo su Repubblica finalmente dice quello che sembrava non si potesse nemmeno dire.

Addirittura Scalfari, sulla legge elettorale

 Eugenio Scalfari, non propriamente un ‘gufo’, commenta così la riforma elettorale:

Le conseguenze di queste decisioni che stanno per essere approvate tra pochi giorni sono di fatto l’abolizione della democrazia parlamentare.
Un Parlamento di “nominati” in un sistema monocamerale è una “dependance” del potere esecutivo che fa e disfà senza più alcun controllo salvo quello della magistratura se dovesse trovare un reato contemplato dal codice penale.
Resta naturalmente la Corte costituzionale ma anch’essa può finire con l’essere una Corte nominata dall’esecutivo se desse troppa noia all’autoritarismo d’un governo a sua volta sottomesso alla decisione d’un autocrate e del suo cerchio magico. Gli interessati si sono assai doluti perché avevamo usato il termine di democratura per descrivere l’essenza di quanto rischia di accadere. Ma quale altra parola lo descriverebbe in modo più appropriato?

Forse sarebbe il caso da parte del Governo di aprire una discussione. Lasciando perdere la demonizzazione di chi non è d’accordo. A meno che anche Scalfari non sia un demone. Hai visto mai.

Il vero nemico del giornalismo è il corridoio

Il vero nemico del giornalismo è il corridoio. L’antro in cui ci si lamenta e si parla male del collega per noia o frustrazione. Io li mandavo in onda dalle 6 di mattina alle 9 di sera. L’occupazione è un ottimo antidoto alla cattiveria gratuita sussurrata di fronte alla macchinetta del caffè.

(Enrico Mentana)

Lunedì a Bolzano

Andiamo in scena di lunedì. A Bolzano. Con Nomi Cognomi e Infami.

Se siete da quelle parti siete graditi ospiti. Tutte le informazioni le trovate qui.

O fai politica o non la fai

 Vale la pena leggere Giuseppe Musmarra e riprendere dal suo articolo una considerazione:

Landini ha traccheggiato. Ha rinviato. Si è lanciato in una serie di distinguo tra “partito” (Io un partito? Giammai!), “movimento” (Un’aggregazione spontanea? Forse) e poi “blocco sociale” (Ecco sì, wow, blocco sociale sì!). Una colossale e ridicola perdita di tempo terminologica. Perché delle due l’una: o fai politica o non la fai. Farla fingendo di non farla è una mistificazione che la gente percepisce e giudica negativamente. Nel frattempo Renzi ha ben approfittato di queste incertezze mettendo a segno una serie di riforme che hanno tolto al rassemblement alla sua sinistra molti argomenti.

Ora, al di là di una diversa opinione sul senso di “mettere a segno una serie di riforme” che hanno tolto alla sinistra argomenti (credo che siano molti di più di quelli che pensa Musmarra a non condividere lo spirito di queste ultime riforme annunciate) sono comunque d’accordo sul fatto che oggi gli elettori chiedano, soprattutto a sinistra, almeno radicalità nelle posizioni e il tira e molla di Landini, come era successo per Montezeolo e Passera e il Movimento Arancione di De Magistris, porta i cittadini a sentirsi cavie chiamate a raccolta per contare le statistiche nei sondaggi. E nessuno ne ha voglia. Nessuno.

Sostengo il #crowdfunding de “L’Amico degli eroi” perché: (3)

Ci scrive Armando, uno degli oltre 100 coproduttori del nostro spettacolo (e libro) “L’Amico degli Eroi“:

io ho aderito a questa iniziativa innanzitutto perché ritengo importante che vengano divulgate il più possibile certi fatti/notizie, poi per la tua storia personale, ma anche per il video-appello che – qualche mese fa – hai voluto fare per Nino Di Matteo, video che ho visto (e divulgato) tante volte e ogni volta mi emoziono e m’incazzo … anche perché la situazione è peggiorata ulteriormente dopo la vergognosa decisione del CSM di non assegnarlo alla Procura Nazionale Antimafia.
Sono certo che realizzerai un gran bel lavoro.
Spero al più presto di poterti stringere la mano, intanto ti faccio arrivare un abbraccio.

Se volete aiutarci potete contribuire facilmente qui.

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La sicurezza per i volti noti della tv e dei giornali. Ne parla il giudice Piergiorgio Morosini.

scorta-in-Italia“Il problema della sicurezza non è solo un problema di tutela di alcuni volti noti, perché conosciuti anche in tv o sui giornali. Bisogna proteggere tutti. Bisogna mettere tutti in condizione di potere fare il proprio dovere con serenità. Le istituzioni preposte alla sicurezza non possono credere di assolvere al loro compito tutelando solo alcuni”. Lo ha detto il giudice Piergiorgio Morosini, componente del Csm, intervenendo a Palermo all’assemblea dei magistrati e degli avvocati convocata dopo i fatti di Milano. “Questo è un tema che viene sollevato a Palermo ormai da anni ma è un problema che riguarda l’intera realtà nazionale – dice – perché la nostra sicurezza ela nostra serenità non sono privilegi, ma presupposti affinché possiamo rendere un servizio degno di un paese civile a tutti i cittadini che chiedono giustizia. Noi tutti, con gli avvocati e il personale di cancelleria, dobbiamo pretendere rispetto e volontà di dialogo dei nostri interlocutori istituzionali. E il Csm ha un ruolo importante”.

“Ma come fa la sicurezza a essere una priorità se noi per tanti anni abbiamo sentito di giudici politicizzati e negli ultimi tempi il jingle e cambiato e sentiamo parlare di fannulloni e irresponsabili?”, denuncia Morosini.

(fonte)

Left (da domani in edicola): cosa ci abbiamo messo dentro

Left ora è nuovo davvero, nella grafica e nei contenuti e per noi domani è un giorno importante, ne ha scritto la direttora Ilaria Bonaccorsi:

20150411_Left_N132015-800x500Questo è un numero speciale per noi di Left. Abbiamo immaginato  e poi realizzato ogni singola pagina, contenuto e forma.

Siamo andati a Parigi, a tre mesi dall’attentato di Charlie Hebdo e abbiamo parlato con la giovane giornalista, sociologa delle religioni franco marocchina che si è salvata per un semplice caso. Non era andata in redazione quella mattina, era a Casablanca per cercare casa. Voleva tornare a casa, era stanca. L’Is ha “l’obbligo” di ucciderla, perché ha offeso Maometto, ma lei è talmente arrabbiata che non riesce neanche ad  avere paura.

E poi siamo andati in giro per il Paese, abbiamo cercato di capire se fuori dal mainstream del Pd c’è vita, abbiamo intervistato il sindaco di Bogliasco, Luca Pastorino uscito di recente dal partito di Renzi, che si è candidato in Liguria contro Raffaella Paita alzando polveroni di polemiche inutili; siamo andati in una scuola di periferia dove nonostante “La vera scuola” fatta di pioggia dentro e servizi inutilizzabili, la didattica si fa “eccellenza”.

Abbiamo chiesto a Gherardo Colombo, uno dei tre magistrati simbolo di Mani pulite autore di un libro coraggioso e bello Lettera a un figlio su Mani pulite, di spiegare la corruzione a una bambina di dieci anni. Vi abbiamo raccontato il calcio di sinistra e abbiamo affidato quattro pagine al graphic journalism di Francesca Zoni.

Ci siamo chiesti chi siano le migliaia di foreign fighters, combattenti volontari, che ogni giorno partono per andare a combattere l’Is, armati sino ai denti. E abbiamo chiesto a un’economista il profilo del signor No d’Europa, il finanzminister della Merkel, Wolfgang Schauble. L’uomo forte dell’austerity, quello che si è rifiutato persino di dare il proprio numero di telefono al suo collega greco, Yanis Varoufakis.

Perla di questo numero è anche il racconto fantastico, ma non troppo, di Claudia Vago che immagina un mondo nel quale Facebook ha divorato tutto. Tutto lo spazio vitale del web e dell’informazione fino a farsi Stato e a dichiarare guerra allo Stato.  Ma anche Albert Einstein e la teoria della relatività generale nel suo centenario, Luciano Bianciardi e la musica con Lady Pink Floyd. Leggeteci e raccontateci cosa vi sembra. Vi aspettiamo.

(Ilaria Bonaccorsi)