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F1: se a perdere è il Bahrain

Roberto scrive del Gran Premio di F1 in cui i diritti sono già fuori dalla griglia di partenza. L’anno scorso le forti proteste contro il regime al governo avevano portato alla cancellazione della corsa, le Wiliams avevano comunque fatto sapere che stavano valutando la possibilità di boicottare la gara. Ora, a distanza di un anno, la situazione politica non è molto cambiata, per avere un’idea basta leggere qualche post di Alaska: Con l’aperto controllo dell’Arabia Saudita e la tacita complicità degli Stati Uniti (che pagano al Bahrain un lauto affitto per alloggiarvi la loro Quinta Flotta e gli forniscono armi), nemmeno il rapporto della commissione internazionale sulle torture pubblicato a ottobre ha aperto la strada per le riforme. La divisione settaria cavalcata dal governo si è acuita, la giovane attivista Zeinab Alkhawaja (@angryarabiya) si trova per la terza volta in carcere (dopo che suo marito era stato appena liberato dopo dieci mesi di carcere, e mentre suo padre Abdulhadi Alkhawaja è in carcere da quasi un anno, sta facendo lo sciopero della fame, e ha scritto un appello alla Danimarca, paese dove ha a lungo vissuto da esule), e tutti i cortei notturni degli ultimi mesi sono stati repressi con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e pallini da caccia. Negli ultimi giorni i manifestanti, che erano sempre rimasti pacifici e avevano inventato alcune proteste simboliche come quella dei clacson, hanno cominciato ad appiccare incendi e lanciare molotov. In previsione dell’anniversario, il re ha di nuovo bloccato tutti i visti per i giornalisti stranieri, nonché i visti turistici all’ingresso. Migliaia di persone ieri, e gruppetti di giovani stamattina all’alba che hanno cercato di raggiungere quella che un tempo era Lulu correndo con le bandiere sono stati ricacciati indietro dai lacrimogeni, e si registrano già diversi feriti. La Boudaiya Highway è stata bloccata dalla polizia, Sitra isolata. Come se non bastasse Amnesty International ha pubblicato un dossier sui diritti umani violati nel paese. Forse sarebbe significativo uscire dalla meccanica, entrare nel campo dei diritti (negati) e decidere che anche lo sport debba fare tappa dove la democrazia se lo merita. Ferrati e Toro Rosso per prime.

Non Mi Fermo: i temi del 3 marzo

Riprendo il chiaro post di Claudio. Per il nostro evento di sabato 3 marzo al Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, Milano. E per partire.

#nonmifermo

Fra gli argomenti di cui parleremo il 3 marzo:

– informazione
– politica partecipativa
– antifascismo
– solidarietà
– diritto di cittadinanza
– consumi solidali
– cultura come risorsa primaria
– reddito di cittadinanza
– educazione alla legalità
– antimafia
– ciclisti
– acqua pubblica
– trasporto pubblico

Gli obiettivi:

– presentare esperienze idee e proposte virtuose dando voce anzitutto a cittadini, comitati, amministratori locali, attivisti, studiosi, intellettuali
– contrastare il diffuso sentimento di antipolitica con il migliore strumento che abbiamo, la nostra Costituzione
– fare politica, fare buona politica
– fornire strumenti concreti, in primis ai nostri amministratori sul territorio, come documenti, proposte di legge, mozioni, OdG, etc.
– promuovere la legalità perché leggi e regole siano vissute come opportunità

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

(art. 4 Costituzione Italiana)

Perché non vogliamo, non possiamo, fermarci.

Uno striscione per Rossella Urru

Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 la cooperante italiana Rossella Urru, 29 anni, è stata rapita a Hassi Rabuni nei pressi di Tindouf nell’ovest dell’Algeria. Rossella lavorava da due anni per conto del Comitato Italiano Sviluppo dei popoli (CISP), occupandosi di rifornimenti alimentari per il campo profughi Saharawi di Rabuni, frequentato soprattutto da donne e bambini.


Il sequestro di Rossella e dei suoi colleghi spagnoli Enric Gonyalons e Ainhoa fernandez è stato rivendicato dal Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya (Movimento Unito per la jihad in Africa Occidentale), un gruppo dissidente di Al Qaeda.

Dal 12 dicembre il rapimento di Rossella Urru è scomparso dalle cronache dei giornali e non vi è più attenzione da parte dei media.

Non possiamo permetterci di far calare l’attenzione e di dimenticare. È il momento di parlarne e di continuare a chiederne la liberazione immediata.

Il Tg3 ha aperto una spazio dedicato per raccogliere segnalazioni e iniziative (http://www.rai.it/dl/tg3/focus/articoli/ContentItem-bce7206e-8c1a-414b-9a5e-84782cfe32c1.html). Inoltre, molti appelli si stanno diffondendo sul web. Vi segnalo una proposta molto interessante per l’8 marzo, che invita ad esporre striscioni per la liberazione di Rossella in ogni Comune d’Italia (http://www.progettieducativi.com/rossellaurru).

Personalmente ho mandato una lettera a Formigoni affinché Regione Lombardia aderisca all’iniziativa. Chissà se il Presidente lombardo si impegnerà con la stessa intensità dello scorso novembre quando fece esporre “salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo”, chissà se per Rossella Urru ci si adopererà con la stessa sensibilità cristiana.

Questo il nostro comunicato stampa di oggi:

L’8 MARZO STRISCIONE PER ROSSELLA URRU LIBERA ANCHE SU PIRELLONE E PALAZZO LOMBARDIA
“Rossella Urru lavorava nel campo profughi algerino Tindouf come cooperante volontaria del Comitato italiano sviluppo dei popoli quando, lo scorso 22 ottobre, è stata rapita insieme a due colleghi spagnoli per mano del Movimento unito per la jiahad dell’Africa, che ha rivendicato il gesto.

Sono passati 128 giorni, non ci sono sue notizie e, parallelamente, la vicenda pare caduta nel dimenticatoio.

Cosa che davvero non possiamo accettare. La proposta, allora, è quella di provare a riaccendere i riflettori dei media e dell’opinione pubblica, con ogni mezzo possibile, anche con un gesto semplice ma evocativo come l’esposizione nei luoghi istituzionali di striscioni che mostrino il volto di Rossella e ne chiedano la liberazione.

Alcuni Comuni, tra cui quello di Milano, l’hanno già fatto. Ora arriva l’invito affinché entro la data simbolica dell’8 marzo le adesioni a questa iniziativa si moltiplichino.

Noi lo abbiamo girato, con una lettera di istanza ufficiale, al presidente del Consiglio Davide Boni e al presidente della Regione Roberto Formigoni.

Vorremmo che nella giornata della festa della donna anche sulla facciata del Pirellone e su quella di Palazzo Lombardia campeggiasse l’immagine di questa giovane cooperante italiana. Sarebbe un segnale importante, un modo concreto per contribuire a rompere il muro del silenzio. Auspichiamo quindi che i vertici di Consiglio e Giunta gli diano immediatamente corso. Nella speranza di rivedere al più presto Rossella Urru di nuovo libera”.

L’insolvenza mascherata della Grecia

Lo chiamano salvataggio, ma l’insolvenza mascherata proposta ai privati attraverso la rinuncia al 70 per cento del valore di crediti e interessi e l’intervento del fondo salva stati, porterà la Grecia, nella migliore delle ipotesi, ad avere un rapporto debito/pil al 120 per cento nel 2020. Nella peggiore delle ipotesi al 160 per cento. Per giustificare il commissariamento di un paese da parte della Troika ci vorrebbe un vero salvataggio.
Dall’emergenza freddo dei giorni scorsi dobbiamo imparare che occorre avere previsioni meteo più precise e che bisogna diversificare le fonti di energia, oggi troppo concentrate sul gas, incentivando le rinnovabili.
Monti si dice invidioso della riforma del lavoro spagnola. Ma possiamo fare meglio della Spagna aggredendo davvero il dualismo del mercato del lavoro: nuovi spunti dal confronto in corso sul sito Nada es gratis. Non va bene ridurre i costi dei licenziamenti durante una recessione.
Con i bassi prezzi di borsa, alcuni gruppi di controllo -come la famiglia Benetton- lanciano Opa per il delisting, cioè per togliere la società dal mercato. A loro conviene. Per gli azionisti di minoranza, invece, prima di aderire è bene valutare le prospettive dell’impresa e ricordare le scottature prese in passato. Nei mercati finanziari la speculazione si batte con una maggiore informazione, non con la Tobin tax, com’era nelle intenzioni del suo ideatore. La tassa sulle transazioni di titoli, infatti, non attenua la pressione speculativa, aumenta la volatilità e, se applicata soltanto in alcuni mercati, li penalizza pesantemente.
L’analisi e i commenti sul sito la voce.info. E ne vale la pena.

Il reddito di cittadinanza come innovazione

Una riflessione inattesa e pungente sul reddito di cittadinanza come motore di innovazione. E’ di Alberto Cottica (vi consiglio di leggere il suo bel libro WIKICRAZIA). Pensavo a queste cose domenica, assistendo a un convegno in cui si discuteva di reddito minimo. Nella sua versione più semplice, si tratta di un reddito sganciato dal lavoro o dal possesso di ricchezza: vi hanno diritto tutti, per il solo fatto di esistere. Non sono un esperto, ma ho capito che viene inquadrato come una misura volta a ristabilire la dignità delle persone, a renderle più sicure meno ricattabili. Tutto questo ha molto senso, ma mi viene da pensare che il reddito minimo potrebbe essere anche una misura di politica dell’innovazione: liberi dal bisogno immediato, soprattutto i giovani sarebbero più in grado di assumersi dei rischi, lanciandosi in nuove idee. La maggior parte fallirebbe, come sempre accade, ma questi fallimenti costerebbero pochissimo), e quelle di successo potrebbero avere impatti straordinari, largamente in grado di pagare i costi dell’intera operazione. In effetti credo che il costo per la collettività del reddito minimo sia zero: anche adesso nessuno muore di fame, si tratta solo di spostare capacità di spesa da soggetti garantiti a soggetti non garantiti! Tutto questo si traduce in un mix di politiche dell’innovazione che investe meno su attività (come la ricerca di laboratorio) o su organizzazioni (imprese o università) e più sulle persone. L’idea di base è metterle in grado di attaccare i problemi che ritengono importanti, poi togliersi di mezzo e valutarne i risultati. Che è poi semplice buon senso, a meno che non si ritenga che le persone – i giovani, in questo caso – siano normalmente ciniche, pigre o peggio. 

Il dopo primarie che ci piace

Roberto Colombo porta un po’ di arancione a Canegrate e dopo avere vinto le primarie incassa le belle parole di Roberto Meraviglia (coordinatore del Circolo del Partito Democratico). Parole semplici, poche righecredo nella possibilità di dialogo e di confronto per poter arrivare insieme, attraverso la partecipazione, a posizioni il più possibile condivise, così da proporre ai nostri concittadini un programma definitivo, ricco di punti interessanti e idee di buon contenuto. Le parole che piacciono (agli elettori del centrosinistra) dopo le primarie e prima delle doparie.

Noi vogliamo fare così

Noi con Non Mi Fermo vogliamo fare così. Ascoltare l’Italia da chi la attraversa in treno, da chi la innova senza grandi uffici stampa, da chi la difende e la insegna nelle scuole, da chi ha il fumo dei negozi sotto casa e non crede all’autocombustione, da chi studia e racconta la Resistenza e la Costituzione, da chi ha visto come nessuno può essere straniero, da chi ha visitato la dignità del reddito di cittadinanza, da chi esercita la memoria come il buon padre di famiglia, da chi un referendum gli ha cambiato la vita, da chi l’articolo 18 l’ha dovuto rivendicare, da chi ha visto la cultura quando c’era e non se ne parlava soltanto, da chi non disquisisce di grigi o rossi o azzurri o arancioni ma sa cosa ritiene doveroso e giusto, da chi ha pagato l’incongruenza della politica d’altri, da chi combatte la timidezza politica dei suoi. Da chi non si ferma, rimane in movimento e ha scelto da che parte stare.
Noi con Non Mi Fermo, il 3 marzo, a Milano vogliamo fare così. Sapere che l’ordine del giorno del nostro consiglio comunale, provinciale e regionale è il copione del nostro futuro in atto unico e non ci interessa essere le comparse pagate a gettone. Andiamo a prendercelo e proviamo a scriverci la nostra scena.
Noi con Non Mi Fermo, partendo dal Teatro della Cooperativa di Milano, non vogliamo il porcellum delle idee: crediamo in priorità uninominali.
Noi partiamo così.

Il sito di NON MI FERMO

L’evento su facebook

Su twitter #nonmifermo

Lombardia: il vuoto informativo sull’inquinamento delle acque

(comunicato stampa) “Non è davvero accettabile che manchino dati dettagliati e pubblicamente accessibili sulle condizioni di inquinamento delle acque in Lombardia. Per questo ci uniamo alla denuncia di Legambiente, rilanciandola con una richiesta precisa rivolta a Formigoni e alla sua Giunta: la Regione intervenga al più presto affinché i cittadini possano disporre di un livello di informazione adeguato su falde acquifere, depuratori e stato di salute dei fiumi.Da tempo tentiamo di accendere i riflettori sul fatto che Arpa nel corso degli anni si è vista progressivamente ridurre l’autonomia proprio per mano del governatore, con la nomina dei vertici sottratta al Consiglio e spostata in capo alla Giunta e, in seguito, con la revoca del ruolo di polizia giudiziaria ai funzionari. E’ così che un’agenzia tecnica indipendente deputata a garantire la salvaguardia e il controllo dell’ambiente è diventata di fatto un organo che obbedisce a Regione Lombardia. Con tutto ciò che di negativo ne consegue. A partire, insieme a un organico depotenziato nelle sue funzioni primarie e pure oggettivamente sottodimensionato, proprio da questa clamorosa mancanza di volontà politica nel corrispondere il compito essenziale di un report sistematico, completo e facilmente consultabile sulle risorse idriche regionali, come invece già avviene con il monitoraggio della qualità dell’aria. Anche perché non si capisce come sia possibile, a fronte di un vuoto informativo di tale portata, strutturare politiche ambientali efficaci a risanamento e tutela delle acque lombarde. Sulla vicenda presenteremo nei prossimi giorni un’interrogazione in Consiglio”.

La Regione sepolta sotto la Cava di Cantello

A sera tarda Rocco Cordì mi segnala un suo ordine del giorno presentato in commissione ambiente di Varese sulla discussa riapertura della cava di Cantello. E’ interessante vedere come la Lega (al solito, del resto) abbia votato a favore in un ordine del giorno che smentisce in toto un atto della Provincia (di Varese) dove si trova al governo: è il solito saliscendi che ha accompagnato il movimento verdastro per questi ultimi quindici anni in Italia. Evidentemente l’unico vero federalismo che riescono ad esercitare sta nella divergenze di voto a seconda del diverso ente locale. Fuoriclasse della schizofrenia di voto. Leggendola con attenzione si nota anche che l’unico partito che si è astenuto è il Popolo della Libertà (dei cavatori): quindi in Regione Lombardia abbiamo la maggioranza. Perché sarebbe proprio di cattivo gusto che ancora una volta la Lega non rispettasse i patti con sé stessa. O no?