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Mi mancano gli appassionati

Non so se sia solo una questione di ottimismo o di fiducia che sono andati persi per questa catena orribile che si sussegue senza sosta tra le pieghe della disoccupazione, la crisi e tutto il resto ma se c’è qualcosa che mi manca, e mi manca davvero, nel lavoro, nella vita e nei rapporti sociali sono gli appassionati. Mi rendo conto di quanto meno sia appassionato anch’io in quello che faccio o quello che dico, vedo il vuoto tra i disperati e gli esagitati come se lì in mezzo ci fosse qualcosa di cui abbiamo perso le chiavi: il piacere per il mestiere, la voglia di fare le cose per bene e la ricerca di tutte le altre soddisfazioni oltre a quella prettamente economica. Così ci riempiamo di articoli svogliati, di spettacoli triti, di rabbie cicliche sempre uguali, di scoramenti vuoti e di giornate fatte di automatismi.

Forse sarà anche per questo che il Landini visto ultimamente è stato un respiro a pieni polmoni.

Mancano i sogni

Non c’è solo l’aspetto culturale, non solo quello, che spegne il Paese: manca la speranza.

Era l’ultima certezza: nonostante tutto siamo un popolo resiliente e tenace, capace di reagire alle difficoltà! Il timore è che non sia più così. Forse stiamo perdendo anche l’ottimismo. Il rapporto Prosperity Index 2014, appena pubblicato dal Legatum Institute, ogni anno mette a confronto 142 Paesi. Nell’indice di prosperità siamo scesi al 37° posto, perdendo cinque posizioni rispetto al 2013. L’Italia registra i picchi negativi alle domande «L’economia andrà meglio?» e «È un buon momento per trovare lavoro?»: siamo 134° su 142 Paesi. Siamo più pessimisti di spagnoli (132°), francesi (120°) e ucraini (107°). Uscendo dall’Europa, più di peruviani (36°) e thailandesi (quarti!). Le grandi masse cinesi e indiane (rispettivamente 54° e 67°) sono più ottimiste di noi.

Sorprendente? Non tanto. L’ottimismo delle nazioni non è legato ai numeri, ma alle prospettive. Non ai fatti, ma alle percezioni e alle aspettative. Gli umani sono esseri sognatori e misurano la felicità sul progresso. È un grande sabato del villaggio globale: e in Italia stiamo perdendo il gusto del dopo. Kazaki (30°) e uruguayani (43°) non stanno meglio di noi, oggettivamente; ma sono convinti che oggi sia meglio di ieri e domani sarà meglio di oggi. Queste cose contano, nella vita delle persone, delle famiglie e delle nazioni.

(link)

Il decisionista del bar sport

renzi-andreotti

 

Attenzione. Decidere non significa non ascoltare nessuno. Al contrario: è importante ascoltare tutti. Ma poi bisogna agire. Altrimenti la discussione politica diventa il bar dello sport: tutti dicono la loro, ma alla fine non cambia nulla.

(Matteo Renzi, Fuori!, Rizzoli Editore, 2011)

«Schmitt avrebbe approvato la manganellatura degli operai, ovvero del nemico. Non è andata così. Il governo non ha approvato il manganello. Anzi, ha espresso solidarietà a manganellati e manganellatori: più andreottiani di così!».

(Gustavo Zagrebelsky a margine di un convegno su «Bobbio costituzionalista»)

Il partito della polizia

9788861904613_il_partito_della_polizia_3d_chiarelettereVale la pena leggere un libro, di questi giorni: l’ha scritto Marco Preve ed entra nei particolari del sistema trasversale che nasconde la verità degli abusi e minaccia la democrazia. Perché uno Stato che teme le forze di polizia piuttosto che rispettarle è uno Stato che ha debolissime radici di democrazia.

Lo trovate qui.

Imputati. Condannati. Premiati. Nessun abuso può essere commesso contro cittadini inermi. Se non è così, i responsabili devono saltare. In Italia ciò non è avvenuto. E continua a non avvenire, dai tempi delle torture alle Br fino alle morti di Cucchi, Aldrovandi, Uva e molti altri: la polizia non garantisce la sicurezza, la politica non sorveglia, la stampa non sempre denuncia, la magistratura non sempre indaga. Perché questa anomalia? Come rivela Filippo Bertolami, poliziotto e sindacalista, “negli ultimi anni si è assistito al paradosso di un sistema capace da un lato di coprire e premiare i colpevoli di violenze e insabbiamenti, dall’altro di punire chi ha ‘osato’ mettersi di traverso”. Vince la paura. Il partito della polizia è troppo forte. Intanto le auto rimangono senza benzina e gli agenti continuano ad avere stipendi da fame mentre vengono assegnati appalti miliardari. Il partito della polizia è anche il partito degli affari.

Brebemi: sempre meglio

Rimettere la concessione pubblica nelle mani dello Stato. È una delle ipotesi che la società Brebemi sta valutando per cercare di uscire indenne dal pasticcio della direttissima Brescia-Bergamo-Milano. Inaugurata il 23 luglio scorso, la prima autostrada italiana costruita (sulla carta) con capitale «privato» si è rivelata un flop e chi l’ha costruita ora corre ai ripari. Sono ore frenetiche e Brebemi, come spiega  a Libero una fonte vicina al dossier, sta valutando diverse possibilità. Il ventaglio è ampio  e una delle carte prevede, come accennato, l’uscita dal casello.

Un’uscita brusca, perché gli effetti sarebbero complessi.  Il progetto è stato finanziato dalle banche e pure con denaro  pubblico, visto che ben 830 milioni di euro sono stati messi sul piatto dalla Cassa depositi e prestiti, il fondo sovrano italiano controllato dal Tesoro. Quando la Cdp si è seduta al tavolo, ha portato in «dote» pure una  garanzia pubblica, dunque più ampia del suo investimento.

Senza dimenticare che attraverso la sua controllata Sace, la stessa Cassa «copre» con un’assicurazione i 700 milioni di finanziamento targato Bei (Banca europea degli investimenti).  Paga pantalone, insomma. Quanto? I conti non sono facili. Sta di fatto che, nell’ipotesi di addio da parte di Brebemi, le banche finanziatrici si rifarebbero sulla galassia pubblica italiana per una cifra di 2 miliardi di euro. Non proprio bruscolini.

La questione scotta e, raccontano i ben informati, non è sfuggita al premier Matteo Renzi. Il quale avrebbe mostrato un certo disappunto: non tanto per i quattrini in ballo (che in questo periodo lo spaventano poco) quanto per ragioni di «immagine» verso l’estero.  Renzi, infatti, teme che il flop dell’operazione Brebemi e Cdp possa rappresentare un deterrente per gli investimenti stranieri sui quali il governo punta per rilanciare l’economia italiana.

(Francesco De Dominicis per “Libero Quotidiano”)

Viva er Colosseo co’ leoni. Viva ‘sta Roma de cojoni.

da Patrimoniosos.it:

Ormai è notizia diffusa, pure da Televideo: il docente di archeologia a Roma Tre, Daniele Manacorda, lo stesso che propose un campo di golf a Caracalla, ha suggerito al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, di ripristinare e riattare ai combattimenti l’arena nel Colosseo ricostruendolo all’interno secondo i disegni del primo ‘900. Il ministro ne è stato subito entusiasta. E con lui, come si legge su PatrimonioSos, si è schierato, dopo il gatto, la Volpe, o meglio il professor Volpe Giuliano, altro docente di archeologia, esempio preclaro di virtù, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. In effetti il contributo all’occupazione sarebbe enorme per Roma. Centinaia e centinaia di centurioni e di pretoriani, folle di finti schiavi in catene, colonne di cristiani condotti alle belve (addomesticate), i cavalli delle botticelle e gli scarti degli ippodromi in crisi reimpiegati per le corse con le bighe stile Ben Hur, spettacoli continuati giorno e notte, con brevi pause soltanto per rimuovere i rifiuti e le feci dei cavalli, grandi cucine nei sotterranei se non altro per scongelare e vendere caldi i soliti surgelati precotti, bevande di ogni tipo e di ogni gradazione, camion di tredicine e altri in colonna lungo via dei Fori Imperiali pedonalizzata, rivendite di costumi romani classici, tuniche con laticlavio, mantelli, armature, elmi tutt’intorno al Colosseo con attendamenti di guerrieri numidi, ispanici, libici, egizi, siriani, biglietti venduti a caro prezzo on line in tutto il mondo, Roma invasa da decine di milioni di turisti, una succursale subito aperta per spettacoli analoghi nei teatri e nelle arene di Verona, Capua, Pompei…A Roma il senatore Cutrufo ha proposto di ricostruire anche la vecchia Arena d’er Corea. Si preparano piani di analoga “valorizzazione” per l’Appia Antica fra gli applausi entusiasti del sottosegretario ai Beni culturali Barracciu e dell’on. Piera Picierno.

La nuova Roma che avanza contro i feticci archeologici

Franceschini è arcicontento

di quel gran suggerimento:

“Presto, presto, al Colosseo

Gladiatori con trofeo!

Centomila occupazioni

troveranno i centurioni.

Archeologi scontenti?

Garantisco nuovi stenti.

Come a voi intellettuali

lustratori di stivali.

Ai professori che gufano,

ho già detto che stufano.

Manacorda è mio alleato.

Con me Volpe si è schierato.

Che prestigio, che vittoria,

passerò con ciò alla storia!

A Matteo ho assicurato

un successo da primato:  

Civati, Chiti e Tocci?

Segregati lì tra i cocci.

Alla Barracciu e alla Picierno?

Un marmoreo memento eterno.

La folla sottostante grida:

Viva er Colosseo co’ leoni

Viva ‘sta Roma de cojoni”

(Anonimo Plautino)

Per fortuna

Erano lui e lei in stazione. Mattina appena fuori dalla nebbia. Si guardavano come si guardano le persone che in una notte hanno mescolato tutte le priorità della vita e si sono salutati senza parlare promettendosi di salutarsi così almeno un milione di volte ancora.

“Per fortuna”, ha detto un vecchio seduto lì vicino, “per fortuna almeno la gente continua ad amarsi ancora”.