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La via crucis organizzata dalla nipote del boss

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Leggete bene la notizia, perché è “dai particolari che si giudica un giocatore”:

Chissà se il Vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, avrà qualcosa da dire. E’ sempre molto attento su questi temi, e ha scritto un libro che si chiama “La Chiesa che non tace”, un po’ di tempo fa, e che parla della lotta alla mafia da parte della Chiesa.

Stiamo parlando della Via Crucis di di Mazara del Vallo. E’ giunta alla quinta edizione, e porta, nel volantino che gira in questi giorni in città, il simbolo del Comune di Mazara del Vallo, della onlus “Vita e Salute”, e del Santuario della Madonna del Paradiso, che è la seconda chiesa, per importanza della città.

La “Manifestazione con Gruppi Statuari Viventi nella Città del Satiro”, come recita in pompa magna il volantino si terrà la Domenica delle palme, il 13 Aprile 2014, alle ore 18 e 30. Partirà dal Santuario della Madonna del Paradiso e arriverà in Piazza della Repubblica.

Singolare è quanto riportato nel volantino: “La manifestazione è organizzata da Vita Agate e Giuseppe Parisi”.

Vita Agate è la  nipote  di Don Mariano Agate, boss di Mazara del Vallo.

Mariano Agate non è un boss qualsiasi. Alleato di Totò Riina, è deceduto il 3 aprile 2013 mentre scontava l’ergastolo in seguito alle condanne riportate per la strage di Capaci e per sette omicidi, tra cui quelli del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto.

Da notare anche gli sponsor: Fantasy Video (una videoteca) e Pinta Zottolo Spa, ditta di carburanti e lubrificanti che fa capo anche all’ex Sindaco di Mazara, l’anziano Ignazio Giacalone, noto alle cronache giudiziarie della città.

 

Il marketing antimafia (falso e smentito) di Ciancimino

In via Emerico Amari, dove una squadra di operai è impegnata a montare il forno della pizzeria, Massimo Cancimino arriva su una bici rosso fiamma. Una bici a pedalata assistita. Costretto a rallentare su via Libertà e sulle traverse vicine al Politeama perché ad ogni angolo c’è qualcuno che lo saluta e lo blocca. Proprio come se non fosse un poco di buono da scansare. E di questo si fida: «Perché i palermitani non dovrebbero venire ad assaggiare le mie pizze? Sono certo che saranno incuriositi anche dai “pizzini” che farò stampare sui cartoni del takeaway con lo sfondo delle foto di mio padre accanto a Salvo Lima o a Paolino Bontate, il capomafia degli ani Settanta… Tutta roba inedita, cose mai viste…».

Senza assaggiarla sembra già nauseante, ho pensato. E invece Ciancimino mi contatta e mi spiega di non avere mai rilasciato l’intervista. E allora al di là della pizzeria diventa nauseante il gioco sporco. Vigiliamo.

L’isola dei poveri. Morti.

Certo sono in molti a volerla (e lavorano per realizzarla) per i vivi: una separazione anche fisica e non solo nei diritti tra gli abbienti e quei fastidiosissimi e costosissimi poveri. Certo la notizia di un’isola come una fossa comune per i morti poveri a New York rende efficace l’immagine non solo simbolica di una segregazione fisica oltre che culturale. Una volta, nel ‘500, si seppellivano fuori dalle mura i giullari e le prostitute perché ritenuti indegni di stare anche da cadaveri con gli altri concittadini. Oggi va molto peggio.

IMF director general Strauss-Kahn

Su TAV

Viene accolto dal Governo un Ordine del Giorno di Orellana e altri che (testualmente):

impegna il Governo ai fini dell’adozione dell’ulteriore Protocollo addizionale di cui al secondo comma dell’articolo quattro della presente legge, a valutare l’opportunità di introdurre un richiamo più diffuso ed incisivo alla legislazione italiana vigente, in materia di contrasto al fenomeno delle infiltrazioni mafiose negli appalti di opere pubbliche.

Non ha torto il Senatore Scibona del Movimento 5 Stelle nel suo intervento al Senato:

il pericolo connesso alla ratifica dell’Accordo 2012 tra Italia Francia: l’inapplicabilità del codice nazionale antimafia. Scolpitevi nella mente l’art. 6.5. capoverso 2: Agli appalti e subappalti in territorio italiano verrà applicata solo la normativa francese. E’ da tempo che ci battiamo contro la ratifica dell’accordo. E’ da tempo che si conoscono le motivazioni di questa nostra opposizione. Se conoscete l’art. 6.5 capoverso 2 dell’accordo e siete contro la mafia, voi voterete contro la ratifica di questo accordo. Se non conoscete il contenuto dell’art. 6.5. capoverso 2 e siete contro la mafia leggetelo prima di votare e voterete contro la ratifica. Ma se conoscete l’art. 6.5 capoverso 2, se siete contro la mafia e voterete a favore della ratifica, siete degli ipocriti. Caro Presidente Grasso, Lei sì conosce l’art. 6.5. capoverso 2 e lei sì è contro la mafia, spero che metta in guardia i numerosi Senatori del suo partito. E non fatevi illusioni, l’articolato in questione non può essere emendato ed il regolamento di esecuzione non può contenere disposizioni contrarie all’accordo. Tale mostruosità non verrà corretta, come molti per ignoranza o in mala fede hanno detto, dalla risoluzione del Parlamento Europeo del 23 ottobre 2013 sulla mafia e appalti pubblici: quella è solo una risoluzione, una raccomandazione politica agli stati membri di dotarsi di una normativa antimafia.

Non penso che come risposta basti basti un ordine del giorno approvato. No.

L’ignoranza dei Giovani Democratici di Bruxelles

Considerare “euroscettico” Tsipras al pari di Lega Nord e Alba Dorata. A volte i banali hanno bisogno di banalizzare per sentirsi a proprio agio.

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Aggiornamento alle 21.17. Mi scrive la “responsabile” Elisa Lironi:

In quanto GD Bruxelles, vi chiedo sinceramente scusa se questa slide ha urtato le sensibilità, causando un grande malinteso di cui mi assumo la responsabilità. Questa slide era stata presentata semplicemente per spiegare che non tutti i partiti euroscettici sono uguali. Infatti quando abbiamo menzionato Syriza, abbiamo spiegato che è parte dei partiti euroscettici che non sono completamente contrari all’UE ma vogliono semplicemente che l’UE sia diversa e migliore di quella che è adesso, e gli argomenti utilizzati sono ben diversi da quelli dei partiti come la Lega Nord o l’Alba Dorata. La presentazione era stata fatta per analizzare il motivo per il quale oggi i cittadini non si fidano più dell’UE e qual è l’alternativa che vogliamo proporre in quanto PD/PSE. Ancora una volta ci scusiamo e spero di aver chiarito il contesto in cui era stata presentata questa slide.

Grazie per la spiegazione. E per le scuse che le fanno onore nel tempo delle guerre a tutti i costi.

Quando fanno comodo i pentiti

«Storicamente ho constatato che quando i collaboratori di giustizia o i testimoni parlano di bassa macelleria criminale va tutto bene, quando arrivano dichiarazioni che attingono alla sfera politica o istituzionale cominciano le polemiche e le delegittimazioni. Fino a quando Gaspare Spatuzza si limitò a ricostruire la vicenda esecutiva della strage di via D’Amelio anche a livello di opinione pubblica e forze politiche registrammo plausi, nel momento in cui riferì le confidenze dei Graviano su rapporti con esponenti politici non solo iniziarono le polemiche ma addirittura non fu accolta la richiesta delle procure di sottoporre Spatuzza a un programma di protezione. È andata sempre così: la solita litania delle delegittimazioni gratuite e in alcuni casi delle calunnie. Il nostro compito è di andare avanti. Comunque».

Nino Di Matteo qui.

Mafia al chilo

Insomma, sul tema mafia questo governo sta lasciando spazio ad Angelino Alfano che rincorre la veste di “antimafioso d’etichetta” come già successe per Maroni. E ancora una volta il nostro Ministro dell’Interno ci rassicura dicendo che dovrebbero bastarci i settanta latitanti arrestati e un “impegno al fianco dei magistrati in prima linea”. Sulla trattativa “Stato-mafia” ovviamente non esce una parola che sia una, sull’autoriciclaggio nemmeno e sul dibattito che sta infiammando la questione dei beni confiscati ancora una volta si avanza l’ipotesi di venderli ai privati. Ma Angelino ci ricorda che “possono essere confiscati una seconda volta”. Ha detto proprio così, eh.

Imparare il tedesco con il “PIZZA MAFIOSO”

Schermata 2014-04-07 alle 09.57.27Mi scrive Giulia. Giulia ha vent’anni e ha deciso di passare un anno all’estero prima di iscriversi all’Università. Per questo è finita in Germania. Per imparare la lingua sta studiando Schrite plus, un manuale di lingua tedesca che immagina alcune situazioni ordinarie per esercitarsi con la lingua. Giulia ha partecipato ad un incontro con la sua scuola nell’ultimo giorno del suo ultimo anno di Liceo in cui abbiamo parlato (tutti insieme, ma per la storia non conta che ci fossi io) dell’antiracket culturale e della pericolosa tipizzazione della mafia in Italia e all’estero, per questo Giulia non è rimasta indifferente vedendo le immagini di una consegna a domicilio di una pizza all’archetipo del mafioso italiano con il sottotitolo di “pizza mafioso”. Mi scrive:

Essendo in Germania frequento un corso di tedesco e ho per questo l’apposito libro di testo. In una delle sue unità trovo l’argomento “Pizza Mafioso”, in cui un ragazzo che lavora in una pizzeria take away porta le consegne, e tra i clienti vi è appunto questo personaggio, paragonabile a noi sappiamo chi, in cui emergono i soliti, vecchi, irrispettosi (per noi) stereotipi.
Appena me ne sono accorta, la mia prima reazione è stata dire: “Che vergogna!”.
Non so se sono troppo permalosa o cos’altro, però la trovo veramente un trovata infelice che, ripeto, non è la prima volta che viene impiegata (cito, ad esempio, il caso della Svezia in cui un vino o un olio italiano veniva venduto con un’etichetta che riportava qualcosa come “mafia” o “mafiosa” a scopi commerciali).
Vorrei sapere il tuo parere a riguardo e se è veramente necessario, ogni volta, girare il coltello in una piaga con cui facciamo i conti tutti i giorni.

Insomma è la solita storia della mafia utilizzato come marchio ma con una buona notizia: la reazione di una generazione (questo è il caso di Giulia ma le mail e le segnalazioni sono moltissime) che decide di non soprassedere. Di esportare altro. E di lavorare per il rispetto del proprio Paese. Ed è una buona notizia poiché sarà la generazione di Giulia ad avere la responsabilità di ricostruire il rispetto, l’onore quello vero, quello scritto nella Costituzione.