A TEATRO CONTRO LA MAFIA, TG1 intervista Giulio Cavalli
TG1 intervista Giulio Cavalli TVSETTE
TG1 intervista Giulio Cavalli TVSETTE
Sì, direi che Francesco Colucci detto Ciccio è una metafora perfetta del neonato partito di Alfano: entrato in Parlamento per la prima volta nel 1972, già sottosegretario con Andreotti e con Spadolini, è ancora lì, transumato attraverso due repubbliche e diversi partiti, ai quali ha portato e continua a portare il suo pingue pacchetto di voti.
Il potere per il potere, allo stato puro: silenzioso e capace di scivolare attraverso mille fedeltà diverse, da Nenni ad Alfano passando per Berlusconi, ormai anche lui alle spalle.
E stamattina eccolo qui, al Tempio di Adriano: lezione vivente per tutti gli altri slalomisti dell’autopiazzamento, in fondo alle prime armi, davvero, rispetto al grande Ciccio.
Il “nuovo” centro destra e questo Paese che si avvita, in continuazione, nel post di Alessandro.
Basta un niente e la cultura sparisce dalla discussione politica. Ci siamo abituati, funziona così. Eppure un articolo importante di Laura Salvan dimostra non solo che “con la cultura si mangia” ma anche che attraverso la cultura passa una buona politica. Chissà se qualcuno ci farà caso:
Responsabilità Culturale (RC) significa anche favorire la crescita culturale e civile degli individui e delle comunità, realizzando così un contesto socialmente inclusivo.
Oggi viviamo in un momento storico in cui le relazioni economiche sono preponderanti, ecco perché si vorrebbe provare, a questo punto della riflessione, ad identificare quali dovrebbero essere le loro finalità. Il punto di partenza è che in una società di libero mercato, caratterizzata dallo scambio di merci, i mondi simbolici di riferimento degli individui rimangono centrali. Secondo Giulio Sapelli, esiste una interdipendenza tra le pratiche sociali del comportamento economico e le rappresentazioni culturali, che si realizza attraverso quello che lui chiama “antropologia economica”. Ne consegue che è necessario dare maggior peso all’antropologia, studiando le ragioni culturali che guidano le azioni umane. A ciò si aggiunge che il comportamento economico dovrebbe essere più rispettoso dei mondi simbolici e il sistema di libero mercato più equo e più etico. […] Si potrebbe affermare che un comportamento di questo tipo è quanto promosso dalla pratica della Responsabilità Sociale D’impresa (RSI) […], accompagnata dall’esercizio, nel comportamento economico, degli stessi valori che danno successo ai rapporti umani (fiducia, cooperazione, solidarietà). Così facendo, si realizzerebbe quello che Christian Felber definisce l'”economia del bene comune”, e Stefano Zamagni e Luigino Bruni chiamano “economia civile”.
«Una volta fuori dal carcere mio padre è direttamente andato a Platì dove ha l’obbligo di dimora. Non ha soggiornato in Lombardia né ha intenzione di farlo, eppure non si è persa occasione di scagliarsi contro di lui, spesso anche in modo teatrale e inopportuno e per strumentalizzare il suo legittimo ritorno in libertà. Per questo ciò che si chiede è di lasciare che a giudicare siano i competenti organi, senza bisogno di commento e inutili speculazioni da parte di chiunque si arroghi il diritto di parlare».
Musica e parole di Maria Barbaro, figlia di Domenico Barbaro detto l’Australiano. Secondo la Procura di Milano (e non solo) boss di ‘ndrangheta al Nord, residente in quel di Buccinasco (ora a Platì) e coprotagonista di A 100 PASSI DAL DUOMO.
Giovedì 21 novembre, alle 10.30, presso la Sala delle conferenze del Viminale, sarà presentato il cortometraggio “Fiori dal cemento”. Il corto è stato realizzato da un gruppo di giovani scout di San Damiano d’Asti, il Clan Jonathan Livingston, dopo l’esperienza di lavoro su un bene confiscato, dedicato ad Alberto Varone, a Maiano di Sessa Aurunca. Fiori dal cemento racconta la storia di questo imprenditore ucciso dalla camorra per non essersi piegato alle richieste dei clan.
L’evento sarà l’occasione per illustrare le iniziative che il ministero dell’Interno intende mettere in campo per i beni confiscati, per fare in modo che la loro reimmissione nell’economia legale sia sempre più efficace e produttiva e, soprattutto, serva a costruire esempi positivi di cooperazione e impegno sociale.
Alla presentazione parteciperanno tra gli altri: il presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, il direttore dell’Agenzia per i beni confiscati, prefetto Giuseppe Caruso, l’attore Giulio Cavalli, l’avvocato Ilaria Ramoni, autrice di un libro sui beni confiscati.Concluderà il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico.
Per partecipare all’evento sarà possibile richiedere l’accredito entro le 13.00 di mercoledì 20 novembre inviando una e-mail all’indirizzo: segreteria.bubbico@interno.it
(link)
«Nicola Cosentino venne in due circostanze nel 1987 a fare visita a Francesco Bidognetti quando era a casa agli arresti domiciliari. Io c’ero e salutai Cosentino, poi lui e mio marito (è il compagno, ndr) si appartarono in una stanza per parlare».
Al processo Eco4 che vede imputato l’ex sottosegretario del Pdl per concorso esterno in associazione mafiosa (oggi Cosentino era presente in aula, ndr), Anna Carrino, ex compagna del boss Francesco Bidognetti alias Cicciotto è Mezzanotte, dal maggio 2008 collaboratrice di giustizia (attualmente agli arresti domiciliari), racconta per la prima volta di due incontri, piuttosto datati, tra l’ex boss, da cui ha avuto tre figli, e Cosentino.Le sue parole destano la sorpresa della Procura, tanto che lo stesso sostituto procuratore della DDA di Napoli Alessandro Milita chiede alla pentita «come mai non ne ha fatto cenno durante i primi sei mesi della collaborazione o anche dopo?». «Perchè questa domanda specifica durante gli interrogatori non mi è mai stata fatta» risponde la Carrino. Anche il presidente del collegio giudicante Giampaolo Guglielmo ritorna sull’argomento chiedendo come mai si conoscessero il boss e il politico. «Si conoscevano da quando erano piccoli essendo nati e cresciuti a Casal di Principe», ha risposto la donna.
(letto qui)
Incrociato per caso e in ritardo. Da ascoltare:
Peppa è una signora con cui non è bene scherzare, fra lei e Don Vito Corleone non c’è differenza: “Le storie del cartone sono un evidente sdoganamento della criminalità organizzata, con messaggi subliminali che approvano i peggiori sistemi di intimidazione. Fateci caso: in Peppa Pig non c’è attività, escluso nonno cane, che non detenga la Signora Coniglio. Supermercato, pompieri, fiera, ospedale, biblioteca, museo dello spazio e spesso la frase che usa quando vende e ribatte allo stupore di Papà Pig per un prezzo troppo alto, la risposta sibillina è : “E’ per una buona causa…”. Certo, quando metterai Nonno Cane in un pilone di cemento? La aspettiamo al varco cara signora”.
Le tendenze anarchiche e violente a cui spingerà i bebè la perfida Peppa le abbiamo citate all’inizio ma vale la pena tornarci: “Quello che più inquieta è che Peppa Pig e il suo fratellino George amano rotolarsi nel fango. Certo, sono maiali! Ma qui c’è un altro messaggio subliminale. Far diventare i nostri piccoli degli anarco-insurrezionalisti, totalmente indifferenti all’autorità, instigando nelle loro giovani menti candide azioni proibite nel nostro vivere civile, quali appunto lo sporcarsi nelle pozzanghere di fango o l’emettere potenti e fragorosi rutti come fa papà Pig. L’obiettivo cospirazionista ormai appare chiaro”.
Da non crederci, ma qualcuno la pensa così.

Un’enciclopedia wiki sulla mafia. Se la condivisione delle informazioni e il “fare rete” sono una delle armi migliori allora una wikimafia è oro. L’hanno fondata due ragazzi giovanissimi (alla faccia di chi ci vuole convincere che non ci sia già una sensibilità e una conoscenza nelle nuove generazioni) e la trovate qui.
Vale la pena metterlo tra i preferiti.
Scrive Pierpaolo Farina:
Il nostro obiettivo con WikiMafia (mio e di Francesco Moiraghi, brillante 18enne co-fondatore) è rendere accessibile a tutti un fenomeno complesso, fornendo una “formazione” antimafiosa di qualità a costo zero per gli utenti. Cosa che è perfettamente coerente con i miei ideali, perché, come diceva Gramsci, “la cultura è lo strumento con cui gli operai possono ribellarsi ai padroni“. Cosa che vale anche per i cittadini nei confronti dei mafiosi che spadroneggiano su interi territori (soprattutto qui al Nord).