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Barbaro, Papalia, Luraghi e tutte quelle altre cose lì di Buccinasco

Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti e oggi ci insegnano che le sentenze dovrebbero scrivere la storia: declino triste per una nazione che aveva fatto della propria coscienza storica un esercizio collettivo senza bisogno di un giudice come certificatore. Eppure le parole delle sentenze sono anche le maniglie per noi osservatori e narratori di storie che sono come una arrampicata.

La sentenza di Cassazione del processo Cerberus aveva rispedito al mittente la natura mafiosa della famiglia Barbaro di Buccinasco direttamente da Platì (Salvatore Barbaro, il padre Domenico, il fratello Rosario, il cognato Mario Miceli arrestati nel 2008 insieme all’imprenditore lombardissimo Luraghi) azzerando le condanne, ritenendo che non fosse stata provata la mafiosità del gruppo di Buccinasco. Non erano stati argomentati in modo sufficiente i rapporti tra i Barbaro e i Papalia: non basta, per la suprema corte, il rapporto di parentela tra le due famiglie stretto con il matrimonio tra Salvatore Barbaro e Serafina Papalia, ma è necessario provare che il gruppo di Buccinasco abbia ereditato la “posizione criminale della precedente organizzazione”, la cosca dei Papalia. E non erano stati spiegati in modo certo e lineare i numerosi episodi di intimidazione entrati nel processo (auto bruciate, colpi di pistola d’avvertimento, cantieri danneggiati…).

Pochi giorni fa è arrivata la sentenza del nuovo processo d’appello: il gruppo Barbaro è erede della cosca Papalia e le intimidazioni sono il sistema con cui l’organizzazione ha conquistato un ruolo di preminenza nell’hinterland milanese, nel settore del movimento terra. Quella di Buccinasco, dunque, è ‘ndrangheta. E dunque Maurizio Luraghi (titolare dell’azienda “Lavori stradali”) è il tipo di imprenditore milanese che decide di fare affari con le cosche e ne è sodale prima che vittima. Stringe un rapporto con la cosca Barbaro per ottenere appalti, sicurezza e favori economici e poi ne rimane stritolato. Cose vecchie che qui ripetiamo da un po’ di tempo, per carità, ma che ricominciano ad avere “le carte a posto”.

 

Figurati, eh

Si racconta che un bambino di otto anni, a cui chiedevano la sua opinione sulla ragione del sorriso di Monna Lisa, rispondesse: “Tornando una sera a casa dal lavoro, il Signor Lisa domandò a sua moglie: ‘Hai passato una buona giornata mia cara?’ e Monna Lisa rispose sorridendo: ‘Figurati che Leonardo da Vinci è venuto a dipingere il mio ritratto’”.

Paul Watzlawick

[Epigrafe a: Tangy Viel, Cinema, Roma, Nottetempo 2002, p. 7]

(via)

Penati Democratici

Filippo Penati, l”hanno fatto innervosire e lui (finalmente) risponde al PD:

Gli stessi che anticipano le sentenze della giustizia con mille pretesti sono quelli che poi non dicono nulla rispetto al fatto che anche il Pd ha votato Formigoni presidente della commissione Agricoltura al Senato.

E non riesco su questo a dargli torto. Mi costa ammettere di essere d’accordo con Filippo Penati, ma evidentemente anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte al giorno. Tranne il PD.

Il Governo Letta ha fatto Bingo

Sono riusciti a fare incazzare anche i “normalmente calmi” amici di Libera:

Il Governo Letta ha fatto bingo: Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia, ha avuto la delega al gioco d’azzardo.

“Mentre nel paese si susseguono i casi di cronaca in cui il gioco d’azzardo è causa o concausa di eventi drammatici,” afferma don Armando Zappolini a nome della campagna nazionale Mettiamoci in gioco “si alzano da più parti inviti a limitare e regolamentare il fenomeno e vengono resi noti rapporti o notizie che rilevano la vicinanza tra la politica e i concessionari dei giochi, il Governo ha pensato bene di affidare una delega così delicata a un uomo da anni vicino ai concessionari. È inaccettabile che le tante voci che arrivano dalla società civile, dalla Chiesa cattolica, dai media, dai cittadini e dallo stesso Parlamento siano state misconosciute in modo così clamoroso. Dobbiamo perciò concludere, con rammarico, che per questo Governo la lobby dell’azzardo conta più di ogni altra cosa.”

Chi è Alberto Giorgetti.
Matteo Iori, presidente del Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo) ed esponente della campagna, in una nota pubblicata prima della nomina evidenzia come Giorgetti non sia nuovo alla delega ai giochi, la tenne per anni sotto il governo Berlusconi, con grande piacere dell’industria del gioco. Fu con l’ultimo governo Berlusconi che videro la luce molte delle nuove proposte d’azzardo: dalle videolottery al win for life, dal bingo on line ai nuovi gratta e vinci, dalla proposta di sale per il poker dal vivo ad altre ancora; e Giorgetti fu colui che seguì sempre molto da vicino questo mercato in costante crescita. E di certo sull’importanza di questo settore non ha cambiato idea… A metà marzo 2013, partecipando all’Enada, fiera internazionale sugli apparecchi da gioco tenutasi a Rimini, ha rassicurato le industrie del gioco d’azzardo dichiarando: “trovo sconcertante che questo settore sia stato negli ultimi mesi sostanzialmente abbandonato a sé stesso”, e ancora: “non è immaginabile che un settore sostanzialmente in regime di monopolio debba affrontare una campagna complessiva di denigrazione senza precedenti”, e questo anche a causa di “numeri della ludopatia palesemente sovradimensionati rispetto all’impatto reale”. In pratica Giorgetti ritiene che il gioco d’azzardo vada ulteriormente sviluppato perché porta occupazione e denaro per le casse erariali, infatti: “una demonizzazione oltre che un’ eventuale iniziativa maldestra sulle awp (slot machine) porterebbe a un calo delle entrate per lo Stato”, mentre lui auspica che il Governo decida di “confermare una visione strategica in questa materia, che ha determinato crescita in questi anni, che ha determinato occupazione, ha determinato aspetti di interesse anche da parte di altri Stati”.

Ma non dobbiamo temere, tutto questo è fatto per il nostro benessere. Giorgetti, preoccupato per la nostra libertà, dice che quello del gioco d’azzardo “è un settore di tutela nei confronti dei cittadini e dei consumatori che possono, nella loro libera facoltà e scelta, decidere di avere un intrattenimento attraverso il gioco lecito”.

Festival Delle Nuove Resistenze

Settimana prossima il Festival a Piacenza organizzato da ANPI e Comune di Piacenza. Qui c’è il programma e qui ci sono gli ospiti. Sabato 1 giugno ci sono anch’io in Cappella Ducale alle 16 per discutere di Resistenza e Cultura.

Possiamo sempre fare qualcosa

Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.

(Giovanni Falcone, Cose di Cosa Nostra, 1991)

La cura

Se c’è qualcosa che mi commuove è la cura. Da sempre. La cura con cui i nonni con le mani indurite da una vita di lavoro soffiano il naso minuscolo del nipote a passeggio. La cura dell’innamorato che tende la mano prima delle scale. La cura del piccolo che stringe il fratello maggiore per rincuorare senza chiedere di capire. La cura della memoria, in tutte le sue forme, dal teatro alle pagine di un libro fino al racconto di padre in figlio. E mi colpisce la cura di Rebecca “Becci” Manson: Rebecca è una fotografa inglese che decide di partire per il Giappone dopo lo tsunami del 2011 per dare una mano. L’aveva già fatto con Haiti e aveva il palato e lo stomaco preparati alle catastrofi. Arrivata a Tohuku si accorge che insieme alle macerie e le vittime il vento e l’acqua hanno grattato migliaia di fotografie che stavano sparse e sfocate dalla sabbia. Provo a pensare come le deve essere battuto il cuore a lei, con quel cuore di fotografa, nel vedere la memoria sgualcita come monnezza. Mentre tutti aggiustavano le cose e le persone Rebecca ha deciso di aggiustare le foto. Aggiustarle: riportarle in vita. Togliere i granelli di sabbia dalla memoria oltre che dai polmoni.

Abbiamo archeologi come Piccoli Principi, in giro per il mondo.

Don Gallo scomunicato anche da morto

Marco Damilano nota che la morte di Don Gallo sparisce dalla prima pagina dell’Avvenire, il quotidiano cattolico della CEI:

Scorro i giornali e penso con un sorriso a don Andrea Gallo che fuma il sigaro in cielo: lì si può fumare quanto ti pare, e non fa male, diceva il mio grande amico Paolo Giuntella che se n’è andato il suo stesso giorno, cinque anni fa. Prima pagina del “Manifesto” (bellissima): «Il padre Nostro», foto del prete di strada con in mano un fazzoletto rosso. “Repubblica”: «Addio a don Gallo, il prete dei dimenticati», editoriale in prima di Vito Mancuso. “La Stampa”: «Ha unito cielo e terra», il ricordo di don Luigi Ciotti (in prima). “Il Fatto quotidiano”: «Grazie Don», e le prime cinque pagine. Arrivo ad “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana che ama definirsi il giornale dei cattolici italiani e la foto di don Gallo, in prima pagina, non c’è. L’occhio passa in rassegna i titoli, ecco finalmente la parola Genova, taglio centrale. Oh, bene, è un ricordo di don Gallo? Macchè: «Unioni civili: Genova strappa», informa il foglio dei vescovi. «Nel capoluogo ligure via libera al registro delle coppie di fatto». Ah, ecco, evidentemente era quella la notizia non negoziabile. E la morte del prete ligure? Sfoglia sfoglia bisogna arrivare fino a pagina 13. Taglio basso, accanto ai necrologi. Un pezzo non firmato, un redazionale come si dice, forse erano tutti occupati ieri ad “Avvenire”, quattro agenzie incollate in fretta e furia, con le parole del cardinale Bagnasco e l’avvertenza per l’uso: «Non di rado le sue prese di posizione erano apparse in aperto contrasto con l’insegnamento della Chiesa». Tante volte qualche sprovveduto lettore cascasse nel tranello.

Un Ministro si trasforma in un razzo missile. Con circuiti di mille valvole. Tra le stelle sprinta e va.

Gli F35 ce li teniamo tutti. Quando abbiamo chiesto che venissero ridotte le spese militari e facevano finta di ascoltarci semplicemente ci davano “la tara”, come si dice dalle nostre parti.
Ma la motivazione del Ministro Mario Mauro è ancora più spassosa:

Credo che siamo tutti quanti d’accordo nel riconoscere che il valore più importante che condividiamo nella nostra civile convivenza sia la pace. Sistemi di difesa avanzati, come F35, servono per fare la pace.

Senza parole. Solo missili.