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Le confische mafiose andate a male

A Nola l’appartamento confiscato al clan Russo è vuoto da anni perché al piano superiore ci abita la moglie di un boss, al piano dì sotto vive la figlia e, per usare un eufemismo, la situazione non è di quelle favorevoli al riutilizzo sociale del bene. A Castellammare di Stabia, in via Partoria, c’è una casa di circa 200 metri quadri confiscata al clan D’Alessandro. Ma ci abita ancora la moglie del capoclan della camorra, peraltro assegnataria del 50 per cento dell’immobile, parzialmente abusivo. Chi la sfratta? Nessuno. E il tempo passa. Sono solo due esempi tra decine e decine nel napoletano e nel casertano. Nel migliore dei casi, il bene si svaluta, va in rovina e diventa antieconomico per chi deve metterci le mani. Oppure resta nel sostanziale possesso di familiari o prestanome collusi. Nel peggiore, viene distrutto e vandalizzato dai clan che devono lanciare un segnale a chi di dovere. La confisca che si ferma al comunicato stampa e alla carta bollata.

Il punto sulla cultura: l’intervista

Sulla questione degli inaccettabili tagli alla cultura in Lombardia abbiamo aperto la discussione già dalla prima lettura del bilancio. La mobilitazione (e la raccolta firme) sono le sponde che ci sono indispensabiliaprirà vendere la luce sul punto in commissione e in Aula e rincominciare a raccontare come spettacolo e cultura significhi lavoro, produttività, consapevolezza e democrazia.

Qui l’intervista.

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Nuvole di nulla su Equitalia

Sulla discussione Grillo-Equitalia interviene Mantellini sottolineando (bene) l’assurdità della pochezza nella discussione politica: Le reazioni alle parole di Grillo sono state alte e molto compatte e tutto ciò è abbastanza strano, perchè se l’italiano non è una opinione, Grillo al netto della sua spiacevolezza usuale, in questa occasione mi pare non abbia scritto nulla di particolare. Ma poichè la stratificazione delle opinioni sui media segue la medesima logica del gioco del telefono che facevamo in gruppo alle elementari, oggi il segretario del principale partito italiano dopo due giorni di polemiche sui giornali ha commentato le parole di Grillo così “Ieri sono girate delle pallottole e oggi quello che si deve dire è “no alle pallottole”, poi discutiamo. Ne abbiamo già viste in questo Paese”. Continua qui.

Buon compleanno Peppino

Buon compleanno Peppino Impastato. Qui le autostrade le fanno ancora a merda e curve e vogliono aggiungere una nuova pista all’aeroporto.

Chissà cosa penseresti del ponte di Messina o delle migliaia di inutili autostrade che tagliano tutta l’Italia come se fosse una Cinisi qualunque da addentare finché la carne è ancora fresca. Chissà come rideresti a vedere Malpensa onnivora che chiede cemento e nuove piste mentre è vuota come un tempio di riti pagani in un giorno feriale.

Chissà se avresti mai pensato che le finestre chiuse non sono più solo un male della tua strada ma, come una varicella qualsiasi, hanno infettato le città più a nord. Finestre chiuse di quelli “che non vogliono sapere”, di quelli “che non vogliono guai” e, troppo spesso, dei palazzi di Governo, di sindaci, prefetti e alti graduati. Chissà come ti saresti incazzato nel vedere i politici a braccetto, con il cappotto buono, di personaggi che tutti sanno essere padroni di pezzi nostri, rubati alla chetichella mentre si cerca di non avere troppa fame.

Chissà cosa penseresti di questa sinistra che assomiglia troppo spesso al partito delle mediazioni volendo insistere a smussare piuttosto che appuntirsi. Chissà se avresti mai pensato che la poesia e la politica sono diventate avversarie su campi opposti di bellezza recintata contro una palude che non vuole dare spiegazioni.

Però avresti qualche sorriso. Sicuro. A guardare i tanti e giovani che in piazza continuano a starci per davvero a Palermo, Reggio Calabria, Milano, Brescia e in giro per il Paese: un esercito di scassaminchia che crede davvero all’obbligo morale di costruire bellezza contro le mafie e che sta nei volantini, nelle manifestazioni, nei comitati.

Buon compleanno Peppino. Tutto é così terribilmente uguale che sei lo stesso Peppino di 34 anni fa.

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.

(Peppino Impastato)

PUBBLICATO SU IL FATTO QUOTIDIANO

Gianni Biondillo scrive a Pisapia

Una cortese lettera sull’orribile progetto urbano di fronte al Monumentale a Milano e sul curriculum del progettista. E sarebbe il caso che Giuliano legga con attenzione. Fare politica urbana significa ragionare a lunga gittata, essere consapevoli di ciò che si eredita e di ciò che si vuole lasciare in eredità. Vogliamo farci ricordare dai nostri figli come i costruttori di questa città senza nerbo, signor Sindaco? Lo chiedo a lei e non solo. Lo chiedo al mio assessore alla cultura, sempre così esuberante in questi pochi mesi di giunta: non reputa, architetto Boeri, che questa sia una battaglia da combattere per davvero nel nome della cultura cittadina, piuttosto che perdersi nel decidere dove esporre il Quarto Stato? Lo chiedo ai docenti del Politecnico: è questa l’idea di architettura che vogliamo insegnare ai nostri studenti? Non dovreste, a questo punto, annullare i vostri corsi, dichiarare il default cognitivo? Lo chiedo ai designer, ai creativi, ai soci dell’ADI: nel nome di una nuova sede espositiva siete pronti ad accettare un tale scempio urbano? Cosa farete quando andrete a godere dei vostri autoreferenziali oggetti da museo? Chiuderete gli occhi, colpevoli, quando passerete in quel vuoto urbano che fronteggia l’albergo? Lo chiedo alle imprese che vogliono costruire nel nostro territorio: non avete ancora capito che è solo con la qualità progettuale che diverrete davvero competitivi? Siete consapevoli che le logiche che hanno retto le vostre fortune sono ormai alle spalle? Che siete destinati a soccombere se non renderete etico il vostro agire? Lo chiedo al FAI, a Italia Nostra, alle associazioni locali, alla cittadinanza. Pasolini si domandava: non sarebbe davvero rivoluzionario un popolo che si ribella nel nome della bellezza? Lo chiedo alla politica, tutta, di destra e di sinistra: cosa muove, per davvero, le vostre scelte? Siete consapevoli del bene e del male che avete fatto e continuate a fare al corpo sfinito di una metropoli che da troppo tempo sogna di rialzarsi ma che subisce di continuo la zavorra del vostro scarso coraggio? Cui prodest? 

La bellezza e Peppino

Peppino Impastato: Sai cosa penso? Che quest’aeroporto in fondo non è brutto, anzi…

Salvo Vitale: Ma che cosa esce?

Peppino Impastato: No ma… Visto così dall’alto, uno sale qua sopra e potrebbe anche pensare che la natura vince sempre,che è ancora più forte dell’uomo e invece non è così! In fondo tutte le cose, anche le peggiori, una volta fatte poi si trovano una logica, una giustificazione per il solo fatto di esistere: fanno ‘ste case schifose con le finestre in alluminio e i muri di mattoni finti… Mi stai seguendo?…

Salvo Vitale: Eeh, ti sto seguendo!

Peppino Impastato: …I balconcini, ‘a gente ci va a abitare e ci mette… le tendine, i gerani, la televisione e dopo un po’ tutto fa parte del paesaggio, c’è, esiste, nessuno si ricorda più di com’era prima, non ci vuole niente a distruggere la bellezza.

Salvo Vitale: Ah bè ho capito, ma allora?

Peppino Impastato: E allora… E allora invece della lotta politica, la coscienza di classe, tutte le manifestazioni e ‘ste fissarie, bisognerebbe ricordare alla gente cos’è la bellezza, aiutarla a riconoscela, a difenderla.

Salvo Vitale: La bellezza?

Peppino Impastato: La bellezza, è importante la bellezza, da quella scende giù tutto il resto.

Come EL PAIS vede la Lega: i barbari del nord

Forse perché non ci stanno in mezzo o forse semplicemente perché servirebbe avere il coraggio (e la forza) di non mediare per innata passione. Ecco cosa scrive EL PAIS:

L’Italia non può contare su di loro. Salvo, logicamente, per battere cassa. Durante gli ultimi dieci anni i governi di Silvio Berlusconi si sono appoggiati alla Lega Nord per governare.
Come se si trattasse di un mostro a due teste, ogni volta che le telecamere inquadravano il Cavaliere alla Camera, assieme a lui emergeva il volto di un tipo inaffidabile e dai modi da osteria di nome Umberto Bossi. Durante l’agonia di Berlusconi la Lega Nord, il cui tratto principale è l’odio verso il diverso, aveva tre ministri al governo.

Uno era proprio Bossi, che nonostante questo non si tratteneva dal minacciare di far cadere Berlusconi se non si fosse sottomesso ai suoi interessi o alle sue tariffe, soprattutto negli ultimi tempi.
Il fatto è che il governo dell’aficionado dei bunga bunga non è caduto per colpa della Lega Nord, ma grazie alla pressione dei mercati, della Merkel, di Sarkozy e del presidente Giorgio Napolitano, che ha messo al suo posto il tecnico Mario Monti.

Ed è ora, con Monti al comando e l’Italia sull’orlo del precipizio, che la Lega Nord è tornata alle proprie radici più barbare e antiche. Senza il filtro della compartecipazione al potere – un partito xenofobo al Ministero degli Interni è come dire la volpe che controlla le galline – i suoi interventi al Senato o alla Camera dei Deputati non hanno nulla da invidiare a quelli della tifoseria più aggressiva dell’Inter.
Mercoledì [14 dicembre 2011, NdT] al Senato hanno urlato, hanno mostrato cartelli reclamando di farla finita con le imposte e hanno insultato – “pagliaccio! pagliaccio!” – il presidente del Senato. Senza Berlusconi preso per il collo né molto più da dire su quella Roma che chiamano ladrona, Bossi e i suoi hanno riesumato il discorso di una Padania indipendente, con una propria moneta, staccata dagli altri italiani con la pella più scura.

Bossi, che aveva chiesto i cannoni contro gli immigrati in arrivo dall’Africa sui gommoni, non si trattiene adesso dal ripetere ai suoi il discorso dell’Italia ricca e imprenditrice – cioè loro – e dell’Italia parassita e scansafatiche, con la quale non hanno nulla in comune.
Per il momento la miccia che si apprestano ad accendere è esplosa a Torino contro gli zingari e a Firenze contro i neri. Da qualche parte bisogna pur cominciare.

[Articolo originale “Los bárbaros del Norte”]