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Ignazio Cutrò: in culo alla mafia

Lascio lo spazio che ho a disposizione qui per una persona straordinariamente ordinaria in un Paese normale. Ignazio Cutrò ha contribuito con la propria testimonianza al processo “Face Off” all’arresto dei Panepinto. Non li ha descritti, non li ha recitati: li ha fatti arrestare. Con la testimonianza senza eroismi dei giusti per vocazione.

Ho conosciuto Ignazio a Roma incatenato davanti al Viminale insieme a Valeria Grasso mentre chiedeva il diritto primitivo di non essere ammazzato in solitudine. Ignazio parla con il cuore, non ha libri che gli arrotondano le frasi e gli profumano le parole. E’ diretto, duro. Diritto. In un tempo di schiene piegate davanti alla paura e, peggio, alla pavidità che rompe il muro della cittadinanza dignitosa. Non è buono per gli speciali in prima serata, non è abbastanza pettinato per portare consenso e non è nemmeno un intellettuale a cui affidare una collana letteraria; eppure ha la forzadi chi mangia il fango con il sorriso per poter tenere vicino al camino la rettitudine insieme alla propria famiglia.

Il giorno in cui tutti ricordavano Libero Grassi, alcuni infami entravano nella sua abitazione. Ignazio, con la sua forza che deriva dalla sua partigianeria gli ha risposto. Questo spazio mi sembrava il minimo lasciarlo alle sue parole con una levata di cappello:

Egregi stronzi mafiosi e company, siete arrivati vicino casa mia, si ma grazie a quegli angeli non avete avuto tempo di respirare, vi sono subito stati nel culo anche se effettivamente la caccia “all’uomo”, se uomo si può dire, poi è andata a vuoto. Però di certo starete con due piedi in una scarpa prima o poi sarete messi con la faccia al muro, e giustizia sarà fatta. Questi gesti ci danno più carica in questa lotta, perché ci fanno capire allo stesso tempo sia quanto siate vigliacchi e anche che le istituzioni sono vicine e reattive. Carabinieri, poliziotti, finanzieri, uomini, padri di famiglia che con sprezzo del pericolo vigilano costantemente su di noi, su tutti i cittadini, e mettendo in rischio la loro vita ogni giorno si sforzano di rendere più pulito dalle illegalità il nostro Paese dove mettono a rischio la propria vita senza pensarci due volte dimostrando la fedeltà alla divisa indossata ed impressa nella pelle. Un grazie a questi valorosi uomini di tutte le forze dell’Ordine ma soprattutto in culo alla mafia.

Pubblicato su IL FATTO QUOTIDIANO

Cacciano con il culo degli altri

Il Sole 24 Ore scrive oggi di una possibile multa di 10 milioni di euro dalla UE a Regione Lombardia per la caccia interroga fatta passare in fretta e furia prima delle vacanze estive. E, ovviamente, a pagare saranno i cittadini in un momento in cui quei soldi diventano ossigeno per i servizi essenziali. La votazione in Consiglio è stata a scrutinio segreto: così gli elettori non potranno sapere chi devono ringraziare per questa ennesima barricata a favore dei cacciatori fieri e impettiti della legittimazione della propria “sregolatezza”. Applausi alla regolamentazione dell’irregolare: in questo Paese è un must. E applausi ai democratici che hanno permesso che la legge passasse: sfilacciarsi per difendere la propria valle deve essere per loro un vizio inguaribile.

Essere affidabili

E’ quello che manca, oggi. E si finisce per parlare di antipolitica quando si tratta semplicemente di un crollo di fiducia. E in un Paese sfiduciato ancora ci si ostina a pensare che un rimpasto (di manovre, di uomini o di coalizioni) possa bastare quando l’unico ingrediente è il cambiamento. Quello vero. Michele Ainis lo scrive per il Corriere: almeno oggi l’abbiamo fatta franca. Domani, chi lo sa: la nostra via è piena di trappole, ci vuol poco a mettere un piede in fallo. Ma sono trappole di Stato, inganni tessuti da Sua Maestà la Legge. Come l’idea di revocare il riscatto della laurea e del servizio di leva ai fini pensionistici, con buona pace dei 665 mila italiani che ci avevano creduto, sborsando anche fior di quattrini. O come la trovata speculare del Pd, che ha proposto una tassa aggiuntiva del 15% per chi aveva profittato dello scudo fiscale del 2009, confidando nella garanzia di pagare non più del 5% sui capitali rientrati dall’estero. Insomma di volta in volta cambiano le vittime, non l’abitudine di stracciare i patti stipulati con l’una o l’altra categoria di cittadini. Eppure quest’abitudine inocula un veleno nella nostra convivenza, perché ci insegna a diffidare delle istituzioni, e a disprezzare in ultimo tutto ciò che è pubblico, di tutti. 

Michele Serra voterebbe Vendola

Se ci fossero le primarie voterei Nichi Vendola. È quello che quando parla dice le cose che mi interessano di più. Quando incontro un bersaniano intelligente che dice che Pier Luigi Bersani è più pratico penso che abbia buone ragioni per dirlo. Ma mi sembra che nei periodi di confusione ci voglia almeno un quid di radicalità. Perché rimette ordine, aiuta a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Senza durezze ideologiche o fanatismo, ma sarebbe salutare. Vendola lo fa spesso. Per questo lo voterei. E ho visto da qualche sondaggio che buona parte del Pd lo voterebbe. Questo mi fa pensare che ci sia bisogno di alzare il livello. Con tutto il rispetto per la politica come arte di amministrare, serve qualcuno capace di alzare un po’ lo sguardo. Oppure, francamente, è meglio affidarsi a bravi geometri o ragionieri, onesti e per bene, che sappiano far quadrare i conti della collettività. L’intervista qui.

Una meravigliosa notizia

L’inossidabile Riccardo parte con una straordinaria e importante avventura.

Va bene. E ora? Ci lasciamo così, dopo aver chiacchierato? E no, santiddìo, stavolta no. Stavolta giochiamo grosso, puntiamo tutto quello che abbiamo. Il nome, la storia, la forza dei Siciliani. Amici, rimettiamo in campo i Siciliani. Loro hanno i killer, loro hanno i miliardi – ma noi, noi uomini di questa terra abbiamo i Siciliani.

Luigi De Magistris dixit

“Se fossi stato al posto di Di Pietro, il giorno dopo la vittoria alle europee, avrei proposto a me la carica di vice suo. Sarebbe stata una mossa intelligente” – “A volte sceglie persone impresentabili o modeste, che nulla hanno in comune con l’Idv (…) Bastava andare dal fruttivendolo o dal giornalaio per sapere chi era De Gregorio. L’Italia dei Valori è a un bivio: può veramente diventare un grande partito ma deve evitare questi errori ”. – “Ci sono persone che hanno avvertito come troppo forte l’asse tra me e Di Pietro. Vorrei evitare di personalizzare, ma credo che la resistenza maggiore sia quella di Donadi, di Messina, di Rota. Sono i colonnelli del partito. Quelli che temono che un domani io ne diventi il presidente. Che, in caso di un governo della sinistra, io possa diventare ministro”. – È un po’ brutto vedere che nell’Idv siamo considerati inaffidabili come se fossimo degli ospiti. Vorrei ricordare che io ho portato mezzo milione di voti. Ho portato il partito dal 4 all’8 per cento. Ho portato quattro milioni di euro in rimborsi elettorali, senza che il partito mi abbia dato nemmeno una scheda telefonica prepagata”.

Il prossimo che mi dice che non è vero che su queste questioni Cavalli e De Magistris siano allineati gli stringo la mano, giuro.

La (brutta) favola di Re B. e la manovra

Il pifferaio magico ha convocato i suoi topi, gli ha ordinato di firmare il saccheggio e poi di scendere in strada chiamandolo ‘responsabilità’.

Senza nessuna analisi, senza fingere postura da economista dell’ultima ora:

Hanno detto per anni che tutto andava bene e che la crisi era solo nella testa della sinistra disfattista e sulla bocca dei parassiti pidocchiosi che infestano la scuola, gli uffici pubblici e che pensano solo a scioperare. Li hanno applauditi.

Poi ci hanno detto che la crisi c’era (e che in fondo lo sapevano ma non volevano creare allarme) e che non è mica una cosa italiana ma che tutta l’europa (anzi, l’universo mondo) andava a picco e intanto indicavano la Grecia che stava a galla come un tonno rinsecchito che nuota senza pinne. E tutti hanno detto – hai visto, poveretta la Grecia, noi stiamo in piedi grazie al nostro Presidente.

Hanno scritto la prima manovra per risanare il Paese (ci dicevano). Bene.

Male, anzi, ci siamo sbagliati. Hanno scritto la seconda. Anzi, l’hanno scritta mentre l’Europa li teneva per un orecchio come la maestra con l’alunno che scrive cento volte ‘responsabilità’. Bene, questa volta ci siamo.

Anzi no, hanno riscritto la seconda, qualche aggiustamento, ci vuole responsabilità – diceva – e tutti uniti (dopo averlo scritto cento volte aveva imparato a pronunciarla oltre che scriverla). Qualcuno ha iniziato ad avere comunque qualche dubbio ma comunque, ci dicevano, non toccheremo le pensioni. L’importante è che chi ha di più paghi di più e poi via le provincie piccole (tranne le nostre) e i comuni, anzi no, il federalismo le salveremo, viva l’identità locale, non può essere mica un costo, e sono usciti con una macelleria sociale (ter) che tocca le pensioni, cancella il contributo di solidarietà (cioè chi guadagna di più semplicemente guadagna di più), e cancella le province forse sì, forse no, non si sa quando, ma serve un’unità d’intenti e responsabilità (rieccola) dell’opposizione. E forse hanno sbagliato anche i conti. In compenso non si sono aumentati nemmeno il prezzo dell’insalata alla mensa del reame.

Il re è uscito sul balcone e ha urlato ‘manovra più equa’.

Qualcuno disse – beh, almeno non ci hanno tassato il pane, gli è bastato il 1 maggio e il 25 aprile.

Crescita, equità e giustizia sociale: il 6 settembre in piazza  per andare a riprendercele.

La pericolosità delle droghe leggere

Francesco Perre, di 44 anni, affiliato alla cosca Barbaro della ’ndrangheta, condannato in via definitiva a 28 anni di reclusione, era latitante dal 1999 ed era inserito nell’elenco del Ministero dell’Interno dei ricercati più pericolosi. Perre è stato bloccato mentre innaffiava la coltivazione di canapa indiana composta da oltre duemila piante, tra Palizzi Superiore e Bova, nel cuore dell’Aspromonte.

Fascismo turistico a Lampedusa

I turisti milanesi confermano. Tramonti infuocati con le palme in controluce, cene a base di cous cous, dammusi con le cupolette e vento caldo. Siamo alla stessa latitudine di Kairouan, Tunisi e Algeri sono molto più a nord. “A chisti ci piace l`Africa ma senza l`africani`, commenta una volontaria. “Dormiamo la sera con le finestre e la porta di casa aperte` – racconta una coppia di Monza al giornale di Parma. “L`isola è sicura come nessun altro luogo. Siamo qui da 10 giorni e dai telegiornali abbiamo appreso che sono sbarcati 2000 immigrati, noi non abbiamo visto nulla, nemmeno un clandestino, niente. Questo è il vero scoop`. La declinazione turistica del fascismo igienico a Lampedusa raccontato da Antonello Mangano mette i brividi di primo pomeriggio e ci racconta quanto ci siamo sfilacciati nelle battaglie ‘umanitarie’. Lampedusa è lontana proprio come sognava qualcuno.