Lo sberleffo di Cavalli alla mafia che ingrassa così vicino al Duomo
Milano, «sacerdotessa e complice». Milano, «tutta aperitivi e cerimonie “capello a posto e colletto in ordine”». Milano e quelle cinque lettere che nessuno vuole pronunciare. Milano e un silenzio a forma di buco, che si ingoia la dignità di una città intera. A cento passi dal Duomo, scritto a quattro mani con il giornalista Gianni Barbacetto, non è solo il successo dell’attore lodigiano Giulio Cavalli, al teatro della Cooperativa di via Hermada a Milano, in scena fino a domani. È anche e soprattutto una mappa dettagliata degli affari della criminalità organizzata nel profondo Nord, il breviario delle cosche, il “Bignami” delle famiglie mafiose al confino, passate dal traffico di eroina all’edilizia, dai morti ammazzati alle imprese pulite e dalla partita Iva «metallizzata».
Tutto esaurito in un giovedì qualunque, davanti ad un pubblico muto, e per una volta non complice, che ascolta rapito e incredulo l’altra faccia della Milano che guarda all’Expo, quella di Cavalli è anche e soprattutto la preghiera laica di chi, sotto scorta da maggio per gli sberleffi agli uomini d’onore, di ‘ndrine e padrini di prima e seconda generazione vuole continuare a parlare. Un monologo musicale, accompagnato dal pianoforte di Gaetano Liguori, che torna indietro fino all’11 luglio del 1979, a quel funerale di luglio («oscenamente privato») dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, condannato a morte e poi giustiziato perché «ogni mattina insieme ai fazzoletti e al caffè si portava in ufficio il coraggio e la dignità». Ripercorrere la strada della memoria, nella raggiera milanese, è bere il caffè al cianuro che ha ucciso Sindona – il banchiere scelto per reinvestire i soldi della criminalità-, è guardare il corpo di Calvi e i mattoni nelle tasche, è capire che quei cento passi per arrivare al cuore della città e della sua economia i boss li hanno già fatti. Tutt’intorno c’è il ritratto di una città che «non se ne accorge», di una politica a volte cieca a volte complice, di una popolazione che sta a guardare, in cui si confondono i figli trentenni dei boss che hanno scelto Milano per imparare a «non abbuffarsi agli aperitivi e ad azzeccare forse anche qualche congiuntivo». Ma c’è un punto in cui il teatro e la poesia devono farsi da parte, sembra dirci Cavalli.È la presa di coscienza che passa solo attraverso l’informazione a trasformare la seconda parte del monologo in un torrente di nomi, cognomi. Atti alla mano (anche fisicamente l’attore recupera il copione, come se imbracciasse le armi, quelle affilate della verità dei fatti), Cavalli si sposta da Milano e guarda alla Lombardia per raccontare la storia di chi la mafia l’ha guardata in faccia. E da lodigiano, sul palco milanese, racconta anche di Lodi e «di un imprenditore locale nel suo viaggio scortato dalle forze dell’ordine, per consegnare una valigetta da 100mila euro per pagare il racket». Un viaggio da Buccinasco a Corsico, da Cologno Monzese a Melegnano, da Spino d’Adda a Sant’Angelo, per dire anche «Gomorra è anche qui».
Rossella Mungiello
DA IL CITTADINO
Giulio Cavalli ha soli 32 anni. E da due vive sotto scorta, da quando con il suo spettacolo teatrale Do Ut Des ha fatto saltare dalla sedia i boss della malavita organizzata che gli hanno inviato diverse minacce di morte. Perchè Giulio nei suoi spettacoli racconta la verità, racconta una realtà che spesso si fa finta di non vedere.
La rassegna cinematografica curata da Cesvov e Filmstudio90 che si terrà dal 23 ottobre al 4 dicembre. Giunge alla ottava edizione la rassegna “Un posto nel mondo”, progetto che fin dall’inizio si è proposto di veicolare riflessioni sul mondo del sociale utilizzando soprattutto la comunicazione audio visuale. La manifestazione si svolgerà quest’anno dal 23 ottobre al 4 dicembre. Nel 2002 era difficile pensare che l’iniziativa potesse resistere nel tempo, continuando a crescere grazie al coinvolgimento di associazioni provenienti anche da ambiti diversi. Pluralità di punti di vista e capacità di visione di insieme sono i due volti di questo lavoro che, con la collaborazione offerta dal Cesvov, ha portato a coinvolgere associazioni, forze del lavoro e istituzioni sensibili alle tematiche sociali, soprattutto chi sul territorio opera giornalmente cercando positive sinergie anche al di fuori dei propri ambiti di intervento.
Monologo “A cento passi dal Duomo” inaugura la stagione al Teatro della Cooperativa
L’unico attore sotto scorta. In prima linea come Saviano, combatte con i suoi spettacoli Cosa nostra in Lombardia «A cento passi dal Duomo» debutta al Teatro della Cooperativa di Milano: «È qui la vera capitale della ’ndrangheta»
L’aspetto più allarmante del fenomeno mafioso è la sua capacità di condizionare la vita di migliaia di persone. E’ importante non rassegnarsi ad essere elementi passivi di questo sistema degenerato.