Indagini come copioni teatrali: Cavalli recita contro le mafie
Recitare «contro» la mafia. Salire sul palco per denunciare i malviventi. Cultura ma anche denuncia sociale. Un dovere che diventa anche un pericolo per chi decide di rompere il muro del silenzio. L’ omertà che tanto «non cambia niente lo stesso». È dal 2006 che Giulio Cavalli, attore milanese, riceve minacce. La sua colpa? Lavorare con giornalisti e magistrati e trasformare le loro indagini in copioni teatrali. «A cento passi dal Duomo» scritto a quattro mani con Gianni Barbacetto, è in scena stasera al Teatro Litta (ore 21, ingresso libero, prenotazione 338.24.07.189), uno degli appuntamenti di «Milano dice no», la tre giorni milanese promossa dalla Carovana antimafia. Uno spettacolo «sotto tutela», come l’ attore che lo interpreta. Al suo fianco come sempre il pianoforte combattente di Gaetano Liguori. Che cosa ha fatto per scatenare la reazione delle organizzazioni criminali? «Ho usato la parola per raccontare storie, ma soprattutto per specificare fatti e per puntualizzare nomi e cognomi» risponde Cavalli. Il teatro torna a essere un luogo di denuncia o è l’ ultima spiaggia di una società dove la libertà di informazione è minacciata? «Io sono un ottimista per natura. Credo che in un momento in cui la comunicazione globale sia così facilmente controllabile, il teatro diventi un’ occasione per esercitare il diritto alla libertà e l’ indipendenza. Paolo Borsellino diceva “parlate della mafia, alla radio, in tv, sui giornali. Ma parlatene!”. I prossimi impegni? «Sto preparando un nuovo lavoro sulla memoria andata in prescrizione di un senatore a vita». Ma cosa spinge un uomo di 32 anni, sposato e padre di un bimbo, a compiere queste scelte? «Pretendere la bellezza… non dovrebbe essere obiettivo comune di tutti gli uomini di arte e cultura?»
Livia Grossi
DA CORRIERE DELLA SERA

L’attore teatrale ha parlato al Verri, affiancato dal giornalista Colonnello, che ha avvertito: «Criminalità vicina» . L’appello di Cavalli, che cita il “caso Sant’Angelo” e l’estorsione di Lodi.
«UN’INIZIATIVA molto importante che spinge noi giovani ad avere una visione più ampia di cosa rappresenta la legalità: dallo sport, all’informazione alla mafia». Questo il commento a caldo di Matteo Pifferi, studente del liceo scientifico Gandini, che ieri mattina ha seguito uno dei tanti laboratori organizzati in occasione della visita al liceo Gandini e all’Itis Volta della “Carovana Antimafie”. Un’iniziativa che è stata accolta con interesse e entusiasmo da tutti i ragazzi, anche grazie alla varietà dei temi trattati sotto forma di incontri, testimonianze e interviste. «Penso sia fondamentale parlare di legalità e avere una presa di coscienza reale del fenomeno — continua Matteo —. Non si possono ignorare situazioni drammatiche e le parole possono essere di grande aiuto per sconfiggere o almeno limitare il fenomeno. La mafia esiste anche al nord; certo la realtà di Lodi non è paragonabile a quella siciliana, campana o calabrese, ma bisogna comunque essere informati e non disinteressarsi del problema». La soluzione alla diffusione delle cosche mafiose sembra averla Andrea Corsi, di 3a del liceo classico Verri, che dopo aver partecipato ad un incontro con Peppe Castelvecchio, responsabile della comunità “Il Pellicano”, commenta: «Il problema delle droghe s’incastra in un contesto molto vasto che va dall’illegalità al traffico di cartelli mafiosi. Credo che un passo avanti possa essere la legalizzazione della cannabis, da considerare una droga tale e quale all’alcol. La legalità è un’arma contro la mafia e così si taglierebbero le gambe alle diverse cosche che gestiscono il traffico di marijuana e derivati».
«Lei ha tanto coraggio»: Napolitano benedice l’attore “anti cosche”
ROMA – «La libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione è uno dei principi da tener sempre cari, da preservare e far vivere in Italia e ovunque», dice Giorgio Napolitano ricordando il senso più profondo della celebrazione del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, «spartiacque» della storia europea di importanza analoga a quello tracciato il 9 maggio 1945 dalla caduta della Germania nazista: nell’Est europeo si aprì la strada alle libertà democratiche, come era avvenuto a Roma e a Bonn alla fine della seconda guerra mondiale. Napolitano parla al Quirinale nel Salone dei Corazzieri affollato di gente di cinema e teatro: si celebra la Giornata dello Spettacolo, coronata dall’assegnazione ai vincitori dei Premi Eti-Olimpionici del Teatro e Vittorio De Sica, gente che vive proprio di libertà di espressione. Una libertà che oggi non è minacciata, come una volta, da un regime autoritario, ma da incertezze e discontinuità di finanziamenti e di regolazioni di legge, e a volte dalle minacce della criminalità organizzata. Non a caso, Napolitano ha invitato al Quirinale e ha incontrato dopo la cerimonia Giulio Cavalli, un attore lombardo che da oltre un anno vive sotto corta perché ha osato sbeffeggiare i mafiosi sul palcoscenico e i boss lo hanno minacciato di morte. Napolitano si è fatto raccontare la storia, gli ha stretto la mano e gli ha manifestato solidarietà. Napolitano ha ascoltato, ha raccomandato la difesa della libertà di espressione e ha elogiato il cinema, il teatro, la musica, l’arte italiana.
Volti noti. Quelli con tanti anni di carriera alle spalle, quelli con tutta la carriera davanti. Il mondo dello spettacolo al Quirinale in occasione della consegna dei premi Eti per il teatro e De Sica per il cinema. Premio alla memoria a Mike Bongiorno, consegnato alla moglie. Attori, attrici autori in platea. C’era anche Giulio Cavalli, attore che fa teatro civile di denuncia e, minacciato dalla mafia, vive sotto scorta.
Lui si chiama Giulio Cavalli e fa teatro civile di denuncia. E questo gli è costato minacce di morte da parte di diverse famiglie mafiose. Minacce vere, reali come il suo teatro, tanto che da aprile, dopo due anni di tira e molla, ha ottenuto una scorta e vive accompagnato da due ‘angeli con la pistola’. Oggi, per l’incontro annuale con la ‘gente dello spettacolo’, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha voluto ospite al Quirinale. Non solo. Al termine della tradizionale cerimonia di premiazione, il presidente si è intrattenuto a lungo con Cavalli, per ascoltare una storia iniziata quasi tre anni fa a Gela, quando il giovane autore, regista e attore mise in scena, con alcuni magistrati e giornalisti siciliani, una piece composta da stralci di intercettazioni ambientali finite in processi per mafia e da alcuni pizzini di Bernardo Provenzano. Il tutto, spiega Cavalli, “in chiave comica, ma riprendendo anche la lezione di Peppino Impastato”. Il progetto ebbe successo, ma per Cavalli, una volta rientrato a Lodi, cominciarono le minacce, che andarono moltiplicandosi quando cavalli mise in scena uno spettacolo sulle infiltrazioni mafiose negli appalti in Lombardia. Alla fine, servizio scorta per l’attore e nuovo spettacolo, stavolta realizzato in collaborazione con Libera, l’associazione per la lotta alle mafie di Don Luigi Ciotti. Oggi, infine, l’appuntamento al Quirinale, con Napolitano, sensibile com’è al tema della denuncia civile, molto interessato a questa storia. Il presidente, durante il colloquio con l’attore, ha avuto parole di elogio “per il coraggio di denunciare” e a esortato Cavalli “a proseguire con il suo lavoro”. L’attore, però, ha denunciato una sorta di ‘abbandono’ da parte del mondo del teatro e in generale dello spettacolo di chi, come lui, fa teatro-denuncia e a volte si trova esposto, al pari di giornalisti, scrittori e magistrati, esposto alle vendette delle cosche. All’allarme di Cavalli di è associato anche il direttore di Ossigeno, l’osservatorio della Fsni sui giornalisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza, Alberto Spampinato. “Ci sono troppi casi come quello di Cavalli – ha detto Spampinato – e di altri autori e giornalisti che vengono lasciati troppo soli”.