Giulio Cavalli al Teatro dl Popolo di Gallarate: un successo annunciato.
Gallarate, 15 marzo 2010- “Che la ‘ndrangheta stesse colonizzando Milano lo dicevo negli anni ’80. L’ho confermato due anni fa e i fatti mi danno ragione. Ora c’è l’Expo e non so più come dirlo”.
“A Mafiopoli le storie si cominciano a raccontare dalla fine. Bruno Caccia doveva finire il 26 giugno, che, dico, per uno scherzo del destino il 26 giugno io ci sono pure nato. Oggi c’è un cortile, un cortile scippato ai Belfiore, un cortile che è stato rapinato al rapinatore, un cortile che vuole diventare da grande un giardino e una memoria che con le unghie sta rompendo il guscio. E il magistrato severo, sono sicuro, non riuscirebbe a trattenere un sorriso”.
Inizia con la frase del sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia Vincenzo Macrì proiettata su un grande schermo al centro del palco, già acceso durante l’ingresso degli spettatori in sala, e termina con il testo che Giulio Cavalli ha scritto per l’iniziativa “Libera quanto basta per “ a Cascina Caccia di San Sebastiano Po nel maggio 2009 lo spettacolo “A cento passi dal Duomo” che l’attore lodigiano che vive sotto scorta da due anni ha portato al teatro del Popolo di Gallarate nella stagione della Fondazione Culturale l’altra sera.
In mezzo, il testo che Cavalli ha scritto con il giornalista Gianni Barbacetto, accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Gaetano Liguori. Un’ora e mezzo di parole, nomi, sentenze, inchieste. E facce. Quelle dalle foto segnaletiche dei “boss della ‘ndrangheta”, come appare ancora sullo schermo prima che Cavalli inizi a recitare il testo in memoria del magistrato Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983 con 14 colpi, da killer su una 128, mentre di sera faceva una passeggiata con il suo cane, a Torino, dopo aver deciso di mandare a casa gli uomini della sua scorta.
È un’ora e mezzo che parla di quelle “storie che non vengono raccontate”, di quelle che restano “nel cassetto” in un negozio, perché “la vetrina deve essere rassicurante”, perché “il silenzio è calma, è rosa”.
Ed è un’ora e mezzo che rende ancora più assordante quel “silenzio” che Giulio Cavalli accusa, nel parlare della ‘ndrangheta, delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord, in Lombardia.
Parte da una data, quella del 17 luglio 1979, quando nella Chiesa di San Vittore a Milano si celebrò il funerale “oscenamente privato” di Giulio Ambrosoli, commissario liquidatore della “banca di Sindona”, ucciso con tre colpi 357 Magnum da un killer di Cosa Nostra mentre rientrava a casa, e al quale “non c’erano politici, non c’era l’alta borghesia milanese”. Perché “Milano non se ne accorse”.
E prosegue con Calvi, Sindona, la Notte di San Valentino con tutti i suoi arresti nel 1983, con i maxiprocessi per mafia degli Anni Novanta con “più di cento condanne”, per arrivare più verso i giorni nostri, agli omicidi riconducibili alla criminalità organizzata fin sotto casa, a Lonate Pozzolo, a Ferno, a San Vittore Olona,…
E a contraltare di politici e non solo che commentano e commentavano che a Milano e in Lombardia la mafia non esiste, riappare una frase di Macrì: “Milano è oggi la vera capitale della ‘ndrangheta”.
Ma, aggiunge Cavalli, “anche Cosa Nostra e la Camorra si stanno dando da fare in Lombardia”
E davanti a tutti questi fatti, alle inchieste che vedono la vicinanza della criminalità organizzata a grandi opere (“prima la ‘ndrangheta si dedicava ai sequestri di persona – dice ancora Cavalli nello spettacolo -, poi è passata alla cocaina, poi all’eroina. Oggi ce l’hanno fatta: sono imprenditori, soprattutto nel campo dell’edilizia, nella movimentazione della terra. Oggi si sono dischiuse le uova, ci sono i rampolli, giovani che frequentano i vostri salotti, le scuole dei vostri figli. E che vivono a 100 passi da dove si sta organizzando l’Expo”), lo spettacolo si chiede se ciò sia solo cronaca nera. “No – risponde Cavalli – Gomorra è già qua”.
Lungi dall’essere un reportage che fa di ogni erba un fascio o che nel Nord veda solo terra criminale, il testo è piuttosto un grido contro il silenzio, contro la negazione di ciò che comunque esiste, ed esiste anche in Lombardia. “Il silenzio è complice”, ammonisce Cavalli alla fine di “A cento passi dal Duomo”.
E “non si tratta di decidere di chi è la colpa”, ma piuttosto “di non permettere di restare impuniti”. E perché questo avvenga occorre la “memoria”. E “non permettersi di dire che la mafia non esiste”.
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GALLARATE – Il Teatro del Popolo di Gallarate sembra una bomboniera, tutto panna e azzurro. Ma ieri sera, 11 marzo, la bomboniera si è riempita di echi di sangue e di affari sporchi: sul palco c’era Giulio Cavalli, classe 1977, una delle ultime rivelazioni del “Teatro Civile”, con il suo ultimo spettacolo “A cento passi dal Duomo”. L’argomento era la mafia in Lombardia. NON BASTA VEDERE “I CENTO PASSI” “La mafia in Lombardia non esiste”, dicono tutti. Cavalli cita Paolo Pillitteri e Letizia Moratti, ma loro sono solo i più evidenti portavoce di questo ritornello. “I lombardi guardano i film su Peppino Impastato, – dice Cavalli – e pensano di avere pagato così il proprio conto all’antimafia. E non si accorgono che la mafia ce l’hanno in casa”. E non da poco tempo, come dimostra il fatto che Luciano Liggio, predecessore di Totò Riina, fu assassinato negli anni ’70 nella sua casa di Milano. NOMI, COGNOMI E FOTO Giulio Cavalli fa nomi e cognomi, ed è per questo che da qualche anno lui, lodigiano, vive sotto scorta. Nomi, cognomi, e fotografie: lo spettacolo si conclude con la proiezione di alcune foto segnaletiche corredate dal nome del boss raffigurato. Boss che non vivono solo lontano, al Sud, ma qui vicino, anche nella nostra provincia. Non è un caso che il boss più potente, Vincenzo Rispoli, venga nominato nel momento dello spettacolo dedicato a Malpensa. La provincia di Varese ha un ampio spazio nello spettacolo di Cavalli: mafia, camorra e ‘ndrangheta sono arrivate anche qui, silenziose e con la facciata pulita da normali imprenditori, ma ancora uccidono e minacciano. Lo dimostrano, secondo l’attore lodigiano, alcuni omicidi commessi tra Lonate Pozzolo e Ferno, e l’accoltellamento del capo dell’ufficio tecnico del comune di Besnate nel 2008. E allora non sorprende più che perfino il procuratore di Varese, Maurizio Grigo, abbia una scorta. Non per difendersi dai teppisti varesini, ma dalla ‘Ndrangheta. UN PASSO INDIETRO Qualche passo indietro, però, Cavalli l’ha dovuto fare: un uomo politico di Somma Lombardo, qualche giorno fa, ha mandato una diffida sia all’attore che al teatro, perché all’interno di “A cento passi dal Duomo” si fa il suo nome come partecipante a una cena con alcuni boss della zona. Cavalli ha preferito quindi eliminare, per una sera, alcuni passaggi dello spettacolo: “non era fondamentale citarlo – ha detto a fine serata l’attore – anche perché lui ha partecipato a quella cena pare senza sapere con chi fosse al tavolo. Ma ho preferito evitare di creare ulteriori problemi a me e al Teatro”. CANDIDATO CON IDV Perché di problemi, Cavalli, ne ha fin troppi. E non smette di crearsene, visto che ha perfino deciso di candidarsi alle elezioni regionali con l’Italia dei Valori nelle provincie di Milano, Monza e Varese. “Anche da candidato, non fingo di avere un manifesto politico. – aveva dichiarato qualche settimana fa a VareseNotizie – Il mio lavoro, i miei spettacoli, lo sono di per sé. La politica deve tornare ad essere quello che è per me, cioè un impegno vero per il proprio Paese. Tutti i partiti devono dimostrare di essere contro la mafia con i fatti: questa sarà la nuova onestà della politica”. “ORA SAPETE” “Ora sapete – chiosa l’attore a fine spettacolo – quindi da oggi dovete agire, altrimenti siete tutti collusi. E anticostituzionali, perché l’articolo 4 della Costituzione dice che “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Mafia Nord/Sud Lavoro e legalità, buone pratiche di resistenza
n scena al Teatro del Popolo “A cento passi dal duomo”: l’attore lodigiano ha parlato anche della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e Legnano. Nel buio qualcuno registrava le sue parole
Intervista a Giulio Cavalli: «La cosa che mi fa più paura? L’indifferenza. L’ignoranza intenzionale come arma di difesa»
La bellezza ferma la mafia
La città si stringe attorno al suo giullare sotto scorta. Nella giornata di sabato piazza Broletto ospiterà tutti coloro che vogliono esprimere solidarietà nei confronti di Giulio Cavalli, l’attore e regista lodigiano bersagliato ormai da tempo da intimidazioni di stampo mafioso. L’ultima minaccia risale al 4 febbraio, quando il direttore del teatro Nebiolo di Tavazzano ha dovuto annullare pochi minuti prima del debutto il suo spettacolo: 23 proiettili sono stati ritrovati di fronte al teatro Oscar di via Lattanzio, a Milano.Una rete di associazioni ha deciso di dire basta alla mafia e a tutti coloro che negano la verità: le cosche fanno affari anche al nord. Dalle 10.30 alle 13, nel cuore del centro storico di Lodi, andrà in scena la manifestazione “Parole, immagini, musica. Contro le mafie con Giulio Cavalli”. Per l’occasione si susseguiranno interventi, letture, momenti di riflessione e di divertimento. All’appuntamento, oltre allo stesso Cavalli, parteciperanno il giornalista Gianni Barbacetto, Lorenzo Frigerio di Libera Lombardia, la giornalista de «Il Fatto» Antonella Mascali, la scrittrice Ilaria Rossetti, il regista Luciano Paggetti, la cantante Raffaella De Stefano, il pittore Guido Boletti e il regista Ruben Oliva.L’evento è stato organizzato da numerosi protagonisti che da tempo operano nella realtà lodigiana: Adelante, Lodi solidale, Ciclodi, Finanza etica, Gruppo acquisto solidale, Legambiente, Clam, Rete Lilliput, Meic e Libera. A cui si aggiunge il neonato Coordinamento legalità e responsabilità.Più il tempo passa, più le adesioni si moltiplicano. È possibile che sabato facciano la loro comparsa altre associazioni e altri ospiti d’onore. «Questo vuole essere un momento di partecipazione – spiega Michele Merola di Adelante -, un evento di solidarietà ma gioioso, per sostenere Cavalli e le sue battaglie. Abbiamo cercato di coinvolgere diverse realtà». Tutti sono consapevoli che l’iniziativa arriva un po’ in ritardo, l’attore è infatti sotto scorta da mesi, eppure l’appuntamento si pone come un punto di partenza per le battaglie del futuro: «C’è una difficoltà da parte del territorio a concepire la criminalità organizzata come un problema del nord – aggiunge Margherita De Vizzi di Adelante -, riuscire a non negare la sua presenza è già un primo passo in avanti».Sergio Cannavò, vicepresidente regionale di Legambiente, sottolinea che una vera e propria presa di coscienza di fronte al fenomeno sia fondamentale: «La nostra città fino a questo momento si è dimostrata quasi indifferente alle minacce – dice -, noi vogliamo che questa manifestazione possa essere un segno di solidarietà nei confronti di Giulio. Questioni come le mafie e la legalità hanno bisogno di approfondimento e di proposte per contrastare la criminalità». Il Coordinamento legalità e responsabilità è nato anche con questo obiettivo: «Ci siamo riuniti per capire come far diventare questa attività costante nel tempo – afferma Mario Pasquali -, la mafia non esiste solo quando ci sono delle intimidazioni , ci riguarda da vicino e ogni cittadino deve saper portare avanti la sua lotta nel quotidiano».Greta Boni
LA CITTÀ SI MOBILITA per esprimere la propria solidarietà all’attore antimafia Giulio Cavalli, ma anche al magistrato Paolo Filippini, entrambi negli ultimi giorni «oggetto» di pesanti minacce. Lo fa con una grande manifestazione, fissata per sabato mattina dalle 10,30 alle 13 in piazza Broletto, in cui ci saranno letture, riflessioni, immagini e musica tutte contro le mafie. Interverranno, oltre allo stesso Cavalli, personalità di spicco del mondo della cultura a livello nazionale e locale, tra cui i giornalisti e scrittori Gianni Barbacetto, Antonella Mascali e Ilaria Rossetti e la cantante Raffaella De Stefano che già in passato si sono schierati in questa lotta. Al loro fianco anche Lorenzo Frigerio, referente regionale dell’associazione Libera, il regista Ruben Oliva, l’attore Luciano Pagetti e il pittore Guido Boletti. L’iniziativa vede impegnate in prima linea numerose associazioni della città, da Adelante al Gruppo di finanza etica, da Lodi Solidale alla Rete di Lilliput e al neocostituito Coordinamento legalità e responsabilità, solo per citarne alcune. «Vogliamo dimostrare tutto il nostro sostegno a Cavalli in un evento pubblico di ampio respiro (nel mirino per i suoi spettacoli in cui denuncia gli intrecci del malaffare anche al Nord Italia, ndr) — anticipano i promotori (nella foto) —. Sarà un evento di solidarietà, ma anche di festa. Siamo consapevoli che questa mobilitazione è un po’ tardiva, visto che le minacce vanno avanti già da quasi un anno, ma vogliamo che sia un punto di partenza».
Giovedì 18 febbraio alle ore 11.00, presso la Sala Giunta del Comune di Salerno, si terrà la conferenza stampa della Cooperativa Teatro Nuovo, che presenterà il progetto “Un teatro nuovo nuovo”, rassegna di spettacoli e incontri di drammaturgia contemporanea, teatro civile, danza, giovani tendenze, cabaret, in programma dal 3 marzo al 7 maggio. Una rassegna con importanti eventi, incontri e nomi tra cui: Mariano Rigillo, Peppe Lanzetta, Giuliano Scabia, Giulio Cavalli, Enzo Moscato, Arturo Cirillo, Giancarlo Cauteruccio ed altri artisti italiani. Alla conferenza interviene l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salerno Ermanno Guerra. Saranno presenti gli organizzatori del Teatro di Via V. Laspro, il nuovo direttore, Luciana Libero e Pasquale De Cristofaro, Ugo Piastrella, Loredana Mutalipassi, Antonio Santoro. Interverranno alcuni degli artisti ospiti della rassegna.