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Antonio Ingroia, Giulio Cavalli e Peter Gomez presentano “C’era una volta l’intercettazione”

Antonio Ingroia, Procuratore dell’Antimafia di Palermo, sarà ospite della libreria per presentare al pubblico il suo libro “C’era una volta l’intercettazione” (http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-092-7/antonio-ingroia-/c-era-una-volta.html).
Alla serata parteciperanno anche, come relatori, Peter Gomez (http://it.wikipedia.org/wiki/Peter_Gomez) e Giulio Cavalli (http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Cavalli), attore, scrittore e regista italiano.

Mercoledì 21 ottobre alle ore 18.00, Milano Spazio MilanoNera c/o Libreria Mursia via Galvani 24.

A cento passi da piazza duomo

Gli applausi erano scroscianti, il teatro della Cooperativa era pieno (circa250 posti) e tutti erano rimasti colpiti per quello che avevano sentito per circa un paio d’ore. Lo spettacolo finito implica le luci accese per cui, mente il mio applauso continuava, mi sono guardato attorno per capire che tipo di pubblico ci fosse. Poi li ho visti. Erano in due. Uno si è mosso appena Giulio Cavalli è sceso dal palco ed è andato in una quinta, altro si è messo davanti a loro, a protezione.
Quello che ha detto Cavalli in quelle due ora circa lo costringe ad avere la scorta sotto il palco (e non solo). Come Saviano chi fa i nomi e i cognomi e non fa parte della politica viene minacciato e messo sotto scorta.
Cento passi dal Duomo è, per chi ancora non se ne fosse reso conto, il mettere in chiaro il fatto che la mafia si è trasferita qui nella città di M. in pianta stabile. Da non perdere.
E per chi vuole capire da dove tutto è partito consiglio la lettura di “Patria”, di Deaglio.

DA http://osirisicaosirosica.blogspot.com/2009/10/cento-passi-da-piazza-duomo.html

Lo spettacolo di Giulio Cavalli e Gianni Barcetto, andato in scena al Teatro della Cooperativa di Milano, squarcia il velo

“A cento passi dal Duomo”
(AGM-LSP) Giulio Cavalli da due anni vive sotto scorta, da quando nei suoi spettacoli teatrali racconta una realtà che spesso si fa finta di non vedere.

Nel suo ultimo recital, ”A cento passi dal Duomo”, andato in scena al Teatro della Cooperativa, racconta la Milano dei misteri dell’Expo 2015 e della tanto richiesta Commissione Antimafia.

Il testo è stato scritto in collaborazione con Gianni Barbacetto: si parte dal profondo silenzio che ha accompagnato il funerale dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Una frase bianca sul fondo nero, un “Buco”…nella coscienza della gente.

Per informare ci vuole coraggio. E ce ne vuole anche per alzare le mani, a centro palco, come ha fatto Giulio Cavalli mentre scorreva la lista infinita dei Boss della ‘Ndrangheta milanese. Il coraggio di chi come lui fa del teatro un mezzo di denuncia esoprattutto formazione.

La scenografia spuria, nera come tetro è il mondo che racconta fatto di intercettazioni, di minacce telefoniche, mazzette, mandanti irriconoscibili, prestanomi. Fantasmi che vengono rievocati dall’autore/attore che con, voce concitata, ad uno ad uno ne analizza il vizio e il peccato. Un pianoforte accompagna il monologo e a tono lo rende danza o convulsione.

Un fiume di nomi e misfatti, una raffica simile alla scarica che il pubblico, intimidito, si aspetta possa arrivare dal fondo della sala da un momento all’altro. Parole contro quella mitragliata che uno come Cavalli si aspetta ogni giorno. Spezzoni televisivi alleggeriscono il monologo, pur appesantendone l’invettiva.

La Moratti rassicura gli ospiti di Anno zero confidando nella Milano dei lavoratori onesti e dei volontari. E scuote la testa quasi meravigliata…perché a Milano la Mafia non esiste. Non esiste. O non deve esistere?

Copyright © 2001-2009 AGM-LoSpettacolo

 

DA LOSPETTACOLO.IT

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Comincia la tournée de L’APOCALISSE RIMANDATA di Dario Fo con Giulio Cavalli

Dopo il debutto nazionale al FESTIVAL TEATRO ITALIA di Napoli dello scorso giugno, L’APOCALISSE RIMANDATA OVVERO BENVENUTA CATASTROFE di Dario Fo e Franca Rame con Giulio Cavalli è pronto per iniziare il proprio giro nei teatri nazionali. Si inizia questa settimana con le date di Bolzano (Teatro Cristallo, ore 21.00 Giovedì 22 ottobre) e Pisa (Teatro Lux, ore 21.00 venerdì 23 ottobre).

Per info

http://www.teatrocristallo.org/

http://www.cinemateatrolux.it

 

Nello spettacolo di Giulio Cavalli, nomi e cognomi dei “capi” e dei loro amici

L’attore scortato all’ombra della Madonnina  di Benny Calasanzio

L’avvocato Giorgio Ambrosoli, le minacce che gli rivolge il suo killer, William Arico, quando si rende conto che il liquidatore della Banca Privata Italiana è inavvicinabile. Poi la sua morte e il suo funerale silenzioso, disertato dai politici, in una Milano di luglio sudata ed indifferente. Si apre così “Cento passi dal Duomo”, il nuovo spettacolo di Giulio   Cavalli, unico caso di attore teatrale costretto a vivere sotto scorta da quando, con il suo spettacolo “Do ut des” in cui ridicolizzava la mafia e i suoi uomini, ha fatto perdere le staffe alle colonie stiddare gelesi del milanese, ricevendo minacce ed intimidazioni così reali e pericolose da spingere il Prefetto, in concerto con questura e carabinieri, ad assegnargli la tutela armata: era il 27 aprile e già dal 2006 mesi Cavalli era sottoposto   ad una tutela dinamica. Guardato a vista dai carabinieri anche quando, con la sua parlantina veloce e nervosa, spara nomi e cognomi dei boss calabresi, siciliani e campani che hanno ormai in mano una Milano, secondo il sindaco Letizia Moratti, vergine dalle infiltrazioni mafiose. Una fiaba smentita dai fatti e dai numeri: dal ritratto di Cavalli viene fuori una Milano prostituita agli interessi della criminalità organizzata, in cui la mafia ha ormai percorso quei cento passi che la separavano dai palazzi del potere, è entrata e si è seduta   su comode poltrone di vellutino, ad aspettare ingorda i miliardi di euro che pioveranno in città con l’Expo 2015. Nomi e cognomi, come quelli che si leggono nel testo scritto a quattro mani con l’esperto Gianni Barbacetto, che forse ne sanno qualcosa, come Vincenzo Giudice, di Forza Italia, consigliere comunale di Milano, presidente della Zincar, società mista partecipata dal Comune, amico, come Paolo Galli, Forza Italia, presidente dell’Aler, di Giovanni Cinque, esponente di spicco della cosca calabrese degli Arena; o come Massimiliano Carioni, Forza Italia, eletto, secondo lo stesso Cinque, con i voti della mafia. Di Alessandro Colucci, consigliere regionale azzurro della Lombardia, invece parlano al telefono due mafiosi intercettati: “Abbiamo un amico in Regione”. E poi ancora Emilio Santomauro, due volte consigliere comunale a Milano ed ex presidente della commissione Urbanistica, sotto processo con l’accusa di aver fatto da prestanome a uomini del clan Guida, e infine Loris Cereda, sindaco di Platì, detta anche Buccinasco, che si scompone quando gli fanno notare che ricevere il figlio del boss Domenico Barbaro nel suo ufficio   potrebbe essere sconveniente. Lo spettacolo, che ha gi fatto registrare il sold out nelle prime tre serate, rimarrà al teatro della Cooperativa di Milano fino alla pomeridiana di oggi, prima di iniziare un tour in tutta la penisola.

da IL FATTO QUOTIDIANO

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LA MAFIA ALL’OMBRA DEL DUOMO

LA SCELTA DI SARA CHIAPPORI

All’operosa ombra della Madonnina, la mafia penetra, prolifera, fa affari, si installa nei luoghi del potere, contamina la società civile. Una criminalità organizzata efficiente,
ben camuffata con i suoi abiti firmati e ben introdotta con i suoi agganci negli ambienti giusti. Invisibile in superficie, ma non per questo meno pericolosa. Dopo Do ut des e nonostante le minacce ricevute, Giulio Cavalli torna a parlare di mafia nello spettacolo A cento passi da Duomo, scritto con Gianni Barbacetto (ancora oggi al Teatro della Cooperativa). Un bell’esempio di teatro civile, documentatissimo e coraggioso. Musiche dal vivo di Gaetano Liguori.

DA LA REPUBBLICA

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Lo sberleffo di Cavalli alla mafia che ingrassa così vicino al Duomo

Milano, «sacerdotessa e complice». Milano, «tutta aperitivi e cerimonie “capello a posto e colletto in ordine”». Milano e quelle cinque lettere che nessuno vuole pronunciare. Milano e un silenzio a forma di buco, che si ingoia la dignità di una città intera. A cento passi dal Duomo, scritto a quattro mani con il giornalista Gianni Barbacetto, non è solo il successo dell’attore lodigiano Giulio Cavalli, al teatro della Cooperativa di via Hermada a Milano, in scena fino a domani. È anche e soprattutto una mappa dettagliata degli affari della criminalità organizzata nel profondo Nord, il breviario delle cosche, il “Bignami” delle famiglie mafiose al confino, passate dal traffico di eroina all’edilizia, dai morti ammazzati alle imprese pulite e dalla partita Iva «metallizzata».
Tutto esaurito in un giovedì qualunque, davanti ad un pubblico muto, e per una volta non complice, che ascolta rapito e incredulo l’altra faccia della Milano che guarda all’Expo, quella di Cavalli è anche e soprattutto la preghiera laica di chi, sotto scorta da maggio per gli sberleffi agli uomini d’onore, di ‘ndrine e padrini di prima e seconda generazione vuole continuare a parlare. Un monologo musicale, accompagnato dal pianoforte di Gaetano Liguori, che torna indietro fino all’11 luglio del 1979, a quel funerale di luglio («oscenamente privato») dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, condannato a morte e poi giustiziato perché «ogni mattina insieme ai fazzoletti e al caffè si portava in ufficio il coraggio e la dignità». Ripercorrere la strada della memoria, nella raggiera milanese, è bere il caffè al cianuro che ha ucciso Sindona – il banchiere scelto per reinvestire i soldi della criminalità-, è guardare il corpo di Calvi e i mattoni nelle tasche, è capire che quei cento passi per arrivare al cuore della città e della sua economia i boss li hanno già fatti. Tutt’intorno c’è il ritratto di una città che «non se ne accorge», di una politica a volte cieca a volte complice, di una popolazione che sta a guardare, in cui si confondono i figli trentenni dei boss che hanno scelto Milano per imparare a «non abbuffarsi agli aperitivi e ad azzeccare forse anche qualche congiuntivo». Ma c’è un punto in cui il teatro e la poesia devono farsi da parte, sembra dirci Cavalli.È la presa di coscienza che passa solo attraverso l’informazione a trasformare la seconda parte del monologo in un torrente di nomi, cognomi. Atti alla mano (anche fisicamente l’attore recupera il copione, come se imbracciasse le armi, quelle affilate della verità dei fatti), Cavalli si sposta da Milano e guarda alla Lombardia per raccontare la storia di chi la mafia l’ha guardata in faccia. E da lodigiano, sul palco milanese, racconta anche di Lodi e «di un imprenditore locale nel suo viaggio scortato dalle forze dell’ordine, per consegnare una valigetta da 100mila euro per pagare il racket». Un viaggio da Buccinasco a Corsico, da Cologno Monzese a Melegnano, da Spino d’Adda a Sant’Angelo, per dire anche «Gomorra è anche qui».

Rossella Mungiello

DA IL CITTADINO

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La 'ndrangheta ha casa a Milano, "a cento passi dal Duomo": successo per lo spettacolo di Giulio Cavalli, attore sotto scorta

Giulio Cavalli ha soli 32 anni. E da due vive sotto scorta, da quando con il suo spettacolo teatrale Do Ut Des ha fatto saltare dalla sedia i boss della malavita organizzata che gli hanno inviato diverse minacce di morte. Perchè Giulio nei suoi spettacoli racconta la verità, racconta una realtà che spesso si fa finta di non vedere.

E’ quello che spiega nel suo ultimo recital, “A cento passi dal Duomo”, in cartellone al Teatro della Cooperativa in via Hermada 9 fino a domenica. Il testo è stato scritto in collaborazione con Gianni Barbacetto: si parte dal profondo silenzio che ha accompagnato il funerale dell’avvocato Giorgio Ambrosoli.

Un silenzio assordante, un ‘buco’, che continua ad avvolgere una città che anche oggi sembra negare a tutti i costi la presenza della criminalità organizzata. Questione ribadita dai procuratori antimafia, e in ultimo dai giornalisti Giuseppe Caruso e Davide Carlucci ai nostri microfoni.

I dati che riporta Cavalli nel recital non si possono ignorare. Ora alle porta c’è l’Expo 2015 e la tanto richiesta Commissione Antimafia non riesce a vedere la luce per cavilli burocratici. Tanto alla gente questo sembra non importare perchè, come testimoniano alcuni commenti post spettacolo che abbiamo sentito, “si vede che lui è di sinistra, ha fatto solo nomi di politici di destra”. Secondo pochi spettatori tutto si ricondurrebbe a questo.

Grazie al cielo abbiamo sentito anche moltissimi commenti positivi: commenti ‘arrabbiati’ perchè la realtà raccontata da Cavalli esiste e una volta usciti dal teatro si torna a casa ‘amareggiati’, confida una signora.

Ma chi glielo fa fare a continuare i suoi spettacoli nonostante le minacce? Lo spiega Giulio stesso sul suo sito.

“Una ragazza tra il pubblico mi ha chiesto chi me l’avesse fatto fare di uscire dai binari comodi delle storielle teatrali per approfondire e scontrarmi mettendo in pericolo la mia sicurezza e quella della mia famiglia[…]quando i famigliari delle vittime dell’incidente di Linate dell’8 ottobre 2001 hanno fatto irruzione nelle fasi di scrittura e preparazione del mio spettacolo per quella strage ci siamo subito resi conto delle unicità del modus che avevamo a disposizione: il tempo e la vicinanza fisica del nostro pubblico per chiarire, una faccia e un corpo per accusare guardando fissi negli occhi, un posto fisico dove prendere una posizione[…] un’azione teatrale di svelamento contro la normalizzazione controllata delle opinioni e delle sensazioni”

Cavalli dà fastidio alla mafia perchè, ha raccontato l’attore in un’intervista ad Affaritaliani, loro “hanno il terrore della parola, e la paura li porta a rispondere con gesti significativamente imbarazzanti. Sono goffi e incapaci di reagire a livello culturale, e la banalità nella forma delle loro gravissime minacce nei mie confronti lo dimostra. Visto quello che sto passando, resto convinto che la mafia può essere battuta solo con la cultura. Se questa convinzione diventa di massa, se la si mette sul piano dei valori e della bellezza, i mafiosi non avranno più scampo”

“A cento passi dal Duomo” è uno spettacolo assolutamente da non perdere.

Arianna Ascione

DA MILANO 2.0

Ottava edizione per "Un posto nel mondo"

La rassegna cinematografica curata da Cesvov e Filmstudio90 che si terrà dal 23 ottobre al 4 dicembre. Giunge alla ottava edizione la rassegna “Un posto nel mondo”, progetto che fin dall’inizio si è proposto di veicolare riflessioni sul mondo del sociale utilizzando soprattutto la comunicazione audio visuale. La manifestazione si svolgerà quest’anno dal 23 ottobre al 4 dicembre. Nel 2002 era difficile pensare che l’iniziativa potesse resistere nel tempo, continuando a crescere grazie al coinvolgimento di associazioni provenienti anche da ambiti diversi. Pluralità di punti di vista e capacità di visione di insieme sono i due volti di questo lavoro che, con la collaborazione offerta dal Cesvov, ha portato a coinvolgere associazioni, forze del lavoro e istituzioni sensibili alle tematiche sociali, soprattutto chi sul territorio opera giornalmente cercando positive sinergie anche al di fuori dei propri ambiti di intervento.

Scrivevamo lo scorso anno: “ritrovarsi durante l’anno, con grande costanza, seduti ad un tavolo di lavoro comune è stato già di per sé un segnale positivo della volontà di confrontarsi e di mettere in circolo – riunione dopo riunione – idee, saperi e buone pratiche del variegato mondo del volontariato. Ma riuscire a mettere in piedi un progetto organico, divulgativo ma specifico, fatto di film, documentari, dibattiti, eventi culturali, spesso ad ingresso gratuito, senza poter godere di solidi contributi pubblici, è davvero una piccola grande vittoria, che giustifica la caparbietà messa in gioco per tenere fede ai propositi iniziali senza perdere in lucidità ed efficacia”. Tutto questo resta attuale più che mai e rappresenta uno dei punti di forza di una manifestazione che continua a realizzarsi soprattutto grazie alla partecipazione attiva e a una modalità di lavoro che privilegia il dialogo e la massima disponibilità a confrontarsi tutto l’anno, ben oltre il periodo di svolgimento della rassegna.

La manifestazione anche quest’anno cerca di raggiungere un pubblico diversificato, con numerosi appuntamenti settimanali lungo l’arco di oltre un mese, in massima parte ad ingresso gratuito e coinvolge diverse città della provincia (Varese, Gallarate, Samarate, Gavirate, Induno Olona, Daverio, Azzate, Bolladello) nonché le scuole, che sono invitate a partecipare ad alcune proiezioni dedicate agli studenti in orario scolastico. Per permettere di approfondire il valore etico di ogni film, sono spesso presenti registi, operatori attivi sul territorio, professionisti nel campo della comunicazione sociale.

Le sezioni che danno corpo alla manifestazione del 2009, che si terrà da fine ottobre ai primi di dicembre, sono quelle di sempre: se “Il racconto della realtà” propone film a soggetto spesso presentati in prima visione, nelle altre sezioni si è valutato che la forma del documentario fosse la più agile e stimolante per affrontare problematiche di attualità che spesso non trovano adeguato spazio nelle sale cinematografiche e nei palinsesti televisivi.

Il percorso “Sguardi sul lavoro” presenta riflessioni sui cambiamenti in atto ma anche drammatici reportage, mentre “Così lontano, così vicino”, dedicata a tematiche umanitarie o a film sull’handicap, presenta oltre al famoso Come un uomo sulla terra l’ultimo film prodotto da Emergency, Domani torno a casa, due anni di riprese cinematografiche tra Khartoum e Kabul, e due lungometraggi a soggetto (Garage di Leonard Abrahamson, vincitore al Torino Film Festival, e L’amore nascosto di Alessandro Capone) applauditi in rassegne internazionali ma ancora inediti a Varese.

Nella sezione dedicata all’ambiente, sarà presentato in diverse città l’ultimo film di Ermanno Olmi, Terra madre, mentre verrà recuperato dal misterioso oblio un film di Colin Serreau, Il pianeta verde, apologo sul futuro del nostro pianeta datato 1996 ma ancora profetico, mai proiettato a Varese e provincia. Ospite gradito della rassegna, sabato 21 novembre al Cinema Nuovo di Varese, sarà il metereologo e ambientalista Luca Mercalli. E ancora, per “Testimoni del nostro tempo”, alcune serate saranno dedicate alla figura di Don Primo Mazzolari (con la proiezione integrale in due serate del film tv L’uomo dell’argine, alla presenza del regista Gilberto Squizzato), alla tragica fine del giornalista Giancarlo Siani, vittima della camorra, raccontata nell’intenso film di Marco Risi Fortapàsc, e all’assassinio di Anna Politkovskaya raccontato nell’intenso film 211: Anna, di Paolo Serbandini e Giovanna Massimetti, considerato uno dei più significativi documentari di quest’anno.

L’attenzione ai fatti di casa nostra si concretizza non solo con lo spazio accordato ai registi locali attivi nel sociale, ma anche con il Forum dedicato dal Cesvov alla comunicazione etica (4 dicembre) che inviterà registi, giornalisti e operatori dell’informazione per discutere su come sia possibile raccontare la realtà e le emergenze quotidiane con un occhio attento alle problematiche di chi è svantaggiato socialmente. Un’altra importante tavola rotonda, dal titolo “Memorie migranti” affronterà da una angolatura inedita quello che spesso viene solo considerato emergenza sociale. E ancora, tra le tante proposte del programma, segnaliamo un coinvolgente spettacolo teatrale, A cento passi dal Duomo, interpretato da Giulio Cavalli e scritto con Gianni Barbacetto, dedicato alle infiltrazioni mafiose nella nostra regione.

http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=153389