Nuovo francobollo commemorativo
Riprendo il post del caro Francesco Lanza (che mica per niente dico è il coautore di DO UT DES) e lancio il debutto di questa sera con un bel francobollo. Per non dimenticare.

Riprendo il post del caro Francesco Lanza (che mica per niente dico è il coautore di DO UT DES) e lancio il debutto di questa sera con un bel francobollo. Per non dimenticare.

Le storie che partono da lontano. Partendo da un articolo dal 2001 di Repubblica che nomina un parlamentare Amadeo Gennaro Matacena condannato in corte d’assise, passando dalla seduta 406 del 17/09/1998 della Camera in cui si dice del suddetto onorevole che riceve minacce, udite udite, da collaboratori di giustizia tra cui un certo Antonio Gullì ritrovato cadavere oggi a Modena. Il resto è una cosa che si perde tra la letteratura e la fantascienza.
Il 25 aprile in orario di cena tarda ero appena giù dal palco a tavola con la scia del sipario chiuso e un partigiano di lunga data. Lui era con gli occhi vivi, lo sguardo veloce e il karaoke che gli rimbalzava nelle orecchie. Si parlava di 25 aprile dimenticandosi di avere a tavola qualcuno che li ha visti tutti.
Poi Frà Diavolo (il suo nome di battaglia) si è inserito nel discorso raccontando del suo allontanamento forzato dalla sua Lerici. – perchè se ci prendevano – dice – ci avrebbero sparato. Lo sapete che si sparava? –
In quella domanda c’è tutto il niente del 25 aprile di marketing “neo democratico”, del revisionismo prepotente e c’è il sospetto sessant’anni dopo che loro pensino che noi non si sia capito nulla.
In mezzo al tavolo c’era un vassoio di fritto scaldato male.
Essere partigiano vuol dire prendere una parte. Scegliere. Condividere. Portare avanti. Resta da vedere se si tratta di una partecipazione o di uno stare in disparte. Le parti degli altri non si cancellano e non si riscrivono; in democrazia ci si oppone, ci si confronta. Riscrivere la resistenza è una frase che cola ignoranza. Continuiamo a scriverla e raccontarla ognuno con la propria sintassi e il proprio angolo di osservazione. Riscrivere è l’eufemismo di cancellare. Il rogo dei libri è il barbecue della pochezza.
Mio padre è morto partigiano a 18 anni
monologo di Magni
recitato da Proietti
nello spettacolo “A me gli occhi, please” 1976
Mi chiedevano oggi se esiste un buon motivo per “rischiare di avere paura”. Me l’hanno chiesto in una chiaccherata posata e accondiscendente che sembrava una mezza intervista. Credo di avere una dozzina di buoni motivi per non averne. Vale lo stesso?