Vai al contenuto

Insultano Lucarelli. E poi umiliano una madre

Ieri il Garante per la privacy ha messo nero su bianco quello che dovrebbe sapere chiunque abbia superato l’esame di giornalismo: diffondere le immagini della donna che ha lasciato il figlio al pronto soccorso di Aprilia dopo avere detto agli inservienti di dover andare in bagno e dopo avere verificato che nella carrozzina ci fossero latte e pannolini viola la riservatezza e la deontologia professionale.

Il Garante per la privacy ha detto che diffondere le immagini della madre che ha lasciato il figlio al pronto soccorso di Aprilia viola la riservatezza e la deontologia

La scena è circolata per ore sui siti delle maggiori testate giornalistiche italiane, soffiata dagli aliti dei sacerdoti dei valori della famiglia e dagli stomaci bisognosi di clic dei quotidiani online. Il Garante ha sottolineato come “le immagini si pongono in evidente contrasto con le disposizioni della normativa privacy e delle regole deontologiche relative all’attività giornalistica” e quindi “non avrebbero dovuto essere trasmesse, in quanto lesive della dignità della donna, in un momento di particolare fragilità”.

Ci sarebbe da capire anche chi abbia dato ai giornalisti quel video registrato per tutt’altre finalità, all’interno dell’ospedale. Sconcerto è stato espresso anche dal Comitato pari opportunità dell’Ordine dei giornalisti che sottolinea come il volto ben visibile della donna sia andato in onda durante il telegiornale della rete ammiraglia Rai. I giornalisti senza esporre la donna avrebbero potuto indagare sui motivi che l’abbiano spinta a quel gesto oppure avrebbero potuto cogliere l’occasione per ricordare ai loro lettori che dal 1997 in Italia esiste una legge che garantisce il diritto di partorire in anonimato perché chi non è in grado di provvedere al proprio figlio sia garantita dall’anonimato che protegge lei e il minore.

Se il diritto all’anonimato rimane lettera morta (come già accaduto con la donna che affidò il figlio alla culla termica della clinica Mangiagalli di Milano e dovette sorbirsi una lettera pubblica del comico Ezio Greggio) sarà sempre più difficile per chi non è in grado di sostenere “l’unica maternità possibile” della propaganda di questi tempi. L’episodio però racconta molto anche dell’ipocrisia del giornalismo di questi tempi.

Non sono passati molti giorni da quando Selvaggia Lucarelli e il compagno Lorenzo Biagiarelli sono stati bombardati da giornalisti paternalisti che li hanno accusati di avere spinto al suicidio una ristoratrice nel lodigiano. In quell’occasione firme più o meno autorevoli del giornalismo italiano hanno urlato allo scandalo perché la sottolineatura di una recensione falsa (da cui conseguirebbe una pubblicità truccata) avrebbe “esposto” una “cittadina” al pubblico ludibrio, causandone il crollo emotivo. In difesa della delicatezza generale per giorni alcuni quotidiani e trasmissioni hanno martellato la coppia Lucarelli-Biagiarelli con la furia dei vendicatori di fronte a un’occasione che non avrebbero mai potuto sperare.

Articoli e articoli per insegnare l’arte della riservatezza e la protezione dei fragili, con il solo intento di pestare ancora più forte i propri avversari. Alcune sono le stesse testate che non hanno esitato un solo secondo prima di banchettare sul drammatico momento che ha segnato la vita di due persone, in un luogo universalmente ritenuto sicuro perché adibito alla cura delle persone.

L’articolo Insultano Lucarelli. E poi umiliano una madre sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Ecco perché il Piano Mattei è un guscio vuoto

Per sapere come è andata e come andrà bisogna partire dalla fine. L’intervento in Senato di ieri del presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki rompe l’incantesimo di una giornata che sembrava perfetta nelle apparenze, con le delegazioni di oltre 41 paesi africane a Palazzo Madama per il vertice “Italia-Africa: un ponte per una crescita comune” che Giorgia Meloni ha tirato in piedi per il suo “Piano Mattei”.

Senza il supporto di tutti i Paesi europei il Piano Mattei è senza speranze. E gli africani non hanno l’anello al naso

“L’Africa è pronta a discutere i contorni e le modalità dell’attuazione del Piano Mattei, sul quale avremmo auspicato essere consultati”, ha detto Faki, invitando a “passare dalle parole ai fatti”. “Capirete bene – ha sottolineato Faki – che non ci possiamo più accontentare di semplici promesse che spesso non sono mantenute”. In quel momento affiora il non detto. Il “Piano Mattei” di Giorgia Meloni di primo acchito potrebbe essere un capolavoro politico. Promettere di aiutare l’Africa la leva dal fastidioso cassetto degli xenofobi e della destra sinistra europea, aggiungendole quel lustro istituzionale che la presidente del Consiglio insegue fin dal primo giorno del suo mandato.

La nuova Giorgia agli occhi del mondo vuole segnare le distanze dal securitario alleato di governo Salvini che vorrebbe risolvere tutto chiudendo porti che non si possono chiudere. Sono lontani i tempi in cui Meloni desiderava ad alta voce l’affondamento delle navi delle Ong. Il “piano Mattei” è la promessa di “aiutarli a casa loro” che ritorna in voga dopo i tempi di Matteo Renzi segretario del Pd. “5,5 miliardi di euro” ha annunciato ieri la capa del governo italiano di fronte alla platea internazionale, convinta che i capi africani si sarebbero sciolti di fronte al frusciare di soldi. La promessa di soldi che per ora non ci sono.

Il dem Boccia fa notare che a bilancio ci sono 2,8 milioni di euro, basteranno per i viaggi e per il catering del personale di missione. Siamo ancora qui. Ma la “crescita economica” di cui parla il governo ha l’aria di essere lo stesso colonialismo di sempre, con un fondotinta umanitario. Le parole di ieri del ministro all’Economia Giancarlo Giorgietti (“i Paesi africani hanno un enorme potenziale e hanno bisogno di accedere alle catene del valore regionali e globali”) sono la bella copia della visione del presidente dell’Eni Claudio Descalzi, Caronte della presidente del Consiglio nei suoi ultimi viaggi nel continente africano.

“Noi non abbiamo energia, loro hanno energia. Abbiamo una grande industria, devono svilupparla… C’è una forte complementarità”, ha detto lo scorso 5 gennaio Descalzi intervistato dal Financial Times. Peccato che la visione sia diametralmente opposta a quella del presidente della Commissione dell’Unione Africana che ieri ha perorato un “cambiamento di paradigma per un nuovo modello di partenariato che possa aprire la strada verso un mondo più giusto, se vogliamo costruire pace e prosperità attraverso l’amicizia, e non attraverso barriere securitarie che sono barriere di ostilità”. Per Moussa Fati “questa è l’unica via per una partnership reciprocamente rispettata e vantaggiosa e il nostro auspicio – spiega – è che l’Italia sia sempre più coinvolta insieme a noi in questa ottica”.

Detta banalmente: quale accordo potrebbero trovare un continente che chiede uguaglianza economica e sociale con coloro che vorrebbero lucrare sulla disparità? Convincere Stellantis o Volkswagen a spostare le proprie fabbriche in Marocco o in Algeria è partenariato? Oppure, puntare a scalzare gli altri stati europei nello sfruttamento delle terre e dell’energia è rinnovata amicizia o semplice scalata della concorrenza L’Africa portata a Palazzo Madama da Moussa Faki non ha bisogno del suono dei soldi e non ha voglia di brindare alla cerimonia delle promesse. L’Africa è un continente addolorato dove il cambiamento climatico brucia le terre e sposta le persone.

L’intervento in Senato del presidente dell’Unione Africana Faki ha rotto l’incantesimo di una giornata che sembrava perfetta

L’Ue dalla faccia gentile con l’Italia in prima linea e la presidente della Commissione Ursula von Der Leyen nella parte della vestale per racimolare voti in vista del secondo giro sono gli stessi che hanno trasformato la Libia in un lager a cielo aperto in mano ai trafficanti travestiti da soldati e sono gli stessi che hanno firmato un accordo con la Tunisia che si è spento ancor prima che terminassero le celebrazioni. La giornata di ieri sta tutta nell’inversione di visione e di visuale nel discorso di Faki.

Meloni aveva aperto le danze spiegando ai capi di governo africani quale fosse la sua visione dell’Africa, con la postura paternalistica dell’Occidente che vuole decidere per altri. I suoi ministri si sono prestati nella parte dei cerimonieri. Ma l’Africa ha ancora la presunzione di voler decidere per sé e, appunto, considerare “i contorni e le modalità”, come dice Faki. Il punto è che di contorni e di modalità ieri non se ne sono visti semplicemente perché non ce ne sono. Così il quasi capolavoro di Meloni è un guscio vuoto, un altro, che durerà il tempo che ingialliscono le pagine dei quotidiani di questi giorni.

L’articolo Ecco perché il Piano Mattei è un guscio vuoto sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Ilaria Salis (e l’Europa) con le catene ai piedi

Una donna trascinata dalle manette attaccate a un cinturone di cuoio. Da lì partono le catene che le cingono i piedi. Un agente di polizia la tiene al guinzaglio. Ilaria Salis ha 39 anni e ieri ha restituito l’immagine della sua storia al resto del mondo. Anche qui, nell’Italia che vorrebbe farsi patria e dimentica i suoi figli, Ilaria Salis ora è una storia da cui non si può distogliere lo sguardo.

Lì dentro c’è l’imbarazzo di un governo che ha eletto Orbàn a conveniente amico. La sua Ungheria che solletica i villi della maggioranza politica italiana è quel Paese che da quasi un anno tiene in ostaggio Ilaria accusata di aver aggredito due estremisti di destra a Budapest. Lei si è dichiarata non colpevole anche se non ha mai potuto leggere gli atti che la inchiodano come un cane. L’accusa si basa su immagini che non ha mai potuto vedere. La legge ungherese le permetterebbe di presentare una memoria difensiva ma come ci si può difendere da un’accusa che è solo ombra e fumo?

«Mia figlia viene trattata come un animale e i politici, il governo e i giornali fanno finta di non vedere», ha detto ieri il padre Roberto. «Adesso lo Stato italiano non può davvero più continuare a ignorare una situazione carceraria e processuale che vìola le nostre leggi», ha detto all’Ansa l’avvocato Eugenio Losco. Il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders ha fatto sapere che «la Commissione è sempre disponibile ad aiutare nel quadro di questi contatti bilaterali che sono stati presi dall’Italia con l’Ungheria». 

Insieme alla pena e alla preoccupazione per Ilaria Salis viene da chiedersi che Europa sia questa, con le catene ai piedi. 

Buon martedì. 

Nella foto: Ilaria Salis ieri in catene nell’aula del tribunale a Budapest, frame video di La7

L’articolo proviene da Left.it qui

La Costituzione ignorata perfino dai militari

Ieri mattina molto presto mi hanno girato un video che sarebbe stato sconcertante solo un anno e tre mesi fa, prima che un generale omofobo e razzista diventasse un circo Barnum sempre in tournée per guadagnare una candidatura politica e prima di avere ministri che si indignano per dei ragazzi in mezzo alla strada che rallentano auto dirette verso il dirupo. Nel video c’è un carabiniere che durante la manifestazione di sabato a Milano in difesa della Palestina si rivolge a Franca Caffa, storica esponente del comitato di quartiere Molise-Calvairate-Ponti ed ex consigliera comunale.

Ieri un carabiniere rivolgendosi a Franca Caffa ha detto che Sergio Mattarella “non è il suo presidente” perché “non l’ha votato”

L’uomo dell’Arma altezzoso spiega a Caffa che Sergio Mattarella “non è il suo presidente” perché “non l’ha votato”. Caffa rimane stordita dalla stupidità e dall’illegalità della risposta, osservando il militare compiaciuto che con sguardo satollo si gira verso la telecamera. Il poveretto ha dimostrato in una manciata di secondi di ignorare le regole basilari della Repubblica che dovrebbe difendere (Mattarella non l’ha votato nessuno al di fuori del Parlamento, chissà come ci rimarrà male oggi che l’ha scoperto) e di non avere nemmeno letto il giuramento che ha pronunciato prima di indossare la divisa, visto che Mattarella è il suo più alto comandante in quanto capo delle Forze armate.

È lo specchio dei tempi: gente che non sa nemmeno le due cose che dovrebbe sapere per svolgere il proprio mestiere ma si atteggia da profeta. Il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri fa sapere di avere già trasferito il militare in attesa di provvedimenti mentre la Procura aprirà un fascicolo. Perfino i militari fuori dalla Costituzione. Poveri noi.

L’articolo La Costituzione ignorata perfino dai militari sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

L’attacco contro l’Unrwa come clava per continuare ad attaccare Gaza

Mentre venivano uccisi altri 174 palestinesi e poco dopo la decisione della Corte internazionale di Giustizia (Cig) che all’Aja aveva definito “plausibile” l’accusa di “genocidio” a Gaza lo Stato di Israele ha ricominciato il suo attacco frontale contro l’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste milioni di profughi palestinesi.

Già nelle scorse settimane era emersa la possibilità che 12 lavoratori dell’agenzia dell’Onu avessero partecipato all’attacco di Hamas del 7 ottobre nel sud di Israele (1.200 morti). Il commissario generale dell’agenzia, Philippe Lazzarini, ha annunciato il licenziamento dei 12 accusati promettendo un’immediata indagine interna che faccia chiarezza sull’accaduto.

Per Israele è stato fin troppo facile spostare la discussione dalle proprie responsabilità da una controffensiva che ha i contorni del massacro deliberato all’agenzia Onu. Dal 2009 in poi il premier Benyamin Netanyahu ha portato avanti un’opera di delegittimazione contro le Nazioni Unite appoggiato da Trump e da diversi governi europei. Se si vuole ammazzare, affamare e schiavizzare un popolo non c’è nulla di più fastidioso dei testimoni, come accade nel Mar Mediterraneo.

Il direttore Philippe Lazzarini ha anticipato l’imminente stop alle operazioni per la distribuzione di aiuti da cui dipendono due milioni di persone a Gaza dipendono. “Nove Paesi (tra cui l’Italia, ndr) hanno sospeso provvisoriamente i loro finanziamenti all’Unrwa. Queste decisioni minacciano la nostra opera umanitaria nella regione, incluso e in modo particolare nella Striscia di Gaza”.

La direttrice di +972 ed intellettuale israeliana Orly Noy ha detto al manifesto che “Le motivazioni di Israele sono evidentemente politiche, punendo l’Unrwa si negano i diritti dei profughi e si puniscono tutti i palestinesi”.

L’articolo L’attacco contro l’Unrwa come clava per continuare ad attaccare Gaza sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Salvini molla la ruspa e sale sul trattore

Il ministro ai Trasporti Matteo Salvini scende dalla ruspa e sale sul trattore. “La Lega è e sarà sempre al fianco degli agricoltori italiani contro quelle scelte folli che da Bruxelles danneggiano i prodotti, il lavoro e la salute del nostro Paese”, twitta felice il leader della Lega riferendosi alla protesta dei trattori che sta invadendo anche le strade italiane.

Per smarcarsi da FdI Salvini che vuole in galera gli eco-attivisti ora giustifica i blocchi stradali degli agricoltori

Dal Piemonte, alla Sicilia, passando per l’Umbria e l’Abruzzo, gli agricoltori italiani da giorni imperversano in strada (ieri è toccato alla Puglia) con i loro trattori sul solco dalla mobilitazione nazionale e, ancor prima, dei “colleghi” transalpini e tedeschi, creando non pochi problemi in diverse regioni. La mobilitazione, già iniziata nei giorni scorsi, prende di mira le politiche agricole dell’Unione europea. Tra le richieste: “Sussidi, prezzi all’ingrosso da rivedere, no alla carne sintetica, no alle cavallette come cibo, no agli impianti fotovoltaici sui terreni produttivi”.

I coltivatori di grano e mais contestano le nuove regole comunitarie che li obbligano a tenere incolto il 4% dei terreni seminati sopra i 10 ettari e la questione dei prezzi. In commissione Agricoltura alla Camera c’è un progetto di legge che modifica il decreto legislativo del 2021 contro le pratiche sleali: introdotto un costo di produzione di cui deve tenere conto il prezzo di vendita. “Il problema – denunciano i manifestanti – è che ancora non si è visto niente”. Non poteva mancare la cosiddetta carne sintetica e i cibi a base cellulare (su cui l’Italia con Francia, Austria e altri 9 paesi ha chiesto una moratoria di 12 mesi all’Unione), le farine di insetti, l’aumento vertiginoso dei costi dei mutui, il costo dei carburanti, e le tasse: la legge di bilancio reintroduce l’Irpef agricola. I giornali locali raccontano di strade ingolfate dalla protesta, caselli autostradali resi inagibili e forti disagi per gli automobilisti.

Forti con gli eco-imbecilli e deboli con gli agri-imbecilli

Ci si potrebbe aspettare che il ministro dei Trasporti intervenga con lo stesso pugno duro con cui ha immediatamente bastonato i giovani che per qualche decina di minuti fanno lo stesso sulle strade italiane per sensibilizzare il mondo ai pericoli del cambiamento climatico. “Eco-imbecilli”, li aveva definiti Salvini in più di un’occasione, trascinando il governo a inventarsi il reato di eco-terrorismo per un manipolo di ragazzotti mentre non riesce ad alzare la voce con le grandi compagnie del fossile. Vedendo i trattori invece Salvini si intenerisce, in memoria della vecchia Lega che proprio sugli agricoltori e sulle famose “quote latte” costruì un effimero successo elettorale. Il ministro che dovrebbe garantire la viabilità e il diritto alla mobilità di suoi cittadini in questo caso inverte i ruoli.

Dall’Emilia alla Sicilia, la mobilitazione paralizza le città. Il ministro cavalca l’iniziativa contro l’Ue e la premier

A settembre dell’anno scorso riferendosi a una protesta dei ragazzi di Ultima generazione Salvini scrisse: “Portateli via di peso e accompagnateli dove è giusto che stiano: in galera”. Di fronte agli agro-imbecilli invece il leader della Lega garantisce appoggio incondizionato. L’occasione per Salvini è ghiotta almeno per due motivi. Da una parte riesce a rivendere il suo partito come “vicino al territorio”, apparendo di lotta e di governo, differenziandosi dagli alleati che guardano con sospetto alla protesta. Dall’altra può indossare di nuovo il costume del leader contro l’Europa sporca e cattiva mettendo in difficoltà Giorgia Meloni imbrigliata nel suo ruolo istituzionale. In mezzo, come sempre, ci sarebbe anche il bene dei cittadini e il valore della credibilità di una nazione ma questo al leader della Lega è sempre interessato pochissimo.

L’articolo Salvini molla la ruspa e sale sul trattore sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

La leghista pentita di fronte alla legge

In un post del 2018, poco prima di essere eletta Assessora alle politiche sociali di Ivrea, la leghista 34enne Giorgia Povolo aveva scritto: “Zingari di merda, zecche e parassiti capaci di spolpare tutto, connazionali criminali che andrebbero usati come esche con i piranha, mi auguro che cercando di rubare qualcos’altro una tagliola possa mozzarvi le mani”.

Dopo le inevitabili polemiche e un timido accenno di scuse Povolo per la Giornata internazionale dei Rom, Sinti e Camminanti, ribadisce le sue idee: “Festeggiamo un popolo che proprio come dice la parola “nomade” dovrebbe muoversi continuamente, il vero risultato è che le zecche stanziano in campi abusivi dalla giovane età alla vecchiaia, vergogna”.

Com’è finita Denunciata da Asgi dopo due vergognose assoluzioni che giudicavano quel moto di razzismo “uno sfogo” la Cassazione ha riconosciuto il carattere discriminatorio e molesto delle espressioni utilizzate da Povolo. Lei immediatamente dice di essersi pentita e qualche giorno fa ha scritto una lettera a Asgi in cui dichiara di “condividere in pieno le motivazioni esposte dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza 17. 385 del 2023 e le argomentazioni che la Vostra Associazione ha esposto negli atti giudiziari, nel corso della vicenda giudiziaria”. “In particolare, – scrive la leghista pentita – convengo con Voi che l’accostamento di un’etnia (in particolare quella Rom) a comportamenti criminosi costituisce un atto non solo illegittimo, come accertato dalla Cassazione, ma pregiudizievole per la società nel suo complesso, rischiando di minare i principi di pacifica convivenza e reciproco rispetto tra gruppi sociali, le cui diversità possono costituire, nel rispetto dei principi Costituzionali, un importante arricchimento della nostra vita collettiva”. 

Povolo dice di avere voluto scrivere quella lettera “confidando che ciò possa essere utile a far sì che vicende come quella che mi ha visto protagonista non abbiano a ripetersi”. Avrebbe dovuto mettere i suoi compagni di partito in copia conoscenza. 

Buon lunedì. 

Nella foto: frame dalla trasmissione Cartabianca “La vita in un campo Rom”, 2 maggio 2023

L’articolo proviene da Left.it qui

Kenneth Smith ucciso con l’azoto in Alabama, un’umiliante tortura di Stato in stile nazista – Lettera43

Gli Usa hanno ammazzato un uomo come non è concesso fare sugli animali. Dopo che nel 2022 era sopravvissuto a un’iniezione letale. Così il mondo ha assistito a una vendetta su un prigioniero diventato cavia. Tanto che l’associazione degli ebrei contro la pena di morte ha protestato per quell’uso del gas che ricorda i campi di concentramento.

Kenneth Smith ucciso con l’azoto in Alabama, un’umiliante tortura di Stato in stile nazista

Kenneth Smith è morto di giovedì sera alle 20.45 del suo Paese, ammazzato come non è concesso fare sugli animali. Asfissiato dallo Stato su un lettino indossando una mortifera maschera d’azoto che gli ha prosciugato l’ossigeno. Il commissario del Dipartimento penitenziario dell’Alabama, John Hamm, si è presentato davanti ai giornalisti per raccontare la cronaca dell’evento, specificando che sono serviti “solo” 15 minuti di azoto per compiere la giustizia feroce che gli Stati Uniti insistono a proporre.

Ha trattenuto il respiro per guadagnare qualche secondo di vita

I testimoni dell’evento hanno raccontato alla stampa che Kenneth è rimasto cosciente «per diversi minuti» prima di cominciare a «tremare e contorcersi sulla barella». Il suo respiro si è fatto via via sempre già labile fino a scomparire. Annegato nell’azoto, ha potuto certificare l’avvenuta vendetta di Stato sotto gli occhi del mondo. Per il signor Hamm, cerimoniere della morte, quel maledetto di Smith ha provato a guadagnare qualche secondo di vita «trattenendo il respiro tutto il tempo che potuto». Poi il commissario ha detto: «Ci sono stati alcuni movimenti involontari e un po’ di respiro agonico, ma era tutto previsto ed è negli effetti collaterali che abbiamo visto e studiato sull’ipossia da azoto. Quindi, niente fuori dall’ordinario rispetto a ciò che ci aspettavamo». Niente fuori dall’ordinario, quindi. Se lo aspettavano che un uomo facesse di tutto per morire il più tardi possibile.

Kenneth Smith ucciso con l'azoto in Alabama, un'umiliante tortura di Stato in stile nazista
Kenneth Smith, il detenuto ucciso in Alabama con l’azoto.

Già una volta crocifisso a testa in giù nel vano tentativo di trovargli una vena utile

Forse Kenneth sperava di salvarsi davvero. Nel novembre del 2022 era rimasto per quattro ore legato a una barella mentre gli infermieri cercavano la vena per iniettargli la miscela letale. Non ci sono riusciti. Dopo avere provato con tutte le vene praticabili, il medico ha chiesto alle guardie carcerarie di girare la barella all’indietro in modo che i piedi del prigioniero puntassero verso il soffitto mentre la sua testa puntava a terra. Smith si trovava, curiosamente per un uomo così religioso, in una crocifissione inversa. Di quella prima morte evitata il detenuto raccontò di ricordare il dolore degli aghi e l’impazienza dei suoi carcerieri innervositi dal fallimento. Quando Smith protestò per le punture inefficaci fin sotto la clavicola, il vicedirettore, stringendogli la testa, gli disse: «Kenny, questo è per il tuo bene». Il prigioniero, ancora vivo ma crivellato di buchi e profondamente traumatizzato, fu stato riportato nella sua cella.

Il caso di Alan Miller, riportato in cella sanguinante e traumatizzato

Tra i sopravvissuti alla pena di morte c’è anche Alan Miller, sottoposto a un tentativo di esecuzione da parte dell’Alabama a settembre del 2022. È stato forato ripetutamente per 90 minuti mentre giaceva sulla barella. La squadra medica di Miller ha proceduto a fare quello che i suoi avvocati hanno descritto come un “tour” del corpo del prigioniero. Braccio sinistro, mano destra, mano sinistra, interno del braccio sinistro, piede destro, piede sinistro: ogni parte del corpo è stata forata più volte in una ricerca sempre più disperata e, in definitiva, inutile, di una vena accessibile, a volte con due medici che sondavano parti diverse con aghi contemporaneamente. Come Smith, anche Miller è stato fatto oscillare verticalmente, sospeso nella posizione del crocifisso, anche se con la testa alta, per circa 20 minuti. Quando lo calarono, il sangue fuoriusciva dalle ferite. Poco prima di mezzanotte gli è stato detto: «La tua esecuzione è stata rinviata». Trascorse i giorni successivi raggomitolato in posizione fetale nella sua cella.

Kenneth Smith ucciso con l'azoto in Alabama, un'umiliante tortura di Stato in stile nazista
Proteste fuori dalla Corte Suprema americana per l’abolizione della pena di morte (Getty).

Gli ebrei contro la pena di morte parlano di eredità nazista

Il giudice Sonia Sotomayor, che assieme ad altri due giudici si era opposta alla doppia morte di Kenneth Smith, ha dichiarato: «Non essendo riuscita a uccidere Smith al primo tentativo, l’Alabama lo ha scelto come “cavia” per testare un metodo di esecuzione mai tentato prima. Il mondo sta guardando». Il co-fondatore di “L’chaim!, Ebrei contro la pena di morte”, Mike Zoosman, ha detto: «Solo l’idea di usare il gas per le esecuzioni è un affronto alla nostra comunità. L’eredità nazista della sperimentazione per trovare il modo più rapido per liberarci dai prigionieri indesiderati è un sotterfugio, per chiunque sia consapevole di quella storia che non dovrebbe ripetersi in Alabama, o altrove», ha aggiunto.

Le Nazioni Unite spingono per una moratoria sulle esecuzioni capitali

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, aveva espresso preoccupazione sul fatto che «l’ipossia di azoto possa provocare una morte dolorosa e umiliante» e aveva affermato che l’esecuzione con questo metodo «potrebbe equivalere a tortura» o essere «degradante ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani». La pena di morte, ha detto, «è incompatibile con il diritto fondamentale alla vita. Non vi è alcuna prova che ciò scoraggi la criminalità. Piuttosto che inventare nuovi modi per attuare la pena capitale, esortiamo tutti gli Stati a mettere in atto una moratoria sul suo utilizzo, come passo verso l’abolizione universale». Kenneth Smith è morto alle 20.45 asfissiato dallo Stato dopo essere sopravvissuto a un’esecuzione di Stato. Ed è una roba così enorme che mancano le parole per scriverla.

L’articolo proviene da Lettera43 qui https://www.lettera43.it/kenneth-smith-azoto-alabama-pena-morte-gas-nazisti/

Meloni ispirata da Berlusconi. Ormai l’allieva ha superato il maestro

“L’Italia è il Paese che amo”. Con queste parole Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo dando vita a Forza Italia. Da allora sono trascorsi 30 anni e tante sono state le battaglie affrontate insieme, alcune vinte, alcune perse ma sempre con la stessa tenacia e la stessa passione. In occasione di questo anniversario, voglio rivolgere i miei auguri a tutti gli amici di Forza Italia. E un pensiero a Silvio, il cui impegno e ricordo continua a ispirare il nostro percorso”. Nel trentennale della fondazione di Forza Italia di prima mattina è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a dare il via allo squillo di trombe, promettendo agli italiani di non fare sentire la mancanza di Berlusconi nelle linee guida del suo governo. Ci permettiamo di credere che l’allieva stia superando il maestro.

La premier celebra a modo suo Forza Italia. Giorgia Meloni si conferma degna erede di Silvio Berlusconi

Una delle fissazioni più inscalfibili di Silvio era senza dubbio l’evasione fiscale. Ovviamente non poteva dirlo a piena bocca ma l’apologia all’evasione è una storia lunga fin dal suo ingresso in politica nel 1994. Fu proprio Berlusconi a parlare di evasione “moralmente accettabile” – era il 2010 – poiché la “pressione fiscale è insopportabile”. Tredici anni dopo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha paragonato, l’anno scorso a Catania, le tasse al “pizzo di Stato”. Più delle parole però contano i fatti e anche su quelli Meloni ha dimostrato di essere in perfetta sintonia con Silvio.

Prima di tutto c’è l’innalzamento del contante a 5mila euro. Giorgia Meloni in quell’occasione ha parlato di “libertà personale” e si è schiantata contro Bankitalia che ha detto ciò che sanno tutti, ovvero che l’utilizzo del contante favorisce l’evasione fiscale. Poi ovviamente ci sono stati i condoni più o meno mascherati: rottamazione delle cartelle esattoriali, multe, interventi sulle criptovalute, sanzioni ridotte per gli atti di accertamento.

Poi c’è stata la flat tap e quella curiosa osservazione dell’ufficio parlamentare di bilancio che nota come in moltissimi stiano appena sotto la soglia. Infine qualche giorno fa è diventato realtà il concordato fiscale, pietra tombale sull’evasione. Così non solo l’evasione viene di fatto legalizzata, o meglio concordata, ma addirittura sparisce dalle statistiche. Se il 70% del reddito degli autonomi oggi è evaso domani non entrerà più nelle statistiche e dalle parti del governo potranno addirittura rivendersi come i maghi della lotta all’evasione prendendo i voti degli evasori. Un capolavoro di cui Silvio sarebbe fiero.

Sono ancora visibili i disastri dei governi Berlusconi sulla giustizia

Sono ancora visibili i disastri dei governi Berlusconi sulla giustizia. Il garantismo è solo uno scudo per garantire impunità ai sodali di partito. I colletti bianchi possono dormire molto più tranquilli con l’abolizione dell’abuso d’ufficio, spesso porta di ingresso per reati più gravi e associazioni più criminali. Nemmeno Silvio avrebbe potuto puntare così in alto. Stessa storia con le intercettazioni, vera spina nel fianco per i governi Berlusconi e oggi finalmente delegittimate con lo stesso schema di sempre: “costano troppo” e “disturbano la privacy”, dicevano i berluscones, ripetono oggi i melones. La differenza sostanziale è che l’argine al sabotaggio della giustizia oggi è molto più morbido.

Basti pensare che in giro non si legge nemmeno mezzo editoriale indignato per la Corte costituzionale a cui manca un membro per il plenum, come se fosse semplicemente un elemento ornamentale. Meloni ha però superato il mastro nel bastonare i più deboli. Dei ragazzini che occupano la strada sono diventati la vera emergenza sociale (e penale) del Paese. Un ribaltamento della realtà attraverso una fumosa narrazione che Berlusconi avrebbe mandato in onda in prima serata, senza dubbio. Le “toghe rosse” di Silvio sono tornate terribilmente di moda: nel corso del suo governo Meloni, i suoi ministri e i membri della maggioranza tuonano ciclicamente contro qualche magistrato trattato come “avversario politico”. Il caso della giudice Iolanda Apostolico è stato fondamentale per colpirne uno per educarne cento.

Dall’evasione di necessità al pizzo di Stato con Meloni i furbetti del Fisco stanno sereni

Il disprezzo per le istituzioni di Silvio è ancora qui. Berlusconi sognava un potere esecutivo senza i lacci e i laccioli del Parlamento e delle istituzioni. Giorgia Meloni ha – per ora – un Parlamento che si è ridotto a ratificare le sue decisioni. Come Silvio anche Giorgia strapazza i suoi alleati forte dei suoi voti indispensabili a tutti. L’alleanza è semplicemente una corte con un capo (oggi una capa) e una schiera intorno di utili idioti a cui non resta che lamentarsi di sponda. Il governo Meloni se l’è presa con l’ufficio parlamentare di bilancio, con l’Inps, con l’stat e così via. Ogni ente che concorre alla democrazia è vissuto come un inciampo sul proprio cammino. Anche la Costituzione è un orpello da sventolare nelle cerimonie che sono già pronti a piegare per avere più poteri nell’esercitare il potere. Silvio fingeva di governare limitandosi a comandare e Giorgia è la sua allieva perfetta.

Infine c’è la passione per l’occupazione dell’informazione. Non solo la Rai è diventata il cimitero degli elefanti per coloro che non potrebbero ambire nemmeno a una televendita in Mediaset ma anche la cultura e lo spettacolo sono semplicemente strumenti di propaganda. Con Berlusconi dovevamo sorbirci le poesia di Sandro Bondi ora abbiamo un’antologia di “artisti” che imperversano in tutti i campi. Vedendo la scena, c’è da scommetterci, Silvio si sbellicherebbe dalle risate.

L’articolo Meloni ispirata da Berlusconi. Ormai l’allieva ha superato il maestro sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Altro che amichettismo. Meglio il cameratismo. Fa carriera l’ambasciatore fascio-rock, Vattani

Altro che amichettismo, quello del governo Meloni è cameratismo in senso largo: basta avere o avere avuto una nostalgia pubblica per i tempi andati e d’incanto scatta la promozione. L’ultimo in ordine di tempo è Mario Vattani, fresco di nomina come ambasciatore di grado per l’Italia. Solo che Vattani è lo stesso che nel 2011 fu sospeso dal ministero degli Esteri quando era console italiano a Osaka per i suoi numerosi video in rete in cui inneggiava al fascismo e alla Repubblica di Salò, partecipando a un raduno di Casapound a Roma.

Mario Vattani nel 2011 fu sospeso dal ministero degli Esteri per i suoi numerosi video in rete in cui inneggiava al fascismo e alla Repubblica di Salò

Ai tempi il diplomatico si giustificò spiegando che essere membro di una band ‘fascio-rock’, chiamata SottoFasciaSemplice. Come spesso accade dalle nostre parti gli è bastato tenere un profilo basso per qualche tempo aspettando che passasse la bufera per essere riabilitato prima dal governo Draghi che lo ha nominato ambasciatore in Giappone e poi dal governo Meloni, a febbraio dell’anno scorso, commissario italiano di Expo 2025 a Osaka.

Ora è arrivato il coronamento di una carriera. Vattani è tra i 25 diplomatici in Italia che hanno raggiunto il più alto grado in carriera. Per ora risulta “fuori ruolo”, ovvero senza sede, ma c’è da scommetterci che Giorgia Meloni e i suoi troveranno presto il luogo in cui spedirlo. A rappresentare l’Italia a poche ore dalla celebrazione della Giornata delle memoria ora abbiamo Katanga (lo chiamano così Vattani negli ambienti di estrema destra) che nel 1989 è stato indagato per aver aggredito due ragazzi di sinistra insieme ad altri militanti del Fronte della gioventù. Ne uscì assolto in sede penale, mentre risarcì i danni nel procedimento civile. Non è sbagliato: l’Italia oggi è questa roba qua.

L’articolo Altro che amichettismo. Meglio il cameratismo. Fa carriera l’ambasciatore fascio-rock, Vattani sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui