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Il Corano delle destre con le donne tutte gravide

La senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni ha trovato la soluzione per la crisi di natalità in Italia che dal 2014 è calata nel 72% dei Comuni italiani: “far diventare la maternità cool, con le ragazze di 18 anni che vogliono sposarsi e fare una famiglia”. La senatrice, ospite di Coffee Break su La7, ha detto: “la mia mamma mi diceva ‘ricordati che qualsiasi aspirazione tu abbia – io volevo fare politica – puoi fare quello che vuoi, ma non dimenticare che la prima deve esser quella di diventare mamma’. Questa è una cosa che noi donne dobbiamo ricordare alle nostre figlie”.

“Sennò, il rischio che si genera è che in nome di questa realizzazione professionale” ha spiegato la parlamentare, salti “la missione, sì dico missione perché è una cosa bella, di metter al mondo dei bambini”. “Gli uomini e le donne fanno grandi cose insieme”, ha continuato Mennuni, dicendo di non essere mai stata una da “femminismo separatista”, qualsiasi cosa significhi. E quindi la soluzione: “dobbiamo aiutare le istituzioni, il Vaticano, le associazioni nel far diventare la maternità di nuovo cool. Far sì che le ragazze di 18 anni, 20 vogliano decidere di sposarsi e vogliano metter al mondo una famiglia”.

Dunque, il governo femminile più patriarcale della storia non invita le donne a realizzarsi, studiare, stare nel mondo: le vuole gravide. E questi non sono nemmeno sfiorati dal fatto che per fare figli servano il lavoro, uno stipendio e servizi decenti. Umberto Eco diceva che tra i segnali d’allarme di fascismo rientra anche il controllo e la repressione della sessualità. Le donne secondo Meloni sono questa roba qua. L’importante è che non portino il velo, ma sotto sono identiche.

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Il poco senso dell’attendibilità di Giorgia Meloni

Con la consueta e analitica pazienza nella redazione di Pagella Politica si sono messi a verificare la veridicità di un anno di dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in attesa della conferenza stampa di fine anno che si svolgerà all’inizio dell’anno nuovo per problemi di salute (il 4 gennaio ndr). 

Le 182 dichiarazioni analizzate da Pagella Politica permettono di cogliere una tendenza che a conti fatti non pare proprio volgere nel lato della verità. Complessivamente, le dichiarazioni «attendibili» sono state 59 (il 32,4 per cento sul totale), quelle “imprecise” 53 (29,1 per cento), mentre quelle «poco o per nulla attendibili» 70 (38,5 per cento). In altre parole, quasi il 70 per cento delle dichiarazioni di Meloni, tra quelle che abbiamo sottoposto al nostro fact-checking, è risultato impreciso o poco o per nulla attendibile.

Non è difficile immaginare che Meloni abbia commesso meno errori sul tema del lavoro, con circa il 54 per cento delle dichiarazioni verificate attendibili mentre si sia lasciata prendere dalla propaganda mendace quando ha parlato di immigrazione con oltre il 70 per cento di dichiarazioni verificate poco o per nulla attendibile. 

Come spiega Pagella Politica nel 2023 la presidente del Consiglio ha fatto dichiarazioni più attendibili nei discorsi ufficiali, come le comunicazioni in Parlamento in vista delle riunioni del Consiglio europeo, l’organo che raccoglie i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri dell’Unione europea. Meloni è stata invece più imprecisa negli “Appunti di Giorgia”, la video rubrica sui social network in cui racconta le misure adottate dal suo governo. Perché sia allergica ai giornalisti è facile immaginarlo.

Buon venerdì. 

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Coldiretti è la Bibbia per il governo, ma non se parla di clima

Con la rielezione di Ettore Prandini alla presidenza della Coldiretti, sancita all’unanimità nell’assemblea del 20 dicembre, si è rinnovato l’asse tra l’organizzazione e il Governo e, in particolare, con Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste. Una vicinanza programmatica che ha consentito al sindacato di Palazzo Rospigliosi di piazzare diversi colpi a favore nelle decisioni dell’esecutivo di Giorgia Meloni in questo 2023, a partire dalla legge sul cosiddetto cibo “sintetico” dello scorso novembre, contestato da più parti. Del legame Coldiretti-governo si potrebbe chiedere anche a Benedetto Della Vedova, ex segretario di +Europa che fu aggredito dal presidente di Coldiretti di fronte a Montecitorio e dovette assistere qualche giorno dopo al buffet organizzato alla Camera con i prodotti dell’associazione di agricoltori.

L’analisi della Coldiretti

Ieri invece il governo ha deciso di chiudere le orecchie. L’analisi della Coldiretti sulla base delle previsioni della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che registra le temperature mondiali dal 1850 ha certificato al 99% la probabilità che il 2023 si classifichi come l’anno più caldo mai registrato nel Pianeta dopo che la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani è risultata addirittura superiore di 1,15 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, nei primi undici mesi dell’anno. Una tendenza al surriscaldamento confermata anche in Italia, dove nello stesso periodo la temperatura è stata di 1,05 gradi superiore la media storica secondo Isac Cnr ma con anomalie che – sottolinea la Coldiretti – hanno raggiunto i 10 gradi a fine dicembre in certe aree del Paese. Il caldo anomalo di inizio inverno sconvolge la natura e rischia addirittura di far ripartire le fioriture con il pericolo di esporre le coltivazioni a danni rilevantissimi. A preoccupare è anche il rischio siccità, soprattutto sull’Italia centro-meridionale, dove stanno emergendo i primi sintomi di stress idrico che, accompagnati alla scarsità di neve in diversi settori dell’arco alpino e su gran parte della dorsale appenninica, fanno scattare un campanello d’allarme. Senza dimenticare che se non arriva il freddo le popolazioni di insetti che causano danni alle colture potrebbero sopravvivere e svernare per attaccare i raccolti nella prossima primavera.

Che scoperta!

Siamo di fronte – dice Coldiretti – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti come dimostrano le alluvioni in Romagna e in Toscana”. L’agricoltura italiana è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli” ha affermato Prandini nel sottolineare che “i cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

Ma ieri Lollobrigida, il ministro Matteo Salvini e gli altri membri del governo non hanno trovato il tempo di ossequiare Coldiretti sul cambiamento climatico. I partiti della maggioranza sono pronti a immolarsi per la sovranità alimentare, utile a sfamare la propaganda, ma poi non trovano il tempo di aprire una discussione sul cambiamento climatico. Un campo dove i negazionisti trovano ampio ascolto a destra. E in vista delle prossime scadenze elettorali, guai a contraddirli.

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Beni confiscati alle mafie, il governo si dimentica dei fondi

In Italia esiste un serio problema di gestione dei beni confiscati alla criminalità e se non fossimo allucinati dalle missioni effimere stile Caivano forse sarebbe il caso di parlarne. Ad agosto di quest’anno è stato dato alle fiamme un terreno confiscato all’ex capo di Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandonkan. In provincia di Caserta ci sono stati altri due incendi in terreni confiscati, come anche in Calabria, mentre non si contano le intimidazione e i danneggiamenti.

Eppure sui beni confiscati pesa la decisione vigliacca del governo di cancellare fondi del Pnrr per i beni sottratti alle mafie in Italia. Un problema di cuii non si parla, al punto che Libera, Cgil, Avviso Pubblico, Legambiente, Arci e Acli hanno scritto una lettera al ministro competente per il Pnrr, Raffaele Fitto.

Beni confiscati alle mafie, tutto tace

Il motivo è avere chiarimenti sulla cancellazione del bando e sul reperimento di risorse alternative a copertura di quanto presentato nell’ambito dell’Avviso: “Dopo la decisione del Governo dello scorso luglio di cancellare con un tratto di penna i 300 milioni di euro previsti dal Pnrr per la rifunzionalizzazione e la valorizzazione dei beni confiscati, e dopo l’approvazione della quinta rata del Pnrr da parte dell’Unione europea, chiediamo al ministro di poter avere chiarimenti sull’avanzamento del bando e sul reperimento di risorse alternative a copertura di quanto presentato nell’ambito dell’Avviso. Chiediamo che vengano presentate le misure attraverso le quali saranno tutelate le Amministrazioni comunali che stanno portando avanti le proposte progettuali attraverso gare d’appalto e aggiudicazioni, e con le quali si darà sostegno a tutti i progetti risultati vincitori del bando. In un clima di forte crisi economica e sociale del nostro Paese, il rischio che alcuni Comuni possano incorrere in procedure di dissesto o di incertezza finanziaria non è accettabile”.

Un regalo ai clan

“Le norme sull’attacco ai patrimoni mafiosi e sul riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie hanno compiuto, in questo 2023, rispettivamente 41 e 27 anni. La cancellazione del finanziamento di circa 300 milioni di euro previsti dal Pnrr per la rifunzionalizzazione e la valorizzazione dei beni confiscati, fondi definanziati dal Ministro Fitto e che sarebbero poi dovuti arrivare da ulteriori provvedimenti di cui ancora non c’è traccia, rischia di essere un freno all’avanzamento della lotta alle mafie e alla corruzione – ricordano le associazioni che hanno sollevato il caso.

Parliamo di 300 milioni di euro per la realizzazione di 200 progetti nelle otto Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia). Nel dicembre 2022 vi è stata l’approvazione con decreto di una graduatoria e relativi finanziamenti. L’iter è proseguito con ulteriori adempimenti tecnici dell’Agenzia, fino all’approvazione del Decreto del 19 dicembre 2022, che ha approvato le graduatorie e i finanziamenti, poi integralmente sostituito da un successivo decreto del 21 marzo 2023. ll 27 luglio 2023 il ministro Fitto ha presentato la proposta di revisione del Pnrr, per un totale di 15,89 miliardi di euro. Una serie di misure sono state definanziate completamente, tra cui quella relativa alla ‘Valorizzazione dei beni confiscati alle mafie’. L’annuncio del governo di intervenire non è stato seguito da nessun documento ufficiale. Anzi, l’Agenzia per la Coesione prosegue l’iter amministrativo con una serie di atti formali. La lotta alle mafie rimane relegata al prossimo intervento ad “alto impatto” ma bassa resa.

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Sulla legge bavaglio a fare spavento è la mollezza che si respira intorno

Come ha fatto notare in un suo intervento sul quotidiano Domani il professore ordinario di Diritto processuale penale all’università La Sapienza di Roma Glauco Giostra l’emendamento bavaglio del deputato di Azione Enrico Costa è anche inutile. La norma votata di gran carriera dai partiti di destra e dai calendiani di Azione e dai renziani di Italia viva secondo Giostra “oltre che inutile” sarebbe anche “controproducente”: “Non si comprende per quale ragione, infatti, dovrebbe risultare meno pregiudizievole – scrive Giostra – per l’immagine dell’indagato una sintesi giornalistica dei motivi che ne hanno determinato la custodia cautelare rispetto alla motivazione del giudice. Tanto più che il provvedimento legislativo – prosegue il giurista – emanato in attuazione della stessa direttiva europea vieta all’autorità giudiziaria e non all’operatore dell’informazione «di indicare pubblicamente come colpevole» l’indagato «fino a quando la colpevolezza non sia stata accertata con sentenza irrevocabile»”. Per Giostra “infine, inquieta la tendenza a coprire con le paludate vesti del garantismo insistenti proposte di segreto; di quel segreto che per Beccaria è il più potente scudo della tirannia”. 

Oggi il sindacato dei giornalisti organizza una protesta simbolica che coinvolgerà i presidenti e i segretari delle Associazioni regionali, i cronisti e giornalisti tutti. A seguire, il 3 gennaio prossimo sarà convocata la Conferenza dei Comitati di redazione per stabilire la scansione temporale delle azioni che dovranno portare allo sciopero generale, “uno sciopero contro la censura di Stato e per rivendicare l’identità e la dignità della nostra professione”, scrive Fnsi. A fare spavento è la mollezza che si respira intorno. 

Buon giovedì. 

Nella foto: immagine dal sito dell’Ordine nazionale dei giornalisti

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Massacri da Gaza a Kiev e l’Italia fa l’ambigua

L’emittente araba Al Jazeera riporta che almeno sei persone sono morte in un attacco di droni israeliani sul campo profughi di Nur Shams a est della città di Tulkarem, in Cisgiordania. Ci sono anche diversi feriti. Il relatore speciale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) sui diritti umani degli sfollati interni ha affermato che Israele sta “lavorando per espellere” la popolazione civile dalla Striscia di Gaza.

“Israele sta cercando di alterare in modo permanente la composizione della popolazione di Gaza con ordini di evacuazione in continua espansione e attacchi diffusi e sistematici contro i civili e le infrastrutture civili” nel sud di Gaza, ha detto Paula Gaviria Betancur in un comunicato diffuso dall’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Unhchr). Secondo la Betancur, Israele ha rinnegato le sue promesse di sicurezza nel sud di Gaza attraverso i suoi ordini di evacuazione che invitano i palestinesi a evacuare dalla parte settentrionale a quella meridionale dell’enclave.

Perfino il ministro degli Esteri nonché capo di Forza Italia Antonio Tajani ieri ha dovuto ammettere che a Gaza “ci sono troppi civili palestinesi morti”: “la bussola dev’essere una reazione proporzionata, colpire Hamas, mandare i militari di Hamas fuori da Gaza e arrivare ad una pace, magari con l’interregno di una presenza delle Nazioni Unite sul territorio”. A proposito di Tajani: sulla questione ucraina il ministro dice che “tutti quanti vogliamo che si arrivi alla pace”, “una pace giusta”. La domanda appare scontata: i commentatori e alcuni giornali si sono accorti di qual è la posizione dell’Italia nei conflitti? A vederlo da fuori sembra proprio di no.

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La chiamano guerra ma è anche una cancellazione culturale

Lo scrittore Shady Amadi li mette in fila, uno dopo l’altro. Sono gli artisti palestinesi (scrittori, poeti, pittori) che hanno perso la vita sotto le bombe a Gaza e sono la sindone del tentativo di cancellare una cultura chiamandola terrorismo.

C’è Refaat al Areer, poeta, professore all’Università Islamica di Gaza, che poche settimane prima di morire il 6 dicembre scorso aveva scritto “se io dovessi morire, tu devi vivere, per raccontare la mia storia”. Il 7 ottobre muore il poeta Omar Faris Abu Shaweesh a causa del bombardamento del campo profughi di Nuseirat a Gaza. Passano due giorni e il 13 ottobre nella sua casa a Gaza viene uccisa la pittrice Heba Zaqout insieme ai suoi due figli. Come racconta nel suo articolo Amadi “nel 2020, Zaqout aveva finito una serie di dipinti di donne con in mano una colomba, una chiave e un liuto a simboleggiare rispettivamente: la pace, il ritorno e la cultura”. Il 16 ottobre viene ucciso lo scrittore Abdullah Al-Aqad, il giorno successivo muore storico Jihad Al-Masri per una bomba. 

Il 20 ottobre a 32 anni viene ammazzata durante un raid israeliano la scrittrice e poetessa Heba Kamal Saleh Abu Nada nel 2017 aveva pubblicato il romanzo L’ossigeno non è per i morti. Su X l’8 ottobre aveva scritto “La notte di Gaza è buia se non per i bagliori dei missili; tranquilla se non per il rumore delle bombe; terrificante se non per la tranquillità delle preghiere; nera se non per la luce dei martiri. Buona notte, Gaza”. Il 23 ottobre muore lo scrittore Abdul Karim Hashash. Il 20 ottobre la pittrice Halima Al-Kahlout. Poi la regista  Inas al-Saq, il poeta Shahadah Al-Buhbahan, lo scrittore e giornalista Mustafa Al-Sawwaf, il poeta Nour al-Din Hajjaj, il musicista Yousef Dawas, il poeta Saleem Al-Naffar. 

Rientra nella definizione di genocidio l’annullamento dei valori e dei riferimenti culturali. 

Buon mercoledì. 

Nella foto: un’opera di Heba Zaqout

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Il femminicidio di Vanessa Ballan strumentalizzato dai maschi per fini politici – Lettera43

Invece di chiedersi perché la donna non è stata salvata nonostante avesse presentato denuncia, il ministro Nordio vuole l’ecografia del feto che aveva in grembo. Per poter parlare giuridicamente di assassinio di due persone, mettendo in discussione il diritto all’aborto. E se si scoprisse che il futuro bambino era dell’amante killer e non del marito, via con un’altra colpevolizzazione della vittima.

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Sul caso Consip abbiamo scherzato, inevitabile la scure della prescrizione. Il pm Palazzi: impossibile arrivare alla sentenza definitiva ma chiede le condanne di Romeo, Lotti, Bocchino & C.

Assolvere il papà di Matteo Renzi, Tiziano, e condannare ad un anno di reclusione l’ex ministro Luca Lotti ed alla stessa pena anche l’ex parlamentare Italo Bocchino. “Affermare la penale responsabilità e comminare la pena a 2 anni e sei mesi per Alfredo Romeo”. Queste le principali richieste di condanna della Procura di Roma ieri nell’ambito del processo sul cosiddetto caso Consip, davanti ai giudici della VIII sezione del tribunale di Roma.

La pena più dura, a 5 anni, è stata sollecitata per il manager Carlo Russo, accusato di millantato credito e traffico di influenze. L’ex presidente di Publiaqua, Filippo Vannoni, rischia la condanna ad un anno. Per l’ex generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia prospettata la concessione delle attenuanti generiche e la condanna ad un anno; per l’ufficiale dell’Arma, Gianpaolo Scafarto, un anno e 10 mesi. Chiesta quindi l’assoluzione anche per Stefano Massimo Pandimiglio.

I reati

L’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione sono le pene accessorie sollecitate nei confronti degli otto imputati per cui la Procura capitolina ha chiesto l’affermazione della penale responsabilità. Tra coloro per cui è stata sollecitata la pena anche il colonnello dei carabinieri Alessandro Sessa: rischia 3 mesi di reclusione.

Il pm Mario Palazzi ha parlato per oltre cinque ore, ricostruendo l’intera vicenda processuale. I reati contestati nell’inchiesta, a vario titolo e a seconda delle posizioni, vanno dal traffico di influenze illecite, rivelazione del segreto, falso, favoreggiamento, millantato credito e tentata estorsione. Nei confronti di Tiziano Renzi erano già caduti in udienza preliminare tre episodi d’accusa. Ieri il pm Palazzi nel prospettare ai giudici l’assoluzione per il padre del leader di Italia Viva, ha ricordato come “manchi la prova dell’accordo in suo favore”.

La scure del tempo

A piazzale Clodio si ricorda che la stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione e che si è andati a processo solo dopo una decisione del gip Gaspare Sturzo che dispose nuovi accertamenti e portò di fatto l’ufficio della pubblica accusa a chiedere il processo per il reato di traffico d’influenze. Per Luca Lotti, che risponde di favoreggiamento, è stata chiesto un anno di pena; ma anche l’assoluzione per un altro episodio, quello relativo alla rivelazione del segreto d’ufficio. Due anni e sei mesi sono stati chiesti per l’imprenditore ed editore (de Il Riformista e L’Unità) campano Alfredo Romeo.

Il processo davanti ai giudici dell’VIII sezione del tribunale di Roma riprenderà all’inizio del nuovo anno. In abbreviato, rispetto agli accertamenti sviluppati per questa vicenda, era stato condannato ad un anno l’ex coordinatore del Pdl Denis Verdini, per il reato di turbativa d’asta. La sentenza è prevista per marzo-aprile. Il pm Palazzi ha ricordato che l’indagine è stata “complessa, funestata da una serie infinita di fughe di notizie sia interne che esterne” e ha avuto “una vastissima eco per i soggetti coinvolti e un’ampia utilizzazione a fini politici”, mentre il processo è passato per “un’attività istruttoria amplissima, che ha attraversato il periodo Covid con i conseguenti rallentamenti”.

Si tratta, ha sottolineato però, di un processo “destinato più alla storia che alla giustizia perché molti o quasi tutti questi reati saranno travolti dalla prescrizione. È irragionevole pensare che si arrivi a un giudizio definitivo senza la mannaia della prescrizione. Eppure sembra che la prescrizione sia ancora una volta una priorità per questo Paese”, ha detto.

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Ok alla risoluzione dell’Onu e spuntano nuovi video che incastrano Netanyahu. Passa il testo sugli aiuti, ma senza tregua con l’astensione di Stati Uniti e Russia

“Prove video dimostrano che Israele ha bombardato anche aree che dovevano essere sicure per i civili”: sono queste le conclusioni di un’indagine del New York Times in un video che rivela come il governo israeliano abbia bombardato aree in cui aveva spinto i civili di Gaza dichiarandole sicure.

A questo si aggiunge l’utilizzo da parte dell’esercito di Netanyahu di bombe MK-84 da 900 chili di peso (2.000 libbre), le più distruttive degli arsenali militari occidentali. Bombe che, secondo gli esperti militari Usa consultati dal NYT, non vengono quasi mai sganciate dalle forze statunitensi in aree densamente popolate, proprio per i rischi che rappresentano per la popolazione civile.

Il caso

Per analizzare le immagini, il NY T ha utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale per scansionare le immagini satellitari del sud di Gaza alla ricerca di crateri di bombe che misurassero oltre 12 metri di diametro o più. Solo l’esplosione di bombe da 900 chilogrammi possono creare crateri di quelle dimensioni nel terreno leggero e sabbioso di Gaza. Scrive il NYT: “Alla fine, l’indagine ha identificato 208 crateri nelle immagini satellitari e nei filmati dei droni. I risultati rivelano che quelle bombe hanno rappresentato una minaccia grave per i civili in cerca di sicurezza nel sud di Gaza”.

In risposta alle domande sull’uso della bomba nel sud di Gaza, un portavoce militare israeliano ha detto in una dichiarazione al Times che la priorità di Israele è distruggere Hamas e che “questioni di questo tipo saranno esaminate in una fase successiva”. Il portavoce ha anche affermato che l’Idf “prende precauzioni possibili per mitigare i danni ai civili”. Parole smentite dai fatti. Il network Usa Cnn cita analisi della società di intelligenza artificiale Synthetaic e sostiene che i crateri più grandi di 12 metri di diametro siano 500. Secondo i dati del Pentagono, da ottobre gli Usa hanno inviato a Israele oltre 5.000 bombe MK-84.

Richiesta ignorata

Dopo giorni di rinvii, il Consiglio di sicurezza dell’Onu è riuscito – con l’astensione degli Stati Uniti e della Russia – a far passare un testo sulla guerra a Gaza. Che però ignora la richiesta di una tregua immediata. La risoluzione chiede dunque misure “urgenti” per consentire “un accesso immediato, sicuro e senza ostacoli di aiuti umanitari” nella Striscia e per “creare le condizioni per una cessazione sostenibile delle ostilità” in un non meglio precisato futuro. La precedente formulazione della bozza – limata ed emendata per giorni per convincere gli Usa a non porre un nuovo veto – chiedeva invece “l’urgente sospensione delle ostilità”, anche se non un cessate il fuoco vero e proprio sgradito a Israele e Washington.

Intanto un rapporto pubblicato da 23 agenzie Onu e non governative scrive che più di mezzo milione di persone a Gaza – un quarto della popolazione – rischiano di morire di fame. Secondo il rapporto a Gaza l’intera popolazione di Gaza è in crisi alimentare, con 576.600 persone a livelli “catastrofici” di fame. Arif Husain, capo economista del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha dichiarato: “Non ho mai visto qualcosa delle dimensioni di quanto sta accadendo a Gaza. E a questa velocità”. Sempre nella giornata di ieri la Mezzaluna Rossa (pari alla nostra Croce Rossa) palestinese sui social ha raccontato che “le autorità di occupazione israeliane hanno rilasciato alcuni membri delle nostre équipe detenuti all’interno del centro ambulanze di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza. Alcuni hanno subito percosse e torture, mentre 8 rimangono ancora in custodia”.

Intanto Hamas ha rifiutato la proposta di Israele di una tregua di 2 settimane con scambio di ostaggi: “Nessun accordo senza un cessate il fuoco duraturo”.

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